lunedì

L’IMMAGINE IDEOLOGICA

Di Antonella Randazzo





Negli ultimi anni si è fatto un gran parlare circa il crollo delle ideologie, come se oggi non vi fosse più alcuna ideologia. Si tratta di una furba propaganda che fa credere alla possibilità di affrancarsi da qualsiasi ideologia, associando ad essa soltanto caratteristiche negative. In realtà ogni persona - consapevole o meno - possiede un'ideologia, come un insieme di idee, valori e opinioni. Una convinzione religiosa può costituire una forte ideologia, così come una concezione culturale, esistenziale o politica. Il credere di non avere alcuna ideologia espone pericolosamente all'ideologia propagandata dal potere dominante, in quanto il non essere consapevoli delle idee, dei valori o delle opinioni che ci plasmano fa sì che non si faccia nulla per resistere al condizionamento esterno.
Di fatto il gruppo dominante utilizza molti metodi per imporre la sua ideologia, e il metodo più efficace è proprio quello che la mostra come “realtà”.
Probabilmente non c’è periodo storico più ideologizzato di quello attuale. Infatti, oggi moltissime persone sono diventate incapaci di individuare lo scarto fra ideologia dominante e altre possibilità di arbitrio, identificando i contenuti della propaganda come l’unica realtà possibile o “legittima”.
Oggi qualche studioso parla di "persuasione" o "suggestione" ad intendere la nuova propaganda, basata su metodi assai sofisticati, con l'ausilio di immagini, simboli, slogan, frasi e concetti ad effetto, che fanno leva su pregiudizi, stereotipi e sulle emozioni più immediate degli individui.

Specialmente dopo la diffusione della televisione, ha preso molta forza l’ideologia propagandata tramite l’immagine.

Anche nei secoli passati erano le immagini religiose a generare condizionamento, avendo come obiettivo principale quello di indurre alla devozione religiosa, in modo tale da produrre asservimento al sistema. Ma col passar del tempo i processi di secolarizzazione hanno reso questi metodi sempre meno efficaci, rendendo necessario un cambiamento.

Oggi si utilizzano copiosamente le immagini per far accettare l’ideologia dominante, e ciò avviene in vari modi: attraverso le simbologie, le immagini politiche, la creazione di varie immagini mediatiche, ecc.
Ad esempio, attraverso le immagini si promuove un personaggio, si demonizza un “nemico”, oppure si mostra ciò che sarebbe auspicabile fare o essere. L’autorità viene mostrata come equilibrata e saggia, in uno sfondo che mette in evidenza ciò a cui essa si vuole associare: la bandiera e altri simboli del sistema. Il nemico, invece, appare come squilibrato, “strano”. Ad esempio, Bin Laden viene mostrato sempre con caratteristiche inquietanti, egli deve apparire come lo straniero da temere. Spiega il filosofo Uwe Bernhardt: “La 'messa in scena' del presidente è una 'messa in scena' idealizzata e tale idealizzazione eccede la pura funzione della rappresentazione: in essa risiede il valore 'estetico' del ritratto ufficiale… L’avversario in tempi di guerra è naturalmente ritratto in quanto avversario… egli viene presentato 'fuori luogo', senza contesto o in un contesto a lui stesso inusuale. Qualche volta, i tratti del suo viso sono messi in risalto, così da farlo apparire più strano, singolare”.(1)
Obama è stato mostrato da recente a torso nudo o in pose tenere verso la moglie e i figli, ad intendere che egli è in forma fisica e ama la sua famiglia, e ciò appare come assai positivo, in quanto si ritiene che chi ha cura di sé e della sua famiglia ha anche cura dei suoi simili.
Nel settore politico l’immagine è curata da appositi esperti, che devono far apparire il personaggio autorevole ma al contempo “familiare”. Più la sfera politica si allontana dal contesto reale, più ha bisogno di apparire familiare e vicina, per non destare sospetti e non far accorgere che essa non è a servizio dei cittadini. Questo spiega perché molti politici, pur vivendo in ambiti assai privilegiati e lontani dalle persone comuni, nel momento delle elezioni appaiono vicini agli elettori, quasi come fossero anche loro operai, impiegati o precari.
All’opposto del ritratto autorevole dei servi del sistema, troviamo l’immagine dei dissidenti, che non vengono definiti o mostrati come tali. Essi vengono mostrati come scalmanati, violenti, estremisti o diversi rispetto agli altri. Ad esempio, non si perde l’occasione per mostrare le risse durante le manifestazioni contro leggi inique o altri fatti inaccettabili. Il dissidente è trattato da nemico, e si fa in modo che egli appaia come estraneo al contesto “normale”, oppure come avente una qualche “tara” che lo spinge a protestare. Come se non vi fossero reali motivi di protesta.

I telegiornali utilizzano le immagini in modo assai sapiente, facendo intendere che occorre credere a ciò che si vede.

Quando parla di "guerre etniche", il giornalista dei Tg mostra immagini di guerriglia o fa sentire spari di mitragliatrici. Si guarda bene dal mostrare le sedi delle banche e delle corporation che hanno il controllo su quei paesi, e che sono possedute dalle persone che provocano le guerre per continuare a controllare il paese.
I mass media tendono a far accettare le guerre come fossero inevitabili, o a sostenere la propaganda che le giustifica.
Ad esempio, prima e all'inizio della guerra in Iraq furono pubblicate molte notizie che miravano a far emergere i crimini di Saddam Hussein, come l'addestramento di bambini soldato o l'esistenza di armi batteriologiche, poi risultata infondata. Prima dell'aggressione all'Iraq, i giornali di tutto il mondo dettero notizie su presunti legami fra Saddam e Al Qaeda e sull'esistenza di armi di sterminio di massa in Iraq. Ciò ha contribuito a giustificare il massacro iracheno, e dopo che si è scoperto essere tutto falso, non c'è stata alcuna ammenda da parte dei giornalisti che avevano retto il gioco alle autorità statunitensi.
In Italia giornali come “Il Corriere della sera”, “la Repubblica” e “Il Giornale”, facevano considerazioni sul possesso di armi proibite da parte di Saddam Hussein ed elencavano i crimini del regime iracheno, facendo intendere che c'erano motivi per intervenire militarmente, senza alcuna considerazione delle vittime innocenti che ci sarebbero state e senza mettere in evidenza l'interesse statunitense verso il petrolio iracheno. Venivano pubblicate immagini che ritraevano Saddam Hussein come un dittatore assai malvagio, e altre immagini che alludevano ai suoi presunti crimini.
Anche quotidiani come “L'Unità” e “La Stampa” pubblicarono articoli e immagini che tendevano a far credere in una necessità di intervento contro il governo iracheno.

Un altro esempio è quello della foto di un cormorano moribondo nel mare inquinato dal petrolio. Con questa foto Saddam Hussein fu accusato di aver inquinato il mare per tentare di fermare gli statunitensi. In realtà il petrolio era fuoriuscito da petroliere bombardate dai nordamericani e la foto del cormorano era stata scattata nel Mar del Nord anni prima, periodo in cui una petroliera era affondata. La foto era stata ripresa dall'archivio col preciso intento di creare una falsa notizia.

Altro esempio è quello del giornale spagnolo "El Paìs", che il 28 maggio 1999 riportò la foto di Milosevic con un braccio alzato, come facesse il saluto fascista. In realtà la foto era stata ritoccata: era stato tagliato l'altro braccio che avrebbe fatto capire che in realtà il presidente jugoslavo aveva entrambe le braccia in alto e stava salutando l'atterraggio di un aereo.

Le immagini ideologiche sono ampiamente usate nel cinema, nella pubblicità e nei simboli utilizzati nel settore finanziario ed economico.
Il cinema hollywoodiano, da sempre diffonde lo stereotipo positivo dell’eroe statunitense che combatte per la libertà, e porta giustizia e democrazia. In molte produzioni il nemico è disumano, primitivo e assai crudele, mentre i soldati statunitensi sono umani, coraggiosi e benevoli. Non si narrano le vicende che riguardano gli orrendi crimini commessi dalle truppe statunitensi in moltissime parti del mondo. Questi film andranno nelle sale dei cinema di moltissimi paesi del mondo, e anche se tutti sanno che si tratta di finzioni, potranno contribuire a formare pregiudizi e stereotipi errati.

Lo scopo principale delle produzioni degli Studios statunitensi, è quello di condizionare le emozioni e la mente, in modo tale da influire sui pensieri e sul comportamento.

Secondo molti studiosi, anche se lo spettatore è cosciente di vedere soltanto un film, le immagini filmiche possono produrre comunque un condizionamento. Osserva lo psicologo Pierluigi Diotaiuti: "Lo spettatore non è indifeso e abbandonato al flusso delle immagini, ma può intrecciare... la propria immaginazione con quanto gli viene presentato... il cinema, dunque, come il sogno diurno, si basa su una serie di compromessi, attraverso i quali si mira a conseguire un'armonia tra il regime dell'inconscio e quello dell'Io riflessivo e consapevole. Il piacere della visione deriverebbe, allora, non solo dalla semplice simulazione di un movimento di regressione, caratteristico del sogno, ma, allo stesso tempo, da uno specifico 'piacere fantasmatico', il quale sembra presupporre un ruolo più attivo del soggetto spettatore".(2)

Il cinema e la televisione stimolano la parte destra dell'emisfero cerebrale, che è la sede dell'immaginazione, dell'intuizione, dell'istinto, dell'inconscio, della creatività, dei simboli e delle immagini. La parte destra è strettamente collegata al complesso R., che produce l'immaginario visuale dei sogni o della realtà inconscia, ed è soggetto al condizionamento tramite immagini.

Le immagini mediatiche agiscono sulla parte inconscia del cervello, quella parte di cui si è poco consapevoli, e dunque gli effetti prodotti non vengono mentalizzati ma si subiscono passivamente.
La psicoanalisi ha messo in evidenza che le aree inconsce hanno effetti forti sulla realtà nella misura in cui non se ne ha consapevolezza. La terapia psicoanalitica mira a mettere in rapporto la coscienza con l'inconscio attraverso la decifrazione dei simboli onirici o presenti negli atti mancati, negli errori ecc. Dunque la terapia ha l'obiettivo di portare alla luce i significati inconsci che se rimangono tali sfuggono al controllo del soggetto e dunque possono produrre comportamenti o sintomi non desiderati. Più l'inconscio sfugge alla consapevolezza, più si è vulnerabili emotivamente.

Le tecniche di manipolazione mentale si possono valere anche di immagini come marchi, simboli, ecc. Un esempio di ciò è l’uso massiccio di simbolismi nella pubblicità, nell’economia, nella politica, ecc. Le persone comuni di solito non riflettono sulle stranezze o sulle associazioni che possono esser fatte riguardo ai marchi o ad altre immagini che ormai fanno parte della vita quotidiana, esse dunque percepiranno il messaggio in modo subconscio e ne potranno essere influenzati.
Anche oggi dunque, come in passato, l’èlite al potere fa uso massiccio dei simboli, considerando che, come diceva il filosofo Ernst Cassirer, “l’uomo è un animale simbolico”.

Oggi i pubblicitari tengono conto che almeno l'80% delle informazioni che giungono al cervello sarebbero dovute a percezioni visive. Le immagini possono stimolare efficacemente le emozioni, coinvolgendo emotivamente molto di più di quanto si potrebbe fare con le parole. Per questo motivo oggi le pubblicità puntano soprattutto alle immagini ad effetto accompagnate a brevi slogan, facili da ricordare.
E' divenuto comune l'uso del marchio e del logotipo, per stabilire un rapporto di fiducia col consumatore. L'uso del marchio risale al Medioevo, periodo in cui alcune autorità imponevano agli artigiani di apporre il loro marchio sui prodotti, in modo tale che in caso di reclami si potesse risalire al produttore. Nei secoli il marchio divenne garanzia di un prodotto, e anche chi non sapeva leggere poteva riconoscere la marca e valutare l'acquisto. Oggi i marchi sono importantissimi, e servono a far vedere chiaramente qual è la ditta produttrice. I marchi pubblicizzati vengono memorizzati e quando ci si trova al supermercato si è indotti ad acquistare un prodotto di marca piuttosto che uno non pubblicizzato, in quanto si è creato uno stato di fiducia basato semplicemente sulla familiarità creata dagli spot. In tal caso si tratta, evidentemente, di un acquisto non dovuto al senso critico e analitico del consumatore, ma ad un effetto pubblicitario.

Dunque, il gruppo dominante attuale segue quello che asseriva lo studioso Gustave Le Bon, ovvero che “una credenza religiosa o politica si fonda sulla fede, ma senza i riti e i simboli la fede non potrebbe durare”. Il potere non sa fare a meno dell’uso dei simboli.
Oggi i simboli non vengono utilizzati in modo così diretto e pomposo come facevano i nazifascisti, ma in modo assai più “soft” ma non meno efficace.
Senza accorgercene, li vediamo ovunque, in metropolitana, sugli autobus, in Tv, al bar, sulle riviste, sui prodotti di uso quotidiano, ecc.
Si trovano sui marchi, sugli oggetti, nelle pubblicità, negli stemmi, nelle etichette, e in molti altri luoghi che vediamo spesso.
I simboli più utilizzati sono le piramidi, i cerchi, simboli sessuali, il doppio cubo, le ali, l’occhio, il toro, l’aquila, il serpente, il leone, l’unicorno, il sole, le stelle e tutti i simboli di potere, di ricchezza materiale o di spiritualità.
Alcuni simboli rappresentano numeri o lettere.
Le due dita alzate simboleggerebbero il doppio 3 (le tre falangi delle due dita) ovvero il 33 che è il grado sommo della massoneria.

I “persuasori occulti” utilizzano spesso anche la parola “light”, le ali e le aureole, per far associare il prodotto a qualcosa di benefico, spirituale, che migliora e fa crescere interiormente. Ad esempio, la birra Amstel e la Coca Cola dietetica contengono la parola “light”. Come fa notare lo studioso Michael Tsarion, la parola “light” è scritta in modo elegante, e non è per dire che si tratta di una birra ipocalorica, perché questo potrebbero dirlo con la parola “magro” che è “thin” o la parola "dietetic". Preferiscono utilizzare una parola che ha una valenza simbolica molto forte, perché il concetto di luce è religioso, spirituale e mistico.
Quando vengono utilizzate parole apparentemente senza significato, in realtà si tratta di parole o anagrammi di termini presi da antiche lingue, di solito il greco, il latino e l’ebraico.
A volte le parole utilizzate come nome di un prodotto o di un marchio sono anagrammi volti ad indicare l’opposto rispetto al significato della parola originaria. Ad esempio, spiega Tsarion, la parola “Fila” è l’anagramma della parola “Alif” che in ebraico significa “vita”. Se viene resa al contrario, significherà l’opposto, ossia “morte”, anche se soltanto il nostro subconscio lo percepirà in tal modo.

In altri casi, vengono utilizzati temi, immagini o parole originariamente spirituali per vendere un prodotto e per agevolare un’associazione che sarà svilente rispetto all’autentica spiritualità. Si associa pace, serenità o crescita a prodotti come automobili, profumi, saponette, abiti, prodotti cosmetici, ecc.

Spiega Tsarion: “Sono sempre pronti a prometterti cose che non hai (usano) associazioni, pace della mente… associazioni con l’acqua, motivi molto nascosti. (Nelle pubblicità) stiamo guardando dei dipinti, (con simboli usati) nello stesso modo in cui li usavano gli artisti del Rinascimento, ma per contesti e significati molto diversi… questi designers usano i simboli per rendere le cose spirituali, perché è possibile rendere una cosa più spirituale, allora il tuo subconscio la interpreta come positiva e la vuole, è naturale che la voglia. Desideri quella luce, desideri quella evoluzione, vuoi arrivare a Dio, perché no? E loro lo sanno, e si mettono nel mezzo ora, anche senza essere cristiani… prendono proprio i motivi che abbiamo associato con la memoria della nostra specie, che hanno a che fare con l’elevazione dello spirito, cose che i nostri antenati usavano per venerare gli Dei, cose in cui sono stati codificati migliaia di anni del nostro venerare il sacro e del nostro rapporto con il mondo spirituale e li usano per vendere saponette, profumi e tutto il resto”.(3)

Anche le differenze sessuali sono molto sfruttate nei media, la donna è particolarmente erotizzata, e il corpo femminile viene utilizzato per pubblicizzare qualsiasi prodotto, dal cellulare all’automobile. Inoltre, spesso appare la figura dell’androgino o si crea confusione fra le immagini maschile e femminile, come se si volesse mascolinizzare il corpo femminile e viceversa. D’altronde, l’estetica del corpo femminile propagandata dai media è spesso mascolinizzata, presentando un’altezza elevata, i fianchi stretti e le spalle ampie. Oppure si rappresenta lo stereotipo estremizzato di femmina e di maschio, come appare, ad esempio, nelle figure di Betty Boop o dei personaggi del wrestling.

I media, le corporation e le istituzioni utilizzano spesso anche simboli di potere e ricchezza.
Gli stessi simboli utilizzati su stemmi, bandiere o per allestire sale di rappresentanza sono antichi simboli con significati di potere, ricchezza e dominio sui popoli. Ad esempio, l’aquila, che appare su moltissimi stemmi ufficiali (statunitensi, della Federazione Russa, e di molti altri paesi) richiama l’antico simbolo del segno zodiacale dello Scorpione, che presiede al potere e alla ricchezza.
I fasci, che apparivano nella simbologia fascista e appaiono oggi sulla moneta statunitense di 10 centesimi (dime) e come allestimento della sala del Senato, simboleggiano il dominio sui popoli. Il fascio rappresenta un antico simbolo, che la leggenda attribuisce alla creazione di Romolo, fondatore di Roma. Si trattava di un simbolo di potere utilizzato nella Roma antica.

Il fascio non fu utilizzato soltanto dai fascisti ma anche dai socialisti, che lo apposero al proprio simbolo, che appariva, ad esempio, nelle prime tessere del Partito Socialista Italiano. Appariva anche come simbolo delle prime Camere del Lavoro e addirittura negli stemmi dei vari gruppi marxisti o anarchici. In altre parole, anche queste formazioni politiche erano spesso create e finanziate dagli stessi gruppi di potere, che sceglievano i simboli da apporre su bandiere, stemmi, ecc.





Il fascio littorio simboleggiava il potere dell’autorità, e veniva rappresentato come un fascio di verghe di olmo o betulla strettamente legato da nastri e con in cima una scure. Le verghe erano simbolo del popolo, il nastro simboleggiava il potere, che doveva limitare e immobilizzare, dotato di armi. Insieme all’aquila, il fascio rappresenta il potere assoluto delle autorità in carica.
Entrambi i simboli sono utilizzati oggi dalle autorità statunitensi.

Tsarion fa osservare che la base del potere attuale consiste nell’alimentare gli aspetti inferiori dell’esistenza abbassando la qualità della vita, e nel mostrare il mondo come fatto sempre di opposizioni e divisioni (destra contro sinistra, cristiano contro musulmano, Lazio contro Roma, ricco contro povero, maschio contro femmina, cittadino contro extracomunitario, ecc.).
Per capire meglio questi inganni si dovrebbe recuperare il significato dei simboli, e comprendere come essi vengono utilizzati per condizionarci. I simboli utilizzati dai media possono produrre diversi effetti. Esistono tecniche che incoraggiano associazioni false e nocive, ad esempio, l’acquisto di un oggetto con la felicità, il benessere fisico con un cibo non sano, ecc.
Vivendo in un sistema basato sull’inganno, sempre meno persone avvertono le conseguenze negative che ci saranno nel fare associazioni errate, ovvero, ad esempio, nel pensare che con l’acquisto di un prodotto materiale si possa avere crescita emotiva, realizzazione o felicità. Le associazioni errate e i simbolismi del potere espongono, specie i più giovani, al rischio di diventare insicuri, credendo che dall’esterno – da un oggetto alla moda, da un cibo o da un prodotto tecnologico – deriverà quella fiducia in se stessi e quella spinta all’autorealizzazione che soltanto un processo di autoconsapevolezza e di dedizione sociale e culturale potrebbero dare.



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NOTE

1) Aa. Vv., “Filosofia dell’arte”, n. 2, 2002.
2) Oneroso Fiorangela e Pierluigi Diotaiuti, "La funzione regressiva delle immagini filmiche e delle immagini oniriche", in Rosella Tomassoni (a cura di), La psicologia delle arti oggi, Edizioni Franco Angeli, Milano 2002, pp. 83-84.
3) Conferenza di Michael Tsarion, http://www.youtube.com/watch?v=Nw3q1z6dlDI&feature=related

16 commenti:

max ha detto...

"In realtà il petrolio era fuoriuscito da petroliere bombardate dai nordamericani"

Mi potrebbe dire le sue fonti riguardanti codesta notizia?

Antonella Randazzo ha detto...

Alcuni falsi giornalistici si possono leggere su
http://www.ejo.ch/index.php?Itemid=158&id=91&option=com_content&task=view

Antonella Randazzo ha detto...

Per approfondire ulteriormente l'argomento dei falsi giornalistici si veda:
Acerno Stella (a cura di), "L'inganno quotidiano. I media, l'informazione e i diritti umani", Fratelli Frilli Editori, Genova 2004.
Escuela Popular "La Prosperidad" di Madrid,
"Tecniche di disinformazione", Datanews, Roma 2004. (qui si può leggere la faccenda del cormorano moribondo e dei bombardamenti statunitensi alle petroliere irachene).

Titti ha detto...

....e non solo, sembra che per rendere il processo di sottometterci più longevo, ci avvelenano costantmente, subdolamente e
lentamente, in modo che non ci possiamo accorgere. Leggete questo sito molto interessante, purtroppo è soltanto in
inglese, ma per chi lo leggi: http://metadave.wordpress.com/the-great-dumbing-down/

PS sembra che sta uscendo un nuovo Bin Laden....ora si chiama Beitullak Mehsud.....si vede che Bin Laden ormai non impressiona più....

Stefania Nicoletti ha detto...

Antonella,
un altro dei tuoi capolavori! :-)
La parte sui media e la loro manipolazione delle informazioni e delle immagini, è perfetta e andrebbe letta e analizzata in tutte le scuole di giornalismo.
In questo articolo scrivi esattamente ciò penso io. Inoltre, in ogni sua parte, sembra scritto da una persona che è stata per me molto importante (un giorno magari te ne parlerò).
L'episodio del cormorano è emblematico e ha fatto storia.
Sulla stessa scia ce ne sono molti altri... La cosiddetta "guerra civile" iugoslava (che è stata una guerra civile nella stessa misura in cui quella africane sono guerre "tribali"... l'hai ben spiegato) è stata piena di episodi di quel tipo. Con spin doctors e agenzie mondiali di pubbliche relazioni impegnati al massimo. Gli episodi di manipolazione delle notizie e delle immagini in quella guerra sono numerosi.
E come non ricordare le conferenze stampa del generale Schwarzkopf nella Guerra del Golfo? Le famose "bombe intelligenti" e la "guerra chirurgica"... anche queste formule furono frutto di un'abile manipolazione per provocare un impatto positivo sull'opinione pubblica. Schwarzkopf era un genio in questo senso.
Per quanto riguarda il simbolo del fascio... Anche lo stemma del Rito Simbolico Italiano (l'ordine iniziatico superiore, a cui accedono i gran maestri del GOI) è costituito dall'aquila e il fascio.

simone ha detto...

Colgo l'occasione offerta dall' (ottimo, come sempre) articolo, per esporre un dubbio.
Pur essendo d'accordo con la quasi totalità delle tesi esposte, un particolare mi lascia perplesso: quel fattore inconscio che permetterebbe il riconoscimento della parola Fila come latore del significato "morte". Cioè come la nostra mente possa perceperire la forma inversa della parola, alif, e quindi associarla al significato di morte in lingua ebraica, che ci è ovviamente sconosciuta.
E' lo stesso dubbio che mi era venuto visionando alcune delle conferenze di Tsarion che sono visibili sulla rete.
Certo, non chiedo qui una spiegazione completa dei meccanismi cognitivi di tipo inconscio, ma magari un'indicazione di qualche testo o qualche teooria in merito... in quanto l'argomento mi sembra molto importante.
Grazie!


Simone

Antonella Randazzo ha detto...

Penso che la questione del percepire anche al contrario il significato delle parole sia complessa, ed è stata considerata soprattutto in relazione ai messaggi subliminali della musica. Si veda:
http://www.viveremeglio.org/psicolog/articoli/mrizzi/musica.htm
L'argomento è interessante e andrebbe senz'altro approfondito.

cyrus ha detto...

ciao antonella, scusa ma ho un dubbio. Dovessi buttar giù un articolo in linea con le tematiche del tuo blog te lo posso spedire? E dopo la tua revisione, se lo considererai fatto bene lo pubblicherai? Comunque preferirei usare lo pseudonimo cyrus. O per te dovrei mettere il mio nome completo? Scusa se ti contatto qui, nel caso rispondimi all'indirizzo che trovi sul mio profilo,ok? Ciao e complimenti anche per l'ultimo articolo. cyrus

cyrus ha detto...

ah scusa non so se si vede nel profilo, cmq nel caso scrivimi a davideceru@alice.it. cyrus

Antonella Randazzo ha detto...

Scusa Cyrus se ti rispondo pubblicamente ma approfitto per dire a tutti i lettori che se volete potete inviare i vostri articoli oppure segnalare materiali interessanti scrivendo all'indirizzo
giadamd@libero.it
ovviamente saranno pubblicati soltanto gli articoli in armonia con lo spirito del blog o che trattino argomenti di particolare interesse per i lettori.
Per quanto riguarda la firma potete fare come volete, o usare uno pseudonimo o il vostro vero nome, anche se preferirei il vero nome, ma ciò non ne pregiudicherebbe la pubblicazione.
Grazie a tutti!

giovanni ha detto...

E di eventuali specchietti per le allodole che dire?
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200904articoli/42655girata.asp

Per chi è a Milano vi invito a:
http://www.youtube.com/watch?v=__0Ec-ILvzM

marco ha detto...

Complimenti antonella! Splendido articolo come tutti gli altri
Sei fantastica oltre che una persona meravigliosa da tutti i punti di vista!


Per capire il nostro presente bisogna sempre studiare a fondo la storia. In questo caso trasferiamoci nell "democrazia" più antica del mondo, quella ateniese
Anche Pericle - come Obama - si faceva pubblicità mostrandosi bello, attraente, che praticava atletica e giochi ginnici in un'epoca dove l'attività sportiva era considerata sacra e divina
Pensa al povero Socrate invece che facevano di tutto per farlo apparire fuori di testa.
Il concetto del potere che lobotomizza le masse diffondendo le suo verità manipolate è antichissimo
A quell'epoca un tale disse "tutte le forme di governo tendono a degenerare, la monarchia in tirannide, l'aristocrazia in oligarchia e la democrazia in demagogia"
Demagogia ecco la parola chiave. Questa frase a ha più di duemila anni ma è moderna altro che se è moderna!
Un saluto affettuoso e a presto

Alberto ha detto...

Caspiterina! Questo sì che è un argomento dirompente, se ci fosse ancora qualcosa da "dirompere" nello scenario desolante di un'opinione pubblica che non c'è più.
Stavo proprio rimuginando, tra l'altro, sulla demonizzazione corrente dell'ideologia, di qualsiasi tipo, contrapposta all'esaltazione inconscia che si fa dell'ideologia di regime, qui ottimamente descritta.
Come il vuoto tende a riempirsi, così l'attuale ideologia sistemica pervade tutte le dimensioni esistenziali. Ma la domanda è il perchè di tanto vuoto. D'accordo, viene creato ad arte, l'arte dello svuotamento spirituale, ma è pur vero che "dall'altra parte" c'è un eccesso di colpevole debolezza. La debolezza indotta anche da abitudini troppo "molli", da un cattivo uso delle comodità tecnologiche, oggetto del marketing.
E qui vengo al punto ultrasintetico delle mie riflessioni, saltando un bel po' di passaggi: la tecnologia è in vendita, questo è il nostro problema, perchè è contro natura. Una tigre non venderebbe mai i suoi denti e artigli, l'uomo sì, vende la sua tecnologia. Ma che significa? Che lo scopo (l'arricchimento) degenera dalla propria naturalità, quella di vivere meglio, o semplicemente di godere dell'esistenza, in quanto esserci, in quanto vita pura e semplice. Lo scopo sfugge a qualsiasi controllo, come la maledizione per il peccato originale, la violazione dell'albero della conoscenza, dei frutti della tecnologia.
Penso che ben oltre tutti i complotti il nocciolo del problema stia tutto qui, nella crisi evolutiva della coscienza umana, dei poteri della mente.

Marco Marsilli ha detto...

L'articolo sostiene tesi importanti che sposo in gran parte.

Mi sembra un po' tirata per i capelli la faccenda delle parole lette al contrario (in una lingua straniera) che producono un'effetto subliminale sulla psiche.

Quando ero ragazzino i genitori di un mio compagno, appartenenti ad un movimento cattolico evangelico, non volevano che ascoltasse dischi di musica rock perché, secondo loro, nei dischi degli AC-DC c'erano condizionamenti satanici subliminali nascosti nel disco e udibili solo ascoltando il disco al contrario. Bah.

Peraltro, la falsità di certe informazioni dovrebbe oramai essere evidente a tutti (vedi la storia delle armi chimiche di Saddam) ma come dice quel tale "il popolo è un bambino e, se vuoi che ti ubbidisca, lo devi spaventare".

greenray ha detto...

Cara Antonella,
l'articolo e` illuminante ma, forse, ti e' sfuggito un particolare che piccolo non e`: lo scientismo, la nuova religione che e` usata per legittimare e santificare prodotti idee e strutture sociali.
Non si parla mai di scientismo, cioe` della pretesa che la scienza, come novella divinita`, debba dare risposta a tutto ed abbia spiegato tutto o spieghera` tutto.
Piuttosto si pretende di legittimare lo status quo, il potere, in termini pseudo-popolar-scientifici; cosa che non regge ad una analisi piu` approfondita.
Vedi per esempio anche il fatto che anche nei testi scolastici teorie scientifiche e storiche non dimostrate vengono presentate come delle verita`: i paradigmi del sistema, uno dei pilastri.
Il problema non e` cio` di cui si discute, ma cio` di cui non si puo` discutere e che e` dato per scontato.
Ciao.

greenray ha detto...

Cara Antonella,
l'articolo e` illuminante ma, forse, ti e' sfuggito un particolare che piccolo non e`: lo scientismo, la nuova religione che e` usata per legittimare prodotti idee e strutture sociali.
Non si parla mai di scientismo, cioe` della pretesa che la scienza, come novella divinita`, debba dare risposta a tutto ed abbia spiegato tutto o spieghera` tutto.
Piuttosto si pretende di legittimare lo status quo, il potere, in termini scientifici; cosa che non regge ad una analisi piu` approfondita.
Vedi per esempio il fatto che anche nei testi scolastici teorie scientifiche e storiche non dimostrate vengono presentate come delle verita`: i paradigmi del sistema.
Il problema non e` cio` di cui si discute, ma cio` di cui non si puo` discutere e che e` datop per scontato.