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POSSIBILI PENSIERI DI PACE - Parte Seconda - La pace nei cuori

Di Antonella Randazzo

Oggi esistono diverse organizzazioni che riuniscono attorno ad un tavolo cittadini israeliani e palestinesi per discutere gli accordi di pace. Nel 2005 Zohar Shapira, insieme ad altri israeliani e palestinesi, ha creato il gruppo dei “Combattenti per la pace”, che oggi gode del sostegno di parecchi israeliani e palestinesi.
Queste persone hanno realmente il desiderio di andare verso la pace, ma trovano ostacoli da parte delle autorità israeliane e del sistema attuale che domina su gran parte del mondo. Zohar Shapira, per diversi anni, ha fatto parte dell’esercito israeliano, in cui ricopriva la carica di comandante di un’unità che attuava “missioni speciali”, ovvero quelle in cui venivano uccisi anche bambini e civili inermi. Egli racconta: “Nel 2002, ero impegnato nell’operazione 'Shield of defence' e dopo l’attacco a Jenin ho deciso che non potevo più continuare a fare quello che facevo, era immorale, soprattutto dopo aver sparato sopra la testa di una bambina sbucata improvvisamente da dietro una casa. Entravamo nelle abitazioni dei palestinesi e quando uscivamo portando via qualcuno di loro sospettato di essere un terrorista vedevo gli occhi dei bambini che ci guardavano e capivo che ci avrebbero odiato per tutta la vita. Eravamo noi a seminare l’odio… il movimento dei refusnik arrivò ad imporsi come un punto di discussione nell’agenda del governo israeliano. Non potevamo più essere indicati semplicemente come traditori da Sharon, i refusnik erano diventati una realtà accettata dalla gente. Ora circa il 40 per cento dei riservisti, quando richiamati, si rifiutano di andare a servire nei territori occupati…Solo la non-violenza può spezzare il cerchio della morte”. (8)

E’ stato creato anche un Forum delle famiglie dei Parents Circe, che riunisce da molti anni centinaia di persone, israeliane e palestinesi, che hanno perso famigliari a causa della guerra. Si riuniscono con lo scopo di “umanizzare” il nemico, e per alimentare la cultura della pace e dell’amore verso i propri simili. Scrive l’organizzazione:
“L’occupazione distrugge tutto e tutti e non ha mai senso misurare il dolore e la sofferenza. Le donne, gli uomini, le madri, i padri, fratelli, figli sorelle, se parlassero la stessa lingua esprimerebbero il dolore allo stesso modo. Molti, in quella regione martoriata dal dolore, la pensano così. E agiscono di conseguenza, mettendo in atto l’unica, vera e radicale politica di pace possibile: il dialogo e il riconoscimento dei diritti per tutti e tutte”. (9)

Queste persone hanno capito che delegare la pace alle stesse autorità che organizzano la guerra e la fomentano significa avere una guerra perpetua. Hanno ben compreso che la pace è possibile soltanto quando ci si mette nei panni dell’altro, lo si umanizza e si solidarizza con esso. Se non c’è un nemico malvagio non ci può essere nemmeno la guerra.
Se tutte le persone del mondo cessassero di odiare e iniziassero ad amare, molti problemi del mondo non potrebbero più esistere. Ma è molto più facile provare odio che amore.
I fattori più devastanti del mondo di oggi sono la rabbia, il rancore, la frustrazione e l’odio che il sistema politico-economico-finanziario attuale produce nella maggior parte delle persone. Tale situazione crea una grave situazione di nevrosi, che porta ad essere faziosi, rabbiosi, ostili verso coloro che si percepiscono nemici. Per capire questo stato di cose basta guardarsi un po’ in giro: quante persone sono soddisfatte e serene? Persino su Internet è possibile vedere quante persone, nei forum, insultano, esprimono pareri con toni rabbiosi e distruttivi, e si scagliano contro chiunque non la pensi come loro, anche quando il tema esigerebbe assai più pacatezza. Sempre più persone cercano un capro espiatorio per poter esprimere rabbia e frustrazione: lo troveranno nei soggetti più poveri, zingari, immigrati o emarginati.
Finché il mondo vede la maggior parte dei suoi abitanti affetti da frustrazione e infelicità, che si traducono in comportamenti ostili e distruttivi verso se stessi o il prossimo, non potrà albergare una pace vera e duratura. Il gruppo dominante, che ha creato tutto questo col tacito (e spesso inconsapevole) assenso della maggior parte delle persone, avrà buon gioco nel condurre guerre perenni, magari organizzando operazioni inquietanti e disumane proprio durante le festività, periodo in cui ogni famiglia vorrebbe pensare a cose ben diverse.
In seguito a queste operazioni distruttive, molti, per reazione, alimenteranno ancora più odio e rabbia, rafforzando quella spirale distruttiva in cui il mondo attualmente versa. Eppure dentro ogni essere umano c’è la capacità di amare e di rigettare la guerra: se tutti scegliessero l’amore il mondo cambierebbe istantaneamente. Il soldato si rifiuterebbe di uccidere, ogni persona si rifiuterebbe di odiare i più deboli e cercherebbe di capire la realtà oltre l’inganno mediatico, e molti cesserebbero di agire per distruggere piuttosto che costruire.
Tutto questo risulta utopia per coloro che non vedono altro mondo che quello attuale, e non sono disposti a cambiare perché cambiare costa impegno e fatica. Queste persone vedono la spirale dell’odio e della morte come inevitabile, ma non è così: sarà così solo se non saremo capaci di vedere alternative.
Da bambini, in chiesa ci è stato insegnato che l’amore è una potente energia, ma al contempo ciò è stato negato da istituzioni truffaldine (come la chiesa stessa) che alle parole non accompagnavano i fatti. Ad esempio, il Papa parla di pace ma egli sa benissimo quanto le banche vaticane guadagnino dalle guerre. Siamo stati indotti a pensare che la religione insegna tante buone cose, ma che esse non sono praticabili. Ciò non è vero, poiché la realtà consiste in quello che scegliamo di fare, e molte persone ci hanno dato un esempio concreto di amore e altruismo.
Oggi il mondo chiede che le persone amorevoli non siano più una piccola minoranza. Non possiamo più chiedere il minimo alla nostra esistenza, o sperare che le sofferenze dei popoli in guerra non ci tocchino: ogni popolo che soffre è da considerare il nostro stesso popolo, poiché tutto ciò che accade sul pianeta riguarda tutti.
Noi abbiamo il potere di cambiare il mondo, di renderlo ciò che desideriamo, ma tale potere non sarà mai davvero nostro finché non crederemo di averlo. Infatti, è proprio per questo che il mondo oggi è così: i popoli hanno affidato il potere a qualcun altro che è all’esterno, ad autorità che hanno approfittato del potere loro conferito e che l’hanno utilizzato per schiavizzare, attraverso la moneta e il sistema politico, dando l’illusione di libertà, al fine di evitare ribellioni.
Adesso non è più tempo di rimanere nella schiavitù ma di reagire e di compiere azioni rivoluzionarie: la più rivoluzionaria è amare ogni essere umano ed alimentare sentimenti di solidarietà anche nei casi più difficili. Se ogni persona mettesse in pratica questi valori, lavorando su se stessa, il gruppo criminale dominante si indebolirebbe gradualmente, fino a perdere ogni potere. Infatti, le operazioni disumane avrebbero l’effetto di accrescere la solidarietà e non, come avviene oggi, di seminare odio e rabbia.
La guerra in Medio Oriente è ancora in essere perché gli ebrei hanno paura degli arabi, che i mass media descrivono come “terroristi” e questo permette loro di accettare ogni operazione distruttiva dei loro governanti, e anche perché le speranze dei palestinesi nel processo di pace si sono infrante dopo molti anni di delusioni.
Gli ebrei si sentono insicuri e delegano al loro governo criminale la “protezione”, mentre i palestinesi hanno perduto la fiducia nella pace. Entrambi non credono nella pace, e non si può realizzare ciò che non si crede possibile.
Di questa situazione approfittano le autorità criminali, per fare ciò che vogliono impunemente.
I membri del Forum delle famiglie si sono resi conto di essere stati strumentalizzati dal sistema di potere, e che il loro dolore non dipende dal popolo avverso, ma da ciò che è stato creato come sistema di controllo sul Medio Oriente. Osserva Bassam Aramin, un uomo che ha perso la sua bambina di 11 anni, uccisa dai soldati israeliani:
“Sarebbe facile, così facile, odiare. Cercare vendetta, impugnare un fucile, e uccidere tre o quattro soldati, nel nome di mia figlia. Questo è il modo in cui palestinesi ed israeliani hanno vissuto la propria vita per lungo tempo. Ogni bambino morto, ed ognuno è figlio di qualcuno, è un’altra ragione per continuare ad uccidere. Lo so. Anch’io ero parte di questa spirale… Ma… ho imparato la storia del popolo ebreo… sono riuscito anche a capire: da entrambi i lati siamo stati tramutati in strumenti di guerra. Da entrambi le parti ,vi è dolore, lutto, e infinite perdite. E l’unico modo per fermare tutto questo è fermare noi stessi”. (10)

Se la maggior parte delle persone riuscisse a vincere la paura, l’odio e l’impulso a demonizzare il nemico, la guerra non potrebbe più continuare.
Non soltanto in Medio Oriente, ma in tutto il mondo, ogni persona può contribuire a creare la pace in ogni paese in guerra. Può farlo creando la pace nei suoi pensieri e nei suoi sentimenti. Non è un compito facile, ma è una sfida che l’umanità può accogliere e portare a compimento. Il futuro dell’uomo non è quello di odiare e commettere violenze contro i propri simili, ma la crescita che permette ad ogni cuore di capire cosa è la pace e come realizzarla.

Esistono molte iniziative di pace che riuniscono israeliani e palestinesi, come la Commissione Internazionale delle donne per una Pace Giusta e sostenibile in Palestina e Israele (IWC), che si occupa di far comprendere la necessità di rispettare i diritti umani e la legalità. L’IWC nasce nel 2005, ed è formato da 20 donne palestinesi, 20 donne israeliane e 20 internazionali.

In Israele e in Palestina si verificano molti atti di disobbedienza civile, di rifiuto della guerra e azioni favorevoli alla pace. Vengono rifiutati da ambo le parti l’apartheid e l’occupazione.
Molti militanti si prodigano per far capire a tutti, ebrei e palestinesi, cosa sta accadendo realmente, contro la disinformazione dei media ufficiali, che alimenta l’odio fra le due parti. Con la giusta informazione è possibile diminuire la paura che ogni parte ha dell’altra, e si può far capire che è possibile vivere insieme in modo pacifico.
Esistono molti attivisti per la pace, che organizzano molte iniziative di resistenza pacifica. Alcuni di essi sono refusnik (letteralmente “colui che rifiuta”) ovvero persone che hanno rifiutato di continuare ad uccidere nell’esercito israeliano. Spiega uno di essi, Omri Evron:
"Mi rifiuto di servire le industrie degli armamenti, le aziende globali, gli avidi appaltatori, i predicatori di razzismo e i cinici leader la cui attività è volta all'incremento della sofferenza, e che deprivano le persone dei loro diritti umani basilari. Il mio rifiuto serva a portare l'attenzione sul fatto che non tutti sono pronti a farsi indottrinare e cooperare per cause nazionaliste e razziste. Con questo atto voglio esprimere la mia solidarietà con tutti i prigionieri per la libertà in tutto il mondo. Mi rifiuto di credere alle bugie diffuse allo scopo di indurre divisioni e antagonismi fra i lavoratori delle due parti così che essi non possano allearsi nella lotta per i loro diritti. Vorrei che il mio rifiuto sia un messaggio di pace e di solidarietà e un appello a coloro che uccidono e sono pronti a farsi uccidere per interessi che non sono i loro, a deporre le armi e a unirsi nella lotta per un mondo più giusto. Sebbene sia conscio che questo atto costituisce una violazione delle leggi israeliane, mi sento tenuto a mantenere i miei valori democratici, umanistici ed egualitari. Il dominio militare di milioni di Palestinesi non è democratico. È mio dovere oppormi a qualunque legge che renda possibile privare altri dei loro diritti e della libertà, o trattarli con tale violenza da negare la loro umanità fondamentale. Rifiuto di uccidere! Rifiuto di opprimere! Rifiuto di occupare! Dichiaro la mia lealtà alla pace e rifiuto di servire la guerra e l'occupazione!” (11)
I refusnik sono la prova vivente che esiste fra gli israeliani il rifiuto della guerra e dell’oppressione contro il popolo palestinese, e il desiderio di obbedire a valori morali e umani, anche se ciò può costare caro nella situazione attuale.
Nonostante la società israeliana sia notevolmente militarizzata e condizionata in vari modi a credere che la guerra sia giusta e l’oppressione contro i palestinesi non esista, sempre più persone, giovani e adulti, rifiutano la guerra e desiderano vivere in pace con i palestinesi. Racconta la studiosa Raya Cohen:
“Nel marzo del 2005, oltre 250 liceali si sono organizzati indipendentemente da altri gruppi e hanno firmato una lettera aperta nella quale hanno dichiarato di rifiutare di prendere parte alla politica di occupazione e di oppressione e hanno chiesto di servire la società israeliana in modo alternativo. Fra essi c'erano i 7 incarcerati e tanti altri che sono stati riformati. Da storica, posso dire che mi stupisce il fatto che giovani che sono stati educati nelle scuole d'Israele, i cui confini riconosciuti sono letteralmente spariti dalle carte geografiche, che studiano a Shomron, Jehuda e Gaza, nomi biblici dei territori Palestinesi occupati, ai quali non insegnano che sotto Israele c'è la Palestina, cresciuti tra eventi violenti, atti di terrorismo e uccisioni mirate, sentano il bisogno personale di non partecipare alla repressione dei palestinesi. Molto spesso sono giovani che non hanno mai incontrato dei palestinesi, ma sognano un futuro non violento a loro e a se stessi. Il rifiuto di arruolarsi è una decisione difficile, di coscienza appunto, perché nell'etos israeliano l'esercito è la garanzia per la vita nazionale, quello che deve affrontare le minacce militare sull'esistenza dello Stato. Ma nessuno in Israele considera che controllare la vita di 4 milioni di Palestinesi contribuisca alla sicurezza di Israele stessa. La Palestina non ha un esercito e non possono minacciare la sicurezza dello Stato. Invece, da 40 anni l'esercito israeliano è coinvolto in repressioni, in ‘guerre sporche’ in mezzo alla popolazione civile palestinese, che non può risultare una ‘vittoria’. La difficile esperienza che subiscono i soldati nell'affrontare la popolazione civile provoca un ‘rifiuto differenziale’: un movimento di ‘soldati contro il silenzio’ che denuncia i crimini di guerra a cui i soldati (riservisti) sono stati testimoni; a gennaio 2002, 650 ufficiali hanno deciso di rifiutare di servire nei territori occupati; nel settembre del 2003, 27 piloti hanno rifiutato di eseguire un ordine illegale e immorale… ” (12) Qualcosa si muove, ed è molto importante. La scorsa settimana, la Commissione di Coscienza ha riconosciuto a Lior Volitynz (un giovane refusnik) lo status di obiettore per motivi politici, e lo ha riformato perché ‘contrario all’occupazione dei Territori’ e non perché disabile mentale. E’ la prima volta che succede in tutta la storia dello stato di Israele, e anche se la decisione rimane interna alla vita dell’esercito e non tocca quella politica, rappresenta comunque un indizio di mutamento e un precedente importante. Adesso chiediamo che le stesse decisioni vengano prese anche per gli altri obiettori, che finiscano le punizioni militari e che i nostri figli vengano giudicati per quello che sono, giovani israeliani che chiedono di servire la società’ e lo Stato, senza fucili puntati sui palestinesi. Mi rammarica che l’informazione italiana non ne abbia parlato e abbia sottovalutato questo fatto; per noi, è una vera notizia”. (13)

Un piccolo villaggio a nord-est di Ramallah, di nome Bil’in è diventato da alcuni anni un baluardo della lotta non violenta dei movimenti popolari di resistenza locale e internazionale contro l'occupazione israeliana e il muro.
In questo villaggio si svolgono molte iniziative pacifiche per contrastare la brutalità dell’esercito. Vengono organizzate manifestazioni, incontri di preghiera, e persino giochi con clown e concerti, per riaffermare l’umanità come rispetto dei valori religiosi e umani.
A Bil'in israeliani e palestinesi insieme manifestano la loro fede nella soluzione che porterà alla pace, e si oppongono a tutte le violenze dell’occupazione militare israeliana. Se le stesse iniziative si diffondessero in tutti i villaggi, molte cose potrebbero cambiare.
Gli esempi di lotta non violenta e di solidarietà e alleanza fra israeliani, palestinesi e persone di tutto il mondo sono fondamentali per continuare a credere nella pace.
Per ostacolare la pace viene fatto credere che tutti gli ebrei sono malvagi e complottisti.
L’idea che possa esistere un “complotto” ordito soltanto da ebrei serve a non far capire la verità sul vero gruppo criminale. Viceversa, mostrare il “complotto” come ordito da “antisemiti” (o “terroristi”) è altrettanto vantaggioso, perché permette alle autorità israeliane di spacciarsi per vittime e dunque di arrogarsi il potere di aggredire e uccidere. Per questo motivo esistono persino organizzazioni preposte per divulgare e rafforzare l’esistenza dell’antisemitismo, ed esistono anche gruppi aizzati a credere che gli “ebrei” siano la causa di ogni problema del mondo.
Il complottismo, sia nel caso in cui venga inteso come dovuto agli ebrei o come organizzato dagli antisemiti, genera una situazione di intimidazione: chi critica Israele teme di essere additato come antisemita, chi si astiene diventa un potenziale sostenitore del gruppo ebraico complottista. Questo giova al gruppo criminale, perché costringe le persone ad essere condizionate e a doversi giustificare anche quando le loro analisi sono libere da ogni condizionamento di regime. Proprio in questo secondo caso troviamo i maggiori fraintendimenti, spesso creati ad oc per poter accusare la persona di antisemitismo, in modo da screditare le sue affermazioni ed esporla al pubblico ludibrio.
C’è sempre una via per la pace, esistono i semi della pace in ogni situazione di guerra. Ma essi non possono svilupparsi senza la capacità umana di creare “pensieri di pace”, anche quando è assai più facile alimentare i timori di guerra. Tutti noi possiamo fare molto per la pace. Ogni persona può creare pace con i propri pensieri e sentimenti. Se non viene dapprima creata nei pensieri e nel cuore, la pace non potrà mai esistere nella realtà.


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“Sangue e orrore in Palestina”
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“Sindrome antiebraica e confusione mediatica”
http://antonellarandazzo.blogspot.com/2008/05/sindrome-antiebraica-e-confusione_13.html
http://antonellarandazzo.blogspot.com/2008/05/sindrome-antiebraica-e-confusione.html

NOTE

1) Cit. Giacomo Mazzei, "Diavolo d’un Saddam", http://www.diario.it/index.php?page=spe.impero.02.03
2) “Ha’aretz”, 5 aprile 2008.
3) http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idpa=&idc=7&ida=&idt=&idart=9656
4) Rapporto del viaggio in Israele dell’ex Presidente degli USA Jimmy Carter, 13-22 aprile 2008.
http://www.jerusalem-holy-land.org/RapportoCarterAprile2008.htm
5) “London Review of books” (poi Internazionale 736, 21 marzo 2008) http://www.giornalismi.info/mediarom/articoli/art_1233.html
6) “Il manifesto”, 4 giugno 2006.
7) “Corriere della Sera”, 15 marzo 2008.
8) http://www.leluminarie.it/?p=313
9) http://www.luisamorgantini.net/articoli.php?articleID=0000000110
10) http://www.luisamorgantini.net/articoli.php?articleID=0000000110
11) www.yeshgvul.org
www.newprofile.org/
12) http://www.cdbcassano.it/i_reusvik.htm
13) http://www.articolo21.info/4210/notizia/la-prima-volta-di-lior-volinytz.html


BIGLIOGRAFIA

Cockburn Andrew, Cockburn Leslei, “Amicizie pericolose. Storia segreta dei rapporti tra Cia e Mossad, dalla fondazione dello Stato d'Israele alla guerra del Golfo”, Gamberetti, Roma 1993.
Cooley John K., "L'alleanza contro Babilonia. Usa, Israele e l'attacco all'Iraq", Elèuthera, Milano 2005.
Hass Amira, “Domani andrà peggio. Lettere da Palestina e Israele, 2001-2005”, Fusi Orari, 2005.
Greco Giovanni, “Teatri di pace in Palestina”, Manifestolibri 2005.
Kleeves John, “Un paese pericoloso - storia non romanzata degli Stati Uniti D'America”, Società editrice Barbarossa, Milano 1999.

9 commenti:

Duffy ha detto...

bellissimo e utilissimo

grazie mille

Luka78 ha detto...

Un gran bell'articolo, Antonella.
E ben ritornata!! Spero che tu stia bene e che ci possa regalare un'altro anno di articoli interessanti.

Luca

Alex ha detto...

Antonella, come al solito i tuoi articoli sono bellissimi.
Ho letto con molto piacere anche i seguenti articoli correlati (che cosiglio di leggere a tutti):

http://antonellarandazzo.blogspot.com/2008/04/sangue-e-orrore-in-palestina-parte_30.html

http://antonellarandazzo.blogspot.com/2008/04/sangue-e-orrore-in-palestina-parte.html

http://antonellarandazzo.blogspot.com/2008/05/sindrome-antiebraica-e-confusione_13.html

http://antonellarandazzo.blogspot.com/2008/05/sindrome-antiebraica-e-confusione.html

Per caso ne hai scritto altri sull'argomento?
Volevo inoltre chiederti cosa ne pensi delle teorie negazioniste dell'Olocausto (ad esempio cosa mi dici dello storico Faurisson?)

http://it.wikipedia.org/wiki/Robert_Faurisson

Questo è il link all'archivio di Faurisson

http://www.vho.org/aaargh/ital/archifauri/index.html

Volevo infine chiederti se è vero che in stati "democratici" tipo Francia e Germania o altri è punito con la reclusione il negare l'Olocausto (purtroppo non conosco nè il francese nè il tedesco)

Si è davvero sentita la tua mancanza in questo periodo, a presto!

Antonella Randazzo ha detto...

Grazie per le vostre belle parole, che mi danno molta "nuova energia" :c)
Risposta ad Alex: Ho trattato l'argomento anche nel libro "Dittature" (che presto sarà in ristampa).
Per quanto riguarda le domande sulla negazione dell'olocausto puoi leggere l'articolo
"Diritto alla verità, diritto all'errore"
http://antonellarandazzo.blogspot.com/2008/06/diritto-alla-verit-e-diritto-allerrore.html

Mario Soldati ha detto...

Complimenti per l'articolo, ha contribuito a liberarmi dall'odio che stavo cominciando a covare per gli israeliani.......
Ancora una volta ho avuto modo di rilevare come il blog di beppe grillo abbia trattato tardivamente e superficialmente le azioni criminali in corso in palestina, tacendo consapevolmente le responsabilità criminali del gruppo di potere occidentale. Neanche il comportamento tenuto dal neo presidente americano, lascia presagire nulla di buono, mi viene un dubbio, la sua elezione potrebbe essere una operazione di facciata per nascondere il fosco futuro mondiale che ci attende?

Antonella Randazzo ha detto...

Temo che i tuoi dubbi presto troveranno conferme.

Alex ha detto...

Antonella, scusa l'off topic ma è di grande importanza: hai mai letto i memoriali di Calcara sul sito di Salvatore Borsellino? Se non lo hai fatto leggili subito!

http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=663

CONSIGLIO VIVAMENTE A TUTTI LA LETTURA!!

Antonella Randazzo ha detto...

Grazie per la segnalazione, ne ho pubblicati alcuni stralci.

Rossi Marco ha detto...

Sempre riguardo la guerra, Lettera da Ramallah:
http://www.decrescitafelice.it/?p=421