lunedì

La vera ricerca dà fastidio



Brano scritto dal Dottor Stefano Montanari - Tratto da "Biolcalenda", nr. 8 di settembre 2009

Ad un lettore frettoloso potrebbe sembrare che quanto mi accingo a scrivere siano fatti miei e basta. Ahimé, non è così.
Per ragioni che non descriverà di nuovo, essendo state già oggetto di numerosi articoli e perfino di un libro, qualche anno fa noi - mia moglie, la dottoressa Antonietta Gatti, ed io, intendo - fummo privati dello strumento principe che ci permetteva di condurre ricerche intorno ad una scoperta scientifica molto importante di mia moglie, vale a dire certe interazioni delle polveri sottili ed ultrasottili con l'organismo. Essendo in corso un progetto europeo che Antonietta dirigeva, restare senza microscopio elettronico, ché quello era lo strumento, avrebbe significato il fallimento di anni di lavoro e l'annullamento di un utilissimo progresso scientifico.

Fu così che Beppe Grillo propose di dare pubblicità alla cosa e d'iniziare una raccolta popolare di fondi per acquistare un nuovo microscopio. 378.000 Euro erano la cifra necessaria, e 378.000 Euro furono raccolti nel giro di un anno giusto. lo partecipavo agli spettacoli di Grillo nel corso dei quali raccontavo qualcosa delle ricerche e, sempre pagandomi le spese, per oltre 200 volte in 12 mesi tenni conferenze pubbliche al termine delle quali mendicavo quattrini. Quattrini che arrivavano ad una onlus di Reggio Emilia resasi disponibile e la cui unica cura era quella d'incassare denaro.

E qui sta tutta la mia imperdonabile ingenuità: per evitare che qualcuno pensasse male, cosa che poi accadde lo stesso, io feci intestare l'apparecchio proprio alla onlus che ne diventò legalmente proprietaria. A questo punto, stando a quanto la presidentessa di quel l'associazione, tale Marina Bortolani, affermava, era necessario che il microscopio passasse burocraticamente attraverso un ente pubblico il quale, poi, lo avrebbe girato a noi.

Allora, dopo qualche mese di ricerca, io trovai il Centro di Geobiologia dell'Università di Urbino il cui direttore, prof. Rodolfo Coccioni, si prestò alla bisogna. Tutto bene fino a che, il 30 giugno scorso, mi arriva una raccomandata della onlus in cui questa mi comunica che, un paio di settimane prima, aveva "donato" il microscopio all'Università di Urbino. Questo dopo avermi tenuto all'oscuro di trattative lunghissime e, scrive la raccomandata, con il piacet di Grillo.

Qualcuno potrebbe chiedersi quale voce in capitolo abbia Beppe Grillo e che cosa mai c'entri in una bizzarria dei genere. Qualcuno potrebbe pure chiedersi per quale motivo al mondo Grillo avrebbe avuto piacere che il microscopio ci venisse tolto dopo che, con una chiarezza cristallina, lui stesso aveva affermato innumerevoli volte nei suoi spettacoli e aveva assicurato per almeno un paio d'anni sul suo blog che quei soldi erano raccolti esclusivamente perché noi - mia moglie ed io - potessimo avere quell'apparecchio. Addirittura il sito Internet della onlus Carlo Bortolani contiene un lungo post datato aprile 2007 in cui si conferma che solo noi siamo i destinatari dei microscopio e che solo mia moglie può decidere come e dove usarlo. In aggiunta, tutto questo è riportato pari pari nel documento originale di accordo tra la onlus e il Centro di Geobiologia di Urbino.

Se si vuole un esempio di stravagante ipocrisia, poi, si legga la condizione con cui il nostro microscopio finirà in un'università dove non esiste la minima esperienza riguardo la ricerca per la quale tutto quel denaro è stato raggranellato: noi potremo usare l'apparecchio "almeno una volta la settimana". Lasciando da parte il fatto che tra casa nostra ed Urbino ci sono più o meno 3 ore di viaggio, per prima cosa, la nostra ricerca richiede almeno 8 ore al giorno d'impiego dell'apparecchio per almeno 5 giorni la settimana e, non di rado, il suo uso notturno in una modalità automatica (che ci appartiene e che non daremo certo ad Urbino). Poi ci vogliono ambienti particolari e apparecchiature a contorno che laggiù non esistono. Poi occorrono tecnici che sappiano preparare i campioni da osservare e, ancora una volta, ad Urbino non c'è quel tipo di personale. E il denaro? Mantenere un aggeggio dei genere è quanto mai costoso e, notoriamente, nelle università non c'è una lira.

Perché, allora? La manovra è fin troppo ovvia: come si era già fatto quando ci si tolse la disponibilità dei primo microscopio, la nostra ricerca deve essere "imbavagliata". Imbavagliata è il termine che usava a suo tempo Grillo quando, forse, chi ne cura gli'interessi non si era reso conto di che cosa significasse davvero darci una mano.
Le evidenze che noi mostriamo in modo tanto impietoso quanto incontestabile danno fastidio, e tanto, a chi lucra sull'incenerimento dei rifiuti vendendosi la nostra salute, a chi vuole costellare la Penisola di demenziali impianti "a biomasse", a chi ficca le ceneri da immondizia nel cemento, a chi infila particelle inorganiche nei vaccini, a chi particelle analoghe aggiunge agli alimenti industriali, e così via.

Ora, poi, che i nostri risultati sono arrivati molto in alto e minacciano di arrivare ancora più su, il fastidio diventa pericolo. Insomma, a scanso di guai, meglio toglierci dai piedi e farlo in fretta. Ciò cui la onlus Bortolani non aveva pensato è che qualcuno avrebbe reagito. Ora un avvocato sta ricevendo centinaia di messaggi da persone che hanno donato quattrini per noi e che si vedono beffate, e quell'avvocato, forte dei mandati ricevuti dai donatori, procederà contro onlus ed Università di Urbino. Tantissimi messaggi indignati arrivano all'Università ed alla onlus la quale, magari un po' ingenuamente perché spesso di quei messaggi io ricevo copia, risponde a tutti che le proteste si limitano a 13 (!) lettere.

Ecco: questi non sono fatti miei e basta. Con quel microscopio noi abbiamo ottenuto risultati di eccellenza assoluta, abbiamo ricerche delicatissime in corso, mia moglie è a capo di un progetto europeo che vede coinvolti 10 centri di ricerca su 6 paesi diversi, siamo riusciti a far passare una legge che riconosce le patologie da "uranio impoverito e nanoparticelle" cosicché i ragazzi che tornano malati dalle missioni "di pace" non saranno più lasciati morire come cani, stiamo ostacolando lo scempio che si fa costruendo inceneritori ovunque, stiamo lavorando su di un sistema per disinquinare l'aria cittadina, e così via. Tanto business non proprio pulito è messo a rischio.
Più di qualcuno consiglia a mia moglie e a me di andarcene da questo squallido paese. Ma noi resteremo: andarcene significherebbe riconoscere che la mascalzonaggine è imbattibile. E noi siamo abituati a vincere.
Fonte: www.disinformazione.it

Noi siamo dalla parte del Dott. Montanari perché in un paese veramente civile la ricerca dovrebbe esser fatta tramite canali ufficiali che comunque noi paghiamo, anche se evidentemente sono controllati da chi ha interesse a fare in modo che certe cose non si scoprano e non si sappiano.
Siamo dalla parte di Montanari perché chi parla contro di lui lo fa con argomenti del tutto propagandistici, accusandolo ingiustamente di pensare soltanto al guadagno e di millantare meriti inesistenti. Se davvero fosse così egli non sarebbe interessato ad una vera ricerca, perché si guadagna di più ad essere asserviti che ad essere indipendenti (vedi guadagni di Grillo), e se davvero fosse privo di talento scientifico chissà perché lo temono tanto...

(saranno cestinati i post non pertinenti o che mirano a disinformare i lettori o ad intimidire gli autori di questo blog)

5 commenti:

Cesare ha detto...

Fa male leggere storie cosi'.

Sapere che dei ricercatori debbano mendicare da un comico i soldi per comprarsi un microscopio. Sembra una trama di Goldoni adattata ai tempi moderni.

Il fatto e' che l'industria delle nanotecnologie sta per irrompere nella nostra vita coi suoi prodotti che andranno ad insinuarsi nei piu' reconditi anfratti cellulari che ci circondano o di cui siam fatti.

Sembra di capire che gli addetti, cioe' coloro che producono i nano-prodotti, non abbiano una idea precisa degli impatti a lungo termine sulla salute e sull'ambiente. Logico, vista la mentalita' imperante, che facciano di tutto per tacitare chi eventualmente potrebbe essere d'intralcio all'esplosione del nuovo mercato. Dunque la prima pressione d'interesse viene dal mondo industriale.

Poi c'e' il discorsetto militare. Esemplificato dalla faccenda "uranio impoverito". Ci meravigliamo che anche dagli ambienti militari d'alto calibro venga una pressione per zittire chi scopre quel che non andrebbe rivelato?

Per carita', lasciamo in pace Grillo, che lui faccia il suo mestiere di comico.

E lo stato faccia il suo di mestiere, che e' quello di reperire i fondi per la ricerca e non i fondischiena d'accatto.

Fa parte del dovere dello stato avere dei laboratori indipendenti che siano in grado di analizzare e valutare i prodotti dannosi contenuti nel cibo e in genere nell'ambiente in cui viviamo.

Uno stato che abdica a questi sacrosanti doveri e' per forza di cose un povero stato, in balia del primo spruzzatore nano o gigante che sia.

Amichevolmente

Alberto ha detto...

Prima di questo post avevo letto con attenzione le ricerche della giornalista Valeria Rossi (pubblicate su byoblu)sul comportamento del Dott. Stefano Montanari non sempre del tutto cristallino, fino a far presupporre interessi venali privati nell'uso del microscopio in questione.

La verità non ce l'ha in tasca nessuno, come sempre, così che si oscilla tra dar credito all'uno o all'altro sulle varie versioni dei fatti, come per le stragi di stato nostrane e non (vedi 11 settembre), i costi al contribuente delle politiche tremontiane passate e presenti, e via dicendo sui tanti casi della vita che ci rigurdano più o meno direttamente.

In questo caso però occorre fare due conti della serva per tagliare il nodo gordiano dei soldi che girano attorno agli interessi dell'una (montanari e Gatti) e dell'altra parte (Marcegaglia & Company, passando attraverso l'intera classe politica dirigente del bel paese).

Non c'è storia, di qua si può discutere di qualche migliaio di euri a fronte di spese inevitabili per la ricerca "privata" (per cause di forza maggiore), di là troviamo ghiotte occasioni di businness con aiuti di stato miliardari, col coinvolgimento interessato dell'ammministrazione pubblica a tutti i livelli, ARPA compresa.

Agli italiani che non vogliono essere "coglioni" la sentenza, tutt'altro che ardua. (a prescindere da ogni altra considerazione umana e morale, che peraltro s'impone)

Mario Soldati ha detto...

Mi sembra evidente ed emblematico che Grillo e gli altri compagni dell'allegra compagnia sembrano diventare simili a quei politici che conosciamo, Eletti al parlamento europeo anche con il mio voto L.De magistris ed S.Alfano si sono smaterializzati dalla dalla circolazione, potrebbero fare un blog i due parlamentari e dirci che cavolo fanno al Parlamento Europeo, invece niente.... Abbiamo due ricercatori (all'inizio osannati da Grillo) che chiedono che fine farà quel microscopio che serviva per le loro ricerche.... ma i detrattori, al soldo di Grillo e dei suoi seguaci armati di manganello picchiano duramente chi ha osato criticare un certo operato, fra non molto diranno che il ricercatore con la moglie fanno scambio di coppie e usano il microscopio per ammaliare i loro compagni di avventura. Tutti moralisti dell'ultima ora in questo paese, non diversi dal maestro Berlusca e i suoi compagni di merenda di sinistra. Chi si mette contro il potere costituito (Grillo e Casaleggio in questo caso) viene linciato, altro che libertà di informazione di cui taluni si fanno portavoce, Infatti per esperienza nel Blog di Grillo non esiste nessun confronto tra gli iscitti del blog sui temi da lui affrontati???? Questa è pura menzogna. E lui si vanta pure di questo. Mio malgrado ho creduto che qualcosa si stava muovendo, ma ancora una volta devo dare ragione al pessimista Paolo Barnard.

Angela ha detto...

Ottimo, grazie Antonella, questo post è di un tempismo perfetto. Ho letto da poco un articolo su un giornale americano sugli effetti nocivi dell'uranio impoverito e i commenti che ne sono seguiti. Tra i commenti di uno che scriveva (riportando fonti "ufficiali" ovviamente sponsorizzate dal governo USA) che l'uranio impoverito non è per niente dannoso (!).
Questo tizio aveva commentato anche su un mio articolo per lo stesso giornale, e mi è subito balzato agli occhi perché anche io avevo citato l'uranio impoverito.
Seguirò da vicino le ricerche del dott. Montanari e della dott.ssa Gatti, è proprio necessario che qualcuno dimostri i danni di questa sostanza, così almeno si vedrà che è quello che sta succedendo anche in Sardegna intorno al poligono di Quirra.
Vedere come il governo USA cerca in modo subdolo (tramite i commenti di un lettore apparentemente in buona fede) di disinformare la gente, fa capire quanto questa ricerca sia pericolosa e perché si cerchi di bloccarla.
Grazie del post.
Angela

Gianluca Bracca ha detto...

@Angela.
Sulla carta hanno ragione loro: l'uranio impoverito non è dimostrato sia dannoso (o almeno io non sono a conoscenza di studi che lo attestino).
Sono gli effetti delle esplosioni provocate da quegli ordigni che invece creano danni. L'alta temperatura generata dalle detonazioni immette nell'atmosfera circostante un elevata quantità di nanoparticelle.
Sono loro la causa delle nanopatologie che portano i militari -e non solo- ad ammalarsi.
Il fatto ghe l'Italia abbia riconosciuto per legge le nanopatologie è un precedente di non poco conto a livello mondiale, non perdiamo di vista questo particolare. A chi dobbiamo questo passo in avanti nel mare di scempi che quotidianamente ci servono, l'avete letto nel post...
Saluti