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MEMORIALI DI VINCENZO CALCARA

Su segnalazione di un lettore (Alex) pubblichiamo alcuni stralci del memoriale del pentito Vincenzo Calcara. L’intero memoriale può essere letto all’indirizzo:
http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=663

Memoriali di Vincenzo Calcara
Scritto da Salvatore Borsellino - Federico Elmetti
Giovedì 18 Settembre 2008 11:45
A circa tre mesi e mezzo di distanza dal 30 Maggio 2008, giorno in cui pubblicai la prima parte dei memoriali di Vincenzo Calcara, che in questo periodo hanno realizzato in totale più di 34.000 accessi, li ripubblico sotto altra veste grazie alla preziosa collaborazione di Federico Elmetti, un ricercatore italiano che vive a Bruxelles

PROLOGO
22 Marzo 2008

Mio Amatissimo e Stimatissimo Salvatore,
tutto ciò che doverosamente ho comunicato a tua cognata Agnese e a tuo nipote Manfredi ritengo giusto dirlo anche a te.
Tutto ciò che scrivo è dettato, ponderato e pensato secondo la mia coscienza, a cui non potrei mai mentire.
Non metterò mai in pratica alcun mio desiderio, alcuna mia decisione che pur io ritenga doverosa e giusta, se, prima, questi desideri, queste decisioni non saranno scandagliati dalla mia coscienza.
Agirò sempre seguendo la mia coscienza.
In questo viaggio catartico che sono le mie confessioni, mi farò accompagnare sì dai miei sentimenti ma anche da quella ragione che sa tener a bada i sentimenti.
D'altra parte, sono anche consapevole del fatto che, di fronte ad una coscienza più grande della mia e a sentimenti, doveri, desideri e decisioni più grandi dei miei, tutto ciò che è stato passato al vaglio della mia coscienza si deve fermare.

Caro Salvatore, in questi lunghi anni di intensi colloqui che ho avuto con tua cognata Agnese, ho percepito il suo grande affetto verso di me. Mi ha più volte consigliato di dare un taglio al mio passato, di non voltarmi più indietro, ma di guardare avanti e pensare al futuro dei miei figli. Ovviamente non posso fare a meno di apprezzare la cura che questa grande donna ha avuto nei miei confronti e alle lezioni di vita che con animo sincero ha saputo impartirmi. Credo che le parole di Donna Agnese abbiano un unico significato: svincolarsi dal proprio passato permette ad ognuno di noi di acquisire una posizione da cui è più facile poi afferrare e vivere meglio sia il presente che l'avvenire.

Una cosa è certa. Tutto quello che questa nobile grande donna mi ha trasmesso, compreso quell'onore che solo donne particolari sanno avere, mantenere, difendere e mettere in pratica, lo trasmetterò alle mie figlie. Nel caso in cui, per mia debolezza, non riuscissi a trasmettere loro tutto quello che indegnamente ho ricevuto da tuo fratello Paolo, da tua cognata, dai tuoi nipoti e adesso anche da te, sarebbe per me una una vergognosa e terribile sconfitta!

Nelle lunghe conversazioni che ho avuto con la grande anima di tuo fratello Paolo e con tua Cognata, non posso non ricordarmi due grandi parole: “verità'” e “uomo libero”. Queste due meravigliose parole fanno parte di quel grande patrimonio di valori che erano propri del tuo amato fratello Paolo e che anche a te degnamente appartengono.

E' vero: la Verità rende liberi.
Ma è anche vero che un diamante sporco di carbone non può mai riflettere la propria luce.

Sono fermamente convinto che un uomo può essere definitivamente libero solamente dopo aver fatto rispettare la Verità e aver amato ciò che sta dentro e oltre la Verità.
Solo dopo essere stata amata più di ogni altra cosa, la Verità entra nell'animo di un uomo rendendolo libero…

Credetemi, io so quello che dico. E mi assumo ogni responsabilità. Sfido chiunque a dimostrare il contrario di ciò che ho sempre detto, che sto dicendo e che sempre dirò fino all’ultima goccia di sangue. La mia forza è la Verità, che ho sempre detto e che sempre dirò. Niente mi fa paura. Mi potranno uccidere fisicamente (e ben venga la morte) ma non potranno uccidere la Verità. Vi prego di considerare con attenzione la mie parole e la sincerità che sta dietro di esse. La società civile mi insegna che quando un uomo è sincero il mondo si muove!

Messina Denaro Francesco, il mio capo assoluto, amava più della sua stessa vita, più di suo figlio Matteo e più di ogni altro affetto, quell'Idea del Male che ha partorito Cosa Nostra e che ha fatto di essa una forte Entità collegata ad altre Entità. Messina Denaro Francesco era ben cosciente del fatto che, solo mettendo in primo piano l'Entità di Cosa Nostra, avrebbe potuto fare di suo figlio Matteo un genio e un grande capo. Matteo Messina Denaro oggi testimonia suo padre Francesco Messina Denaro, che continua a vivere dentro di lui. Al contrario di Messina Denaro Francesco, io ho consacrato le mie quattro figlie a quell'Idea del Bene che racchiude tutto quanto il mio amato Dr. Paolo Borsellino amava, compresa la Verità, i valori, il coraggio e il dovere. Ed io, se non farò il mio dovere, non mi sentirò degno di pensare ai miei figli.

Sappi, mio stimatissimo Salvatore, che se io ho consacrato le mie quattro figlie, la loro madre e tutto me stesso a questa nobile Idea del Bene, piena di luce infinita, è stato perché gli ho creduto!
E io sono pronto a morire per ciò che credo!

Queste mie figlie e la mia donna hanno il sacrosanto diritto di essere amate da me di un amore che non sia egoistico, privo di coraggio, di valori e di Verità, perché allora quell'amore li renderebbe schiavi dell'Idea del Male e li porterebbe alla distruzione fisica e spirituale. Le mie figlie hanno il diritto di attingere, attraverso di me, a quella Verità che mi ha reso libero e che io ho il dovere di trasmettere con amore altruistico e coraggio. Tali valori daranno sicuramente alle mie figlie una solida base. Su di essa potranno degnamente prepararsi alla “gara della vita”, a cui parteciperanno come donne libere, insieme con la libera società civile. Da lì, poi, potranno proiettarsi al futuro e avere come meta la vittoria finale su quell'infame Idea del Male che ho conosciuto direttamente e che tante amare lacrime, sangue e dolore ha causato ai figli della grande nobile Idea del Bene, piena di luce e di verità.

Sono consapevole che il mio presente attuale è legato a “quel presente”, a quei momenti in cui ho maturato la mia scelta e all'incontro che ho avuto con tuo fratello Paolo. Il Dr. Paolo Borsellino ha tolto delle ore preziose alle persone che amava per dedicarle alla Verità, facendo della Verità lo scopo della sua vita. Il Dr. Borsellino era ed è una grande anima che ha servito lo Stato e la società civile fino in fondo. Io non ho il suo coraggio, ma ho il dovere di far rispettare e difendere la Verità che mi ha reso libero.

Carissimo Salvatore, ciò che continuo a comunicarti ha un solo obiettivo: il mio dovere di riconoscenza verso il Dr. Paolo Borsellino, che si traduce nel dire a te ogni mio pensiero, sentimento, idea e ogni cosa che realmente era ed è collegata a “quel presente” che ho vissuto con tuo Fratello Paolo. “Quel presente” che è e sarà sempre il mio presente. Non permetterò a nessuno di mettere questo presente nel dimenticatoio.

Al cuore non si comanda, ma ancor di più alla ragione! Sono però consapevole che, di fronte a un cuore e a una ragione più grandi della mia, mi devo fermare e ubbidire. Farò sempre di tutto per dimostrare che dietro ogni mia parola ci sia un riscontro, una realtà.

Qualcuno continua a dimostrare di volermi bene solo “con le belle parole” e mi ha dato l'impressione che, con diabolica sottigliezza, abbia invece interesse a mettere nel dimenticatoio quel presente che mi lega a tuo fratello Paolo. Dico questo perché spesso sento dire queste parole: “Sono passati molti anni”. Vorrei tanto far capire a chi con intelligenza sa usare la ragione (la stessa che predicava Machiavelli) che non bisogna affiancare a questa ragione quella sottigliezza diabolica che contribuisce a rafforzare l'Idea del Male. Mi posso permettere di dire a chi vuole apparire come “Paladino di Francia” e fa credere di essere all'altezza di combattere il Male, che il frutto non nasce dalle belle parole, ma nasce e matura con un'azione forte e determinata. Vogliono dimostrare chissà che cosa, ma in realtà cercano solo il proprio interesse. I frutti non sono tutti uguali. Ci sono frutti che saziano solo il corpo e ci sono frutti che saziano sia il corpo che lo spirito. Le belle azioni compiute di chi ha in mano i "semi" del Dr. Paolo Borsellino non devono essere egoistiche (in modo da saziare solo il corpo), ma devono essere altruistiche, piene di lealtà e coraggio, in modo da saziare corpo e spirito. Se c'è da fare una cosa, la si faccia bene. L'azione più deplorevole e meschina è quella tiepida, quella che non è né fredda né calda.

Quella società civile, a cui il Dr. Paolo Borsellino era devoto e che serviva con fedeltà, deve ben sapere che quegli uomini dei Poteri Occulti degli anni '80 e '90 che facevano parte delle Istituzioni (comprese quelle religiose) hanno lasciato degli eredi. Questi eredi continuano a portare avanti ciò che hanno ereditato.
Senza ombra di dubbio, come allora il carnefice andava al funerale della vittima, così anche oggi succede la medesima cosa. Ci sono tante associazioni che sono schierate apertamente contro la mafia (e non solo la mafia) e che continuano ancora oggi a ricordare, difendere e onorare le vittime delle stragi, ben consapevoli del rischio che corrono (come ad esempio Giorgio Bongiovanni). Ma non si dovrebbe dimenticare che anche il carnefice sa piangere ed è bravissimo ad esternare un falso dolore. Gli eredi dei carnefici sanno anche schierarsi apertamente e ricordare con inganno e ipocrisia le vittime di questo male oscuro. Anzi, in certi casi, dimostrano di essere più bravi di chi veramente combatte con lealtà. Chi ha ereditato forza e potere a sua insaputa, se vuole essere veramente leale, per prima cosa non deve mai onorare e difendere quella forza negativa che l'ha creato e deve capire che la guerra non si fa come la faceva Don Chisciotte.

Una volta, Antonino Vaccarino, l'ex Sindaco di Castelvetrano, pupillo e delfino di Francesco Messina Denaro, mi disse queste parole: “La forza dell'antica Roma e le conquiste dei Romani erano dovute esclusivamente all'Idea di Roma. Roma era un'Idea! Sappi, caro Enzuccio, che l'Idea a cui noi apparteniamo è più forte dell'Idea di Roma. In questa sublime e potente Idea è racchiusa la nostra Entità, insieme ad altre Entità”.

Carissimo Salvatore, per vincere questa Idea del Male si devono attaccare gli eredi di questa Idea che li fa essere forti. Bisogna colpirli nel cuore! Ma più che gli uomini, si deve distruggere l'Idea che è radicata in questi uomini.

Sono sicurissimo che chi ha ordinato a Messina Denaro Francesco di organizzare il piano per uccidere il tuo Amato Fratello, gli ha anche manifestato la preoccupazione e la paura che questo piano fallisse. Tanto è vero che, per mettersi al sicuro, Messina Denaro Francesco ha organizzato non uno ma due piani per ucciderlo, in modo tale che sia nell'uno che nell'altro non avrebbe potuto avere scampo! Il primo consisteva nell'ucciderlo con un fucile di precisione e, in quel caso, sarei stato io a sparare. Il secondo piano consisteva nell'ucciderlo con una autobomba, e anche in quel caso, io avrei partecipato, ma con un ruolo di minore portata: avrei fatto semplicemente da copertura. Posso dire di aver visto con i miei occhi la condanna a morte del Dr. Borsellino! Ricordo benissimo il giorno in cui, a casa del Sindaco Vaccarino, c’era il mio capo assoluto Messina Denaro Francesco che mi disse di tenermi pronto per partecipare all’uccisione del Dr. Borsellino o di un suo Sostituto.
Il Dr. Borsellino non sarebbe dovuto morire! Tutti sapevano che c’era un piano ben organizzato per eliminarlo quando era Procuratore di Marsala e che questo piano doveva essere portato a termine dal mio Capo Assoluto della storica famiglia di CASTELVETRANO Messina Denaro Francesco. Di questa morte annunciata la televisione di Stato ha parlato più e più volte.
Ma fui io il primo a parlarne apertamente nei primi mesi del 1992 in Corte d'Assise d'Appello di Palermo, dove si procedeva contro Nitto Santapaola e Mariano Agate per l'omicidio del Sindaco di Castelvetrano Vito Lipari. Quel “pentito-a-metà” di Giuffrè ha confermato ciò che io dissi in Corte D'Assise di Palermo al Presidente Barreca. Ma, per quanto riguarda ciò che va oltre Cosa Nostra, il collaboratore di giustizia Giuffrè ha paura di parlare!

Ricordo quando mi trovai nella cella di isolamento al carcere di Favignana, quando, dopo una lunga introspezione ed una analisi di tutto ciò che era stata la mia vita, ho capito che la mafia mi aveva usato, educandomi a valori sbagliati, ipocriti e violenti che avevano messo in pericolo la mia stessa vita. In quei momenti mi veniva in mente il Dr. Borsellino, il giudice che avrei dovuto uccidere per eliminare uno dei maggiori ostacoli al domino mafioso. In quella cella d'isolamento c'era in me un grande travaglio interiore e, prima che io mi decidessi a chiamare il Dr. Borsellino, capii che questa forza del Male che mi aveva plasmato fin dalla Giovinezza aveva mostrato tutta la sua debolezza e vigliaccheria davanti alla sua professionalità e al suo coraggio. Questa cosa li rese, davanti ai miei occhi, non invincibili come mi avevano fatto credere, bensì vulnerabili! Il mio non è stato solo un pentimento giudiziario ma anche un pentimento interiore e morale. Metteva in ballo tutti quei valori e quegli insegnamenti mafiosi che avevano mostrato tutta la loro debolezza davanti al nobile coraggio del Dr. Borsellino. Questo pentimento interiore lo devo soprattutto a lui, in quanto mi stava sempre vicino e mi aiutava a capire le ragioni profonde del mio pentimento.
Con quella luce particolare negli occhi mi diceva: "Vincenzo, ti assicuro che la parola pentimento è una parola nobile". E mi citava il pentimento del Re Davide dopo aver ucciso un innocente e avergli sottratto anche la moglie.

Quando lo incontrai, capii che c’era qualcosa che ci univa e che questa cosa non era solo il nostro legame, tanto diverso, con quella forza del Male di cui io facevo parte, ma qualcosa di ancora più oscuro e ineluttabile: l’oscura immensità della morte! Con lui condividevo lo stesso destino di morte, deciso dai capi mafiosi e da quelle Entità racchiuse in una grande e potente forza del Male.
Sapevamo entrambi che saremmo morti e questo ci ha reso ancora più vicini. Ed io Vincenzo Calcara, che credevo a questa forza del Male ed ero pronto a morire per essa, non potevo non unirmi ad un uomo con il quale avevo in comune una sola cosa: la morte! Sì, perché anche io ero stato condannato a morte, avendo avuto una relazione con la figlia di un uomo d’onore. Sapevo benissimo che la mia condanna a morte sarebbe stata eseguita dopo avermi usato per uccidere il Dr. Borsellino.

Tutte le volte che lo incontravo, rimanevo veramente colpito dal suo sorriso disarmante, da quella luce nel suo sguardo, lo sguardo di chi è fedele a se stesso e alle regole fino in fondo. Ma ero anche colpito dalla sua bontà, degna solo dei più devoti cristiani. Ripeto, il Dr. Paolo Borsellino, come magistrato, non era secondo a nessuno. La sua umiltà da vero cristiano lo faceva apparire secondo al suo amico Falcone, ma in realtà la sua professionalità ha fatto sì che la sua morte fosse anticipata!

Mio Stimatissimo, devi anche sapere che l'affetto particolare che il tuo amato fratello nutriva nei miei confronti è nato e si è rafforzato solo dopo aver toccato con le sue mani la mia lealtà verso di lui. Grazie a me trovò prove e riscontri di certi misteri, che per lui erano più importanti di quella sua vita che io cercavo di salvargli. Dopodiché, ha chiamato Sua Eccellenza l'Alto Commissario Finocchiaro e mi ha messo al sicuro nelle sue mani salvandomi la vita!

La Società Civile non deve sapere solo i rapporti d'affetto e gli abbracci tra me e il Dr. Borsellino. Deve essere al corrente della sua professionalità e di tutte le altre cose che hanno fatto paura, che continuano a fare paura e che vengono tenute chiuse negli armadi.

Il Dr. Borsellino aveva messo in pericolo interessi forti. Era quindi un ostacolo e un pericolo per quello che poteva ancora fare. Il Dr. Borsellino era in possesso di verità scomode. Di verità che facevano e fanno tuttora paura sia a Cosa Nostra che a quei poteri occulti molto pericolosi da sempre collegati a Cosa Nostra.

Tanti, anche tra coloro che si spacciavano per suoi amici, si dovrebbero vergognare di averlo lasciato solo al suo destino.
Siccome io credo nella coscienza dell’uomo e so con certezza che non si può mentire alla propria coscienza, mi rivolgo soprattutto a quelle persone della società civile che, anche se non collusi con nessuna di queste Entità malefiche, non hanno avuto il coraggio di fare un passo avanti per blindare e difendere la vita e il corpo fisico del Dr. Borsellino. A loro io voglio trasmettere tutte le sensazioni belle e le vibrazioni positive che il Dr. Borsellino mi ha trasmesso. Solo così potranno evitare lacrime di pentimento.

Migliaia di pentiti hanno parlato. Ma ci sono cose che non sono mai state dette. Molti di loro non ne hanno parlato, semplicemente perché non ne erano al corrente. Alcuni, invece, che conoscono quelle cose, credono che, non parlandone, avranno salva la vita.
Io invece ne voglio parlare, perché ho il mio asso nella manica. Solo io ho questo privilegio e quindi non posso arrecare troppi danni o problemi a chi indaga su queste cose. Per quanto concerne le Entità collegate a Cosa Nostra, ho parlato ampiamente con il Dr. Luca TESCAROLI presso la Procura di Roma. Ora, io temo per la sua vita, così come per la Dott.ssa Monteleone, per via delle indagini che stanno conducendo. D'altra parte, capisco anche che un attentato al Dr. Tescaroli non sarebbe conveniente per chi volesse la sua morte: sarebbe una conferma implicita della cose che dico.
Credo di poter dire di essere arrivato a conoscere circa l'80-90% della Verità.

Tutte le cose che racconterò sono le stesse che ho raccontato al Dottor Borsellino.
Lui prendeva appunti nella sua agenda rossa.
Quella stessa agenda che è stata fatta sparire misteriosamente il giorno dell'attentato in Via D'Amelio.
E che non è stata più ritrovata.


L'INIZIAZIONE

La maggior parte delle notizie più riservate di cui parlerò le ho apprese da Michele Lucchese.
Michele Lucchese era non solo un imprenditore, ma anche un politico e un uomo di grande fiducia di Messina Denaro Francesco, il mio Capo Assoluto. Sia Michele Lucchese che Messina Denaro Francesco, a loro volta, sono venuti a sapere di queste notizie riservate tramite il famigerato notaio Salvatore Albano. Posso affermare con certezza che Brusca e Cancemi conoscono il notaio Albano. Questo Albano, nativo di Borgetto, un paese della provincia di Palermo, era sposato con una donna slava, con la quale ha adottato una bambina. Iscritto all’Ordine dei Cavalieri del Santo Sepolcro, così come il noto cardinale Marcinkus, era amico fraterno del famoso Luciano Liggio di Corleone, di cui curava gli interessi economici. Non solo. Era pure amico fraterno dei cugini Salvo, esattori e uomini d’onore. Talmente amico cheinviò loro un vassoio d'argento in dono per le nozze di Angela Salvo, la figlia prediletta di Nino, con il medico Gaetano Sangiorgi, oggi all'ergastolo come basista dell'agguato in cui fu ucciso il cugino del suo suocero, l'altro esattore, Ignazio. Si tratta del famoso vassoio del processo-Andreotti. Dentro al Vaticano il notaio Albano era di casa, ed era la persona giusta di collegamento tra l’Entità di Cosa Nostra e l’Entità del Vaticano.

Michele Lucchese nutriva per me grande affetto e fiducia. Tanto per dire quanto si fidasse di me, aveva fatto in modo che avessi la residenza a casa sua. Lucchese apparteneva ad una Loggia Massonica segreta e voleva assolutamente che anch'io entrassi a farne parte. Per questo chiese l'autorizzazione a Messina Denaro Francesco. Si era messo in testa di prepararmi all'iniziazione “Il Tempio” con Rito Scozzese: sarebbe stato lui il mio garante. Ricordo che un giorno, tutto contento, mi annunciò che Messina Denaro Francesco aveva acconsentito: “U zù Cicciu ha detto di sì!”.
Allora non perse tempo e iniziò subito a insegnarmi le prime regole fondamentali della Massoneria. Innanzi tutto alcuni termini specifici come Gran Maestro Venerabile, Gran Segretario, Grande Luce, 33°, 32°, 30° Grado, “in sonno”. Essere un fratello “in sonno” significa, per esempio, essere in un periodo di prova, in attesa di entrare a far parte a tutti gli effetti della Famiglia. Succede un po' la stessa cosa anche all'interno di Cosa Nostra. Anche lì si viene, per così dire, posati, quasi come in castigo, per poi ricevere di nuovo l'affetto del Capo Assoluto.
Lucchese mi insegnò anche come si riconosce un Fratello Massone, come ci si saluta quando ci si stringe la mano o ci si bacia e come ci si riunisce nel Tempio.
Cito un episodio particolarmente divertente. In un'occasione, Antonino Vaccarino, l'ex sindaco di Castelvetrano e ufficialmente Massone del Grande Oriente, venne a trovare Lucchese a Milano. Ero presente anch'io. Visto il grande affetto e confidenza che c'era con lui, Lucchese mi ordinò di mettere in pratica quello che avevo imparato e salutarlo con il Rito Massone. Vaccarino scoppiò a ridere e mi disse: “Sono contento che anche tu sia diventato massone!”. Era contento ed orgoglioso di me.
Questa mia appartenenza alla Massoneria si è rivelata utilissima. Per esempio, ho potuto salvare l'occhio di mia figlia Fiammetta, che necessitava di essere curato con medicinali costosissimi. Devo ringraziare il Dr. Par... (non è ben leggibile nell’originale n.d.r.). Una volta avevo notato che questo dottore era stato salutato con Rito Massone da una persona che è venuta a trovarlo. Capii dunque che era un nostro fratello. Un giorno decisi di presentarmi da lui come un fratello “in sonno” (anche se “in sonno” si è sempre fratelli), lo salutai da Massone e lui mi diede gratis quelle medicine necessarie per mia figlia.


LA MORTE DI PAPA LUCIANI

La casa di Michele Lucchese si trovava a Paderno Dugnano in una zona, per così dire, “sicura”, cioè controllata meticolosamente dal nostro amico, il Maresciallo dei Carabinieri, Giorgio Donato. A mezzogiorno mi incontro con lui. Appena mi vede, Lucchese mi chiede di raccontargli per filo e per segno tutto quello che ho fatto e visto nella mia “giornata romana”. Io, con pazienza infinita, gli riferisco tutti i dettagli dell'operazione, compresa l'agitazione che avevo notato sul volto di Antonov.
“Michele, non mi avevi mica detto che si doveva fare un attentato al Papa!”.
Lui sorride.
Poi mi dice: “Vedi? In questo momento Furnari e Santangelo sono a pranzo insieme al Turco in quel ristorante. Tu adesso ci vai e, mentre Santangelo rimane col Turco, tu mostri a Furnari il punto esatto in cui devono fargli fare la fine de lu sceccu!”.
Che, in siciliano, significa “fare la fine dell'asino”.
“Caro Enzo, devi sapere che un asino si usa finché serve. E' nato per essere usato. Quando non serve più, lo si ammazza!”
Sapevo fin troppo bene cosa volessero dire quelle parole.
Poi mi dà appuntamento a casa sua per la sera stessa.

Dopo aver fatto come mi aveva ordinato, la sera mi presento da lui.
Lucchese, come al solito, mi accoglie calorosamente.
“Allora?”
“Furnari e Santangelo sono con il Turco. Lo stanno portando nel luogo che gli ho indicato”.
“Bravissimo! Enzo, non ho voluto che partecipassi anche tu all'omicidio del Turco. Ho preferito che stessi qui, a farmi compagnia. Spero che capirai. Ora, però, prima, fammi fare una telefonata”.
Lucchese prende in mano la cornetta e compone un numero. Dalle sue prime parole capisco che dall'altra parte del filo c'è il Comandante dei Carabinieri, Giorgio Donato.
Ricordo queste parole: “Azione avviata!”
Dopo aver terminato la telefonata, si volta verso di me con aria soddisfatta: “La zona è sotto controllo. Questo amico è troppo in gamba!”
Poi, mentre aspettiamo che tornino Furnari e Santangelo, Lucchese inizia a parlarmi del motivo per cui era stato pianificato l'attentato al Papa.
“Enzo, ci sono un paio di cose che devi sapere. Papa Wojtyla aveva intenzione di seguire il solco appena tracciato da Papa Luciani, e cioè rompere gli equilibri all'interno del Vaticano. Ti rivelo una cosa. Papa Luciani era intenzionato a fare una vera e propria rivoluzione all'interno del Vaticano. Siccome desiderava tanto che la Chiesa fosse più povera, aveva preparato un progetto per ridimensionare la ricchezza del Vaticano e aveva studiato un piano per aiutare le famiglie povere del mondo, innanzitutto quelle italiane. Ovviamente, tutto ciò si doveva fare per mezzo della I.O.R., la Banca del Vaticano, che sarebbe stata data in gestione a persone laiche secondo l'insegnamento di Gesù: “Dare a Cesare quel che è di Cesare”. Papa Luciani non sopportava l'idea che Cardinali e Vescovi gestissero queste enormi ricchezze e, quindi, la sua prima intenzione era quella di rimuovere proprio quei Cardinali che usavano e manipolavano il Vescovo Marcinkus e che sfruttavano non solo la sua capacità di gestire lo I.O.R., ma anche e soprattutto i suoi contatti e le sue potenti amicizie a livello europeo ed internazionale. Se Papa Luciani non fosse morto, da lì a pochi giorni sarebbero stati rimossi e sostituiti immediatamente sia Marcinkus che altri quattro Cardinali e forse anche, se non erro, il Segretario di Stato o il Segretario del Papa. Al loro posto sarebbero subentrati altrettanti Vescovi e Cardinali di massima fiducia. Costoro, in gran segreto, avevano preparato insieme a Papa Luciani un piano ben preciso. Dopo essersi inseriti ognuno al posto giusto, si sarebbero attivati subito per distribuire il 90% delle ricchezze del Vaticano in diverse parti del mondo, in modo tale da costruire case, scuole, ospedali etc... Il 10% delle rimanenti ricchezze sarebbe stato affidato e fatto gestire allo Stato Italiano per conto e in base ai bisogni della Chiesa. Insomma, voleva fare una vera e propria rivoluzione e cogliere tutti di sorpresa!
Purtroppo, il Povero Papa non ha potuto portare a termine il proprio piano, in quanto uno dei Cardinali di fiducia lo ha tradito ed è andato a raccontare tutto a Marcinkus e agli altri Cardinali! Costoro, appena vennero a conoscenza della cosa, si attivarono immediatamente e con la loro diabolica intelligenza riuscirono, senza lasciare nessuna traccia, ad uccidere il loro Papa con una grande quantità di gocce di calmante, grazie anche all'aiuto del suo medico personale”.

Rimasi completamente stupefatto dalle parole di Lucchese.

“Michele, e chi sarebbero questi quattro cardinali?”
“Enzo. Io ti posso riferire quello che mi ha detto il Notaio Albano”.
“E che dice il notaio?”
“Dice che erano quattro le “anime nere” che si aggiravano dentro il Vaticano ed esercitavano un forte potere sfruttando le doti manageriali del Vescovo Marcinkus. Mi ha fatto quattro nomi. Innanzitutto il Cardinale Macchi, uno dei prediletti di Papa Paolo VI, che l'aveva anche ordinato Suo Segretario. Faceva parte dei cavalieri del Santo Sepolcro, proprio come il Vescovo Marcinkus”.
“Cardinal Macchi! Questo nome non mi è nuovo... Ma certo! Ha lo stesso nome di un mio compagno delle Elementari! E chi altri?”
“La seconda “anima nera” era il Cardinal Villot, Vallot o Vellot, scusami ma adesso non ricordo bene...”
“Che nome strano! Non termina nemmeno con una vocale. Deve essere straniero”.
“Esatto, Enzo. Questo Cardinale, pur non essendo Italiano, ha fatto delle cose straordinarie e ha salvato la finanza del Vaticano, quella finanza che Papa Luciani voleva distruggere.
E poi c'era il Cardinale Benelli...”
“Benelli! Come la marca della mia prima moto! Si chiamava proprio così. Mi ricordo ancora. Me la regalò Casesic, il mio padrino di Cresima...”
“Per ultimo mi fece il nome del Cardinale Gianvio, che mi sembra fosse anche Segretario. Tutti e tre comunque facevano parte dell’Ordine dei Cavalieri del Santo Sepolcro. Enzuccio, figghiu miu, devi capire che questi quattro Cardinali avevano in mano lo I.O.R. e le finanze del Vaticano! E avevano pure un filo diretto proprio con il Notaio Albano che, come ben sai, all'interno di Cosa Nostra è come un fiore all'occhiello”.
“Senti, Michele. Una curiosità. Ma l'altro Turco, che fine ha fatto?”
“L'altro turco, a quanto pare, tu non l'hai neppure incontrato. Si chiama Ali Agca. L'altra notte ha pernottato in un albergo a Palermo, prima di arrivare a Roma per l'attentato. Devi sapere che tutte e due i Turchi sono stati addestrati in Sicilia da uomini di Cosa Nostra. Nel caso, dopo l'attentato, fosse riuscito a fuggire, c'era già pronto un piano per ucciderlo!”.
Siamo andati avanti a parlare ancora per un paio d'ore, fino a notte inoltrata, finché non sentiamo arrivare Furnari e Santangelo.

LE CINQUE ENTITA'

Nell'Autunno del 1991, quando il Dr. Borsellino era Procuratore a Marsala, decisi di raccontargli come era strutturata Cosa Nostra, per quanto io ero riuscito a sapere. Volevo mostrargli come Cosa Nostra non fosse altro che una di quelle che io chiamo cinque Entità che, con la loro rete segretissima di collegamenti, occupano e influenzano gran parte della vita politica, economica e istituzionale italiana. In uno dei tanti incontri con il Dr. Borsellino, gli avevo ancora una volta esternato la mia preoccupazione per la sua vita dicendogli di mettersi al sicuro, perché solo da vivo poteva essere la mia ancora di salvezza.
Lui mi aveva risposto con queste parole: “Vincenzo, solo se togli dal tuo cuore quel negativo sentimento di paura, puoi onorare te stesso, la scelta che hai fatto e anche la fiducia che ho riposto in te e, perché no, anche quelle preziose ore che ho tolto alla mia famiglia per dedicarle a te, per sostenerti nei momenti difficili. Ricordati quello che ti dissi l’altra volta: “E’ bello morire per ciò in cui si crede, e chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”. Vincenzo, siamo nella stessa barca, indietro non si torna! Adesso racconta con dovizia di particolare tutto ciò che mi hai accennato sulle Entità e su quella potente Idea. Però sappi che quando ti verrò a trovare a Roma, tutto ciò che mi hai detto e mi dici sarà messo a verbale e firmato da te. Ricordati che le cose più importanti le scrivo su questa Agenda, e poi non potrai dire di non avermele dette”.

A quel punto gli dissi che mi era stato raccontato con orgoglio che queste cinque Entità sono state partorite da una potente e nobile Idea e al cuore di questa Idea sono legate indissolubilmente. Essa le nutre di nobili valori, che a loro volta si fanno largo nel cuore e nella mente degli uomini che ne sono degni. Questo è quanto mi hanno fatto credere e a cui ho sempre creduto finché non incontrai il Dr. Borsellino.

L'unica persona che io ricordi che ha fatto cenno all'esistenza di queste cinque Entità è stato Buscetta. Al di fuori di lui, nessun altro pentito ha voluto parlarne. In realtà, queste Entità possono essere pensate anch'esse come delle Idee, forti e apparentemente indistruttibili. Per fare un esempio, è chiaro che l'idea di un palazzo è più importante del palazzo stesso: il palazzo può crollare, ma la sua idea non ne rimane scalfita. Quando si parla di Cosa Nostra e delle altre Entità ad essa collegate, bisogna tenere ben presente questo fatto: quello che conta è la qualità di queste Idee.

Quella nobile grande Idea di cui parlavo può essere allora definita come un'Idea Madre che racchiude al suo interno tutte le cinque Idee rappresentate dalle cinque Entità. Quali sono queste Entità? Eccole:

1) Cosa Nostra
2) 'Ndrangheta
3) Pezzi deviati delle Istituzioni
4) Pezzi deviati della Massoneria
5) Pezzi deviati del Vaticano (un 10% direi)

Queste cinque Entità sono intimamente legate le une alle altre, come se fossero gli organi vitali di uno stesso corpo. Hanno gli stessi interessi. Prima di tutto, la loro sopravvivenza. E per sopravvivere e restare sempre potenti si aiutano l’una con l’altra usando qualsiasi mezzo, anche il più crudele. Queste cinque Entità sono state e rappresentano tuttora una potenza economica incredibile, capace di condizionare in alcuni casi il potere politico italiano, anche quello rappresentato da persone pulite. Purtroppo si sono create delle situazioni tali che il potere politico italiano non può fare a meno di questi poteri occulti. Queste cinque Entità occulte si fondono soprattutto quando ci sono in gioco interessi finanziari ed economici condizionando così l’Italia a livello di politica e istituzioni.

C’è una regola fondamentale: ogni Entità è assolutamente autonoma. Nessuna Entità può interferire nel campo di un’altra Entità. Le regole che si attuano sono pressoché uguali a quelle di Cosa Nostra. Ad esempio. Se dentro Cosa Nostra un uomo d’onore viene “posato”, in un’altra Entità si dice “è a riposo”, oppure è “in sonno”, come ho già avuto modo di spiegare in precedenza. In ogni caso, la sostanza non cambia.

Ma come sono strutturate nello specifico?

Bene. Al vertice di ogni Entità c'è una Commissione, rappresentata da non più di 12 persone.
Ogni Commissione è presieduta da un Triumvirato, composto dal Capo Assoluto e da altre due persone che, in quanto a forza e potenza, non sono meno del Capo Assoluto. Il Triumvirato controlla i cosiddetti Soldati, persone riservatissime che si incontrano fra di loro secondo gli ordini impartiti dal Triumvirato stesso. E' importante capire che, all'interno di ogni Commissione, solo il Triumvirato è a conoscenza dell'esistenza delle altre Idee. Tutti gli altri, anche all'interno della Commissione stessa, sono all'oscuro di tutto e l'unica cosa che possono fare è scambiarsi informazioni, ma senza poter cogliere la vastità degli intrecci.

Succede però, come è naturale, che, a un certo punto, arrivi la fine di un Triumvirato. Ecco allora che sono già pronte automaticamente le “persone-ombra”, che sostituiranno i membri del Triumvirato dopo la loro morte. Ogni componente del Triumvirato si sceglie la propria Ombra (può anche essere un Capo famiglia qualsiasi) e la prepara affinché sia pronta a prendere il suo posto. In realtà, non solo i componenti del Triumvirato, ma anche ogni singolo membro della Commissione ha la propria Ombra. E' una tradizione che si tramanda nel tempo. Così come chi fa l'avvocato, poi crescerà un figlio avvocato.
E' come una sorta di clonazione.
Purtroppo, è un argomento piuttosto delicato e della massima segretezza ed io non sono riuscito a capire da chi vengano “costruite” queste Ombre, pronte alla successione.

I cinque Triumvirati, a capo delle cinque Entità, sono fra essi collegati e formano la cosiddetta Super Commissione, quella che io chiamavo Idea Madre. Ovviamente, ogni persona della Suprema Commissione ha il diritto e il dovere di scegliersi un'Ombra. Al vertice di questa Super Commissione, composta quindi da 15 persone (tre per ogni Entità), c'è un altro Triumvirato, una sorta di Super Triumvirato, a cui tutta la Super Commissione deve sottostare per le decisioni finali. I componenti di questo Super Triumvirato sono eletti con voto segreto e comandano a vita. La funzione di questa Super Commissione è quella di garantire i diritti e l'autonomia delle cinque Entità, compresa naturalmente l'Entità di Cosa Nostra.

Saranno una ventina in tutto i pentiti che sanno di questa Super Commissione, ma non ne vogliono parlare. Io non posso credere che tutti i pentiti, a parte Brusca e Cancemi, non conoscano altro all'infuori di Cosa Nostra. Tra di loro c'è qualcuno che sa. Ma hanno paura di parlare perché credono che, non parlandone, salveranno la loro vita.

So di per certo che alcuni componenti della Suprema Commissione hanno partecipato alle scrittura della Costituzione Italiana, insieme ovviamente a tanti altri uomini puliti, che però hanno paura di opporvisi perché fiutano il pericolo.

Cosa Nostra

Il braccio più armato di tutte le Entità è quello di Cosa Nostra. In questo non è seconda a nessuno.
Finora le istituzioni hanno sempre e solo colpito L'Entità di Cosa Nostra, che però è solo il braccio armato di un'Idea può grande, l'Idea Madre.
Le migliaia e migliaia di uomini d'onore che compongono Cosa Nostra sono come un esercito, sono radicati sul territorio e riducono inevitabilmente la Sicilia ad una terra martoriata. Incutono paura al popolo siciliano e impongono la cultura dell’omertà. Ogni bambino che nasce in Sicilia non può fare a meno di respirare quella cultura di morte che Cosa Nostra impone con forza.

Pezzi deviati delle Istituzioni

L’Entità dei pezzi deviati delle Istituzioni è radicata in tutto il territorio italiano. E’ composta da uomini politici, servizi segreti, magistrati, giudici e sottufficiali dei carabinieri, polizia ed esercito. Le idee di Cosa Nostra e dei pezzi deviati delle Istituzioni sono da sempre collegate. Ne è un esempio l'omicidio di Salvatore Giuliano. Questa Entità ha in seno uomini di grandissima qualità, preparati, addestrati e pronti a causare danni enormi a chiunque. Questi uomini non sono secondi ai Soldati di Cosa Nostra e vengono chiamati Gladiatori. Sono uomini riservatissimi e di grandissima importanza, in quanto hanno giurato di servire fedelmente lo Stato, ma in realtà il loro giuramento è assolutamente falso. Agli occhi dei loro colleghi puliti, che per fortuna sono in maggioranza, appaiono anche loro puliti e, con inganno, dimostrano lealtà verso le Istituzioni.
Sono a tutti gli effetti uno Stato dentro lo Stato.

Pezzi deviati della Massoneria

La stessa cosa vale per l’Entità della Massoneria, anch'essa strettamente collegata all'Entità dei pezzi deviati delle Istituzioni. Questa Entità della Massoneria deviata, all'interno della Massoneria pulita, ha un grande potere ed enormi ricchezze e, per forza di cose, chi gestisce il potere in Italia deve venire a patti con la Massoneria. Questa Entità è stata creata attorno al 1866 all’insaputa del Re da un illustre Massone, il Conte Camillo Benso di Cavour.

Pezzi deviati del Vaticano

Anche all'interno del Vaticano c'è un'Idea. L'Entità dei pezzi deviati delle istituzioni del Vaticano è ben radicata anch’essa sul territorio Italiano. E’ composta da Vescovi, Cardinali e Nunzi Apostolici. Anche loro agli occhi di altri Vescovi e Cardinali, per fortuna in maggioranza (ma nel passato in minoranza) appaiono puliti e fedeli a Gesù Cristo e al Papa.
In realtà sono dei diavoli travestiti da santi, che sfruttano la buona fede di tante persone.
Con un metodo segreto che solo loro conoscono e grazie alla loro diabolica intelligenza, anche se in minoranza, riescono quasi sempre ad ingannare e a manipolare quei Vescovi e quei Cardinali che servono veramente con devozione ed umiltà la Chiesa.

So che a livello nazionale c’erano sguinzagliati alcuni Cardinali di prestigio per inculcare nella mente del popolo italiano il convincimento che la mafia non esistesse e che fosse solo un'invenzione dei comunisti. Il loro intento era quello di indirizzare milioni di persone a votare lo “Scudo Crociato”, la Democrazia Cristiana. Credo che nell'ex-DC coloro che facevano parte di queste Idee non superassero il 10-15%. Posso dire con certezza che circa l'80% non ne faceva parte, mentre il restante 20% era in incognito.

Il Vescovo Marcinkus, che ho nominato più e più volte, in quanto Americano non poteva far parte dell’Entità. Egli era semplicemente uno strumento del Cardinale Macchi e del notaio Albano, che sfruttavano le sue capacità nel saper gestire lo I.O.R. e le sue conoscenze a livello internazionale. Ovviamente sfruttavano soprattutto la sua ingenuità. Nella Banca del Vaticano sono transitati migliaia e migliaia di miliardi appartenenti alle cinque Entità Occulte, compresa quella di Cosa Nostra (leggasi la sentenza di assoluzione per il riciclaggio di quei famosi 10 miliardi). Questi soldi venivano appunto riciclati e, una volta divenuti puliti, reinvestiti. Al notaio Albano, in qualità di notaio, venivano affidati ingenti beni immobili (terreni, ville, tenute, palazzi) che venivano intestati non solo a Cardinali e Vescovi, ma anche a uomini di Cosa Nostra, a uomini della Massoneria, a uomini politici e anche a parenti e amici che facevano da prestanome.

Tutto ciò che io dico lo dico con la certezza che nessuno potraàdimostrare che sia falso.
Se si vuole, basta che si controllano tutti gli atti notarili o i rogiti che il Notaio Albano ha fatto in vita sua. Il Dr. Borsellino ha saputo riscontrare ciò che dico. Questi riscontri li ha scritti nella sua agenda rossa!


L'INSEGNAMENTO DI PAOLO

Quando, il 23 maggio 1992, sentii in televisione la notizia della strage ai danni del Dr. Falcone, fu come se toccassi con mano la forza devastante di Cosa Nostra. Ricordo che la paura prese veramente il sopravvento su di me facendomi scaraventare al muro il televisore.
Pochi giorni dopo, il Dr. Borsellino mi viene a trovare e, dopo aver ascoltato quello che avevo da dire, si alza in piedi, si accende una sigaretta e inizia a parlarmi con queste parole: “In questo momento non è il tuo capo che ti parla, ma un giudice che servirà fedelmente lo Stato e la società civile fino all’ultimo momento. Pagherei qualunque cosa pur di poter dire in faccia a questi cosiddetti capi che la decisione che hanno preso di uccidere il mio amico Giovanni Falcone non è altro che una decisione ignobile, partorita da una mente ancora più ignobile! Non hanno nemmeno rispettato l’unica regola d'onore che gli era rimasta, quella di non uccidere le Donne. Non le femmine, le Donne! Meritano veramente disprezzo. Questi uomini, se così si possono definire, non rappresentano e non sono figli di una potente e nobile Idea, ma rappresentano e sono figli di una debole, ignobile e malata idea del male, racchiusa nell’illusione di valori ignobili, che entrano nella loro mente malata di uomini infami. Essi non conoscono né l’onore né quei grandi valori che stavano dietro al mio amico Giovanni Falcone e alla sua Donna, che ha avuto solo la colpa di seguire il suo uomo!”.
Parlava con una tale rabbia in corpo: “Ma io non gli darò la possibilità di uccidere la mia Donna, non glielo permetterò mai. Ti dico anche che loro possono uccidere il mio corpo fisico. E di questo sono ben cosciente. Ma sono ancora più cosciente che non potranno uccidere le mie idee e tutto ciò a cui credo! Questi infami si erano illusi che, uccidendo il mio amico Giovanni, avrebbero anche ucciso le sue idee e quel grande patrimonio di valori che stava dietro di Lui. Ma si sono sbagliati, perché il mio amico Giovanni tutto ciò che amava e onorava, lo amava così profondamente da legarselo nel suo animo, rendendolo dunque immortale.”

Giuro che le parole del Dr. Borsellino erano così potenti e piene di vibrazioni, che facevano tremare il pavimento. Erano così forti che non riuscivo a guardarlo negli occhi, quegli occhi scintillanti e pieni di rabbia. Era chiaro che il dolore di questo nobile uomo era fortissimo. Questo dolore io lo vivo anche in questo momento e non riesco a contenerlo. Non è un dolore normale. E' un dolore puro e nobile. Ma siccome io non ho niente di nobile, faccio fatica a contenere questo dolore. Sono convinto che questo nobile sentimento di dolore non appartenga a me: io non ne sono degno. Appartiene invece alle persone che lui amava profondamente e in primis alla moglie, ai figli e anche alle nipotine che non ha conosciuto e che io indegnamente ho avuto modo di incontrare: ho persino baciato la sua prima nipotina Agnese. Ma insieme a questo sentimento di dolore c’era anche un sentimento di coraggio, permeato da vibrazioni positive che Lui mi ha trasmesso e che io voglio trasmettere alle sue nipotine Lucia, Vittoria, Merope.

A tutte le persone che il Dr. Borsellino amava profondamente, compreso le donne e gli uomini della società civile, io dico che nessuno può uccidere la Verità! Soprattutto quando la Verità è legata al proprio animo. Che me ne faccio di questa vita che io amo, se non onoro la Verità che appartiene alla vita? Il Dr. Borsellino, con il suo esempio, mi ha insegnato che un uomo deve amare la vita dopo che ha imparato ad amare ciò che sta oltre la vita!

Mi sembra di sentire ancora la sue parole mentre mi spiegava che in qualunque struttura umana esiste il bene e il male. I santi e i diavoli. E che ognuno di noi deve far riemergere quella scintilla divina che ogni uomo ha in sé. E che comunque alla fine il bene trionferà sul male, perché questa è una volontà e una legge divina che nessuna forza del male potrà fermare. Siccome io credo nella coscienza dell’uomo e in quella scintilla divina e so con certezza che non si può mentire alla propria coscienza, desidero veramente che le sensazioni belle che mi dava il Dr. Borsellino in vita e che mi dà anche adesso dal cielo le possa anche provare chi si spacciava o si spaccia per suo amico, ma che invece lo ha abbandonato al suo destino, se non addirittura tradito. Sono sicuro che queste persone, prima o poi, verseranno lacrime di pentimento.

Io ho visto con i miei occhi l’odio che Cosa Nostra e tutte quelle Entità collegate a Cosa Nostra nutrivano nei confronti del Dr. Borsellino. Queste Entità, come ho avuto modo di spiegare, sono racchiuse in una unica, grande Idea del male. Ma io non ho visto solo l'odio. Ho visto anche la paura, la preoccupazione che questa forza del male aveva nei confronti del Dr. Borsellino. Per cui vi dico, e lo dico per cognizione diretta, che questa Idea del male non è invincibile. C’è la prova che ha avuto paura di un uomo della società civile e quindi è vulnerabile. Il punto debole di questa Idea del male è la paura che ha verso uomini pieni di coraggio e di valori.

Lo Stato e la società civile non possono permettere che verità ignobili e infami siano nascoste sotto la nostra nobile bandiera. Una verità ignobile non può stare sotto la bandiera accanto alla Verità nobile. Come non ci si può permettere di far passare un diavolo per un santo. Solamente una Verità nobile può essere nascosta sotto la bandiera, poiché è lei stessa la bandiera nobile, per la quale nobile sangue è stato versato. Viceversa, una verità ignobile può solo stare sotto e a fianco della bandiera ignobile di Cosa Nostra e di tutte quelle Entità collegate a Cosa Nostra. Solo chi è vigliacco e ha paura è degno di stare a fianco di una verità ignobile e una bandiera ignobile. Verità e bandiera ignobili non possono sventolare sotto il sole come se fossero nobili. Così come uomini di potere e uomini delle Istituzioni, se sono ignobili, non possono e non devono stare a fianco di uomini puliti che servono e garantiscono lo Stato e la società civile. Altrimenti è come se rubassero il sacro e lo mischiassero con il profano. E mi fermo qua.

Sono trascorsi quattordici anni e ancora il sangue innocente del Dr. Borsellino grida giustizia e Verità. Ma non solo. Anche il sangue innocente di altri uomini, uccisi da questa Idea del male, grida giustizia e Verità.

Il Dr. Borsellino era solito dirmi: “Vincenzo, quando vado via, se ti senti nervoso o agitato, fatti una preghiera. Vedrai che ti sentirai meglio”.
Io allora una volta gli risposi: “Dottore, adesso mi vado a confessare dal Vescovo Marcinkus e dal suo capo, il Cardinale, quelli che hanno riciclato i miliardi di Cosa Nostra!”
Il Dr. Borsellino mi riprese: “Non generalizzare. Ci sono anche tanti Vescovi e Cardinali buoni, nelle cui mani si può mettere la propria vita. Certamente non darò a nessuno la possibilità di infangare tutta la Chiesa! Un persona d’onore difende e dice sempre la verità senza paura. Vincenzo, fatti la barba. Ricordati che la dignità di una persona passa anche attraverso l’aspetto fisico. Prendi una cassetta di musica classica e rilassiamoci un po'”.
Allora io tirai fuori le mie cassette e ci rilassammo fumando una sigaretta insieme. Queste cassette di musica classica mi sono state sequestrate quando fui arrestato, ma lui si interessò a farmele riavere. Ricordo che le avevo comprate in un negozio non lontano dal Teatro dell’Opera di Roma, quando ero latitante e travestito da monaco. Quando ho detto alla signora del negozio “La pace sia con voi”, insieme a una bella benedizione, mi ha fatto lo sconto e regalato pure altre cassette!

Un'altra volta il Dr. Borsellino mi disse: “Sono sicuro che tu, piano piano, ti spoglierai e uscirai fuori da tutta quella cultura di morte che ti hanno trasmesso. Se tu vuoi, ce la puoi fare. Basta volerlo. Non sentirti un infame, gli infami sono loro. Io sono un servitore dello Stato e sono contento di fare il mio dovere fino in fondo. Quando una persona collabora con la giustizia, come tu stai facendo, sono felice, perché sicuramente si toglierà qualche mela marcia in mezzo alla società civile. Ma sappi che io non mi fiderò mai di un uomo d’onore che collabora per convenienza e nello stesso tempo gli rimane la mentalità e la cultura mafiosa.
Viceversa, se il pentimento è veramente interiore, allora sì che è apprezzata e creduta la sua collaborazione con la giustizia. Vincenzo, promettimi che non mi farai pentire del pensiero bello che ho avuto per te. Oggi sono andato da mia madre e da mia sorella. Dopo pochi minuti che ero là, ho avuto il pensiero di venirmi a fumare una sigaretta con te e farti un po’ di compagnia”.
Era un uomo veramente speciale!

Voglio ricordare un altro episodio per me particolarmente significativo. Una volta lo feci arrabbiare, perché mi scappò una frase meschina riguardo ai suoi sostituti. Quando mi sentì dire quelle parole, ricordo che cambiò immediatamente espressione di viso e mi disse: “Ma come ti permetti di parlare così? Che razza di uomo sei? Hai dimostrato di essere un meschino! Tu ti preoccupi per me solo per salvare la tua vita, solo per la tua convenienza. La paura non ti fa ragionare: vergognati! Se non fossi qui nella veste di magistrato ti darei tanti di quei schiaffoni! Ma col pensiero è come se te li avessi dati”.
Chiamò la guardia, si fece aprire e se ne andò senza neanche salutarmi. Mi sentivo un verme, ero davvero mortificato. Provavo dentro di me un profondo sentimento di colpa, perché avevo capito che con le mie stupide parole lo avevo fatto soffrire. Mi ricordai che in effetti mi aveva detto che i suoi sostituti erano come i suoi secondi figli.

Già ero entrato nella convinzione di avere perso l’affetto e la stima del Dr. Borsellino. Ma non fu così. Dopo neanche un paio d’ore si apre la porta e vedo Lui che, come al solito, dice alla guardia di lasciarlo solo con me. Ricordo e sento ancora le belle vibrazioni che ho provato nel momento in cui lo vidi.

Mi disse: “Mi dispiace di essere stato severo con te, ma sappi che le parole che mi hai detto avrebbero fatto arrabbiare anche un santo!”.

E, facendomi un sorriso, aggiunse: “E io non sono un santo. Sono un essere umano che ha sangue nelle vene”.
Come al solito, era stato comprensivo e affettuoso.
Poi, andandosene, mi salutò così: “Vincenzo, non ti preoccupare per me. Sappi che è bello morire per le cose in cui si crede”.
Gli risposi: “Dottore, queste parole le farò sicuramente mie. Ci può contare”.

Non è facile per me ripensare a tutto il tempo che ho trascorso insieme al Dr. Borsellino senza provare una profonda nostalgia. Quanto vorrei che fosse ancora in vita! Come non vorrei essere qui a parlare di Lui! Pur di averlo vivo, avrei voluto essere suo nemico ed essere da Lui umiliato e sconfitto. Pur di averlo vivo, avrei preferito non assaporare le gioe che mi hanno dato queste quattro figlie che sono venute al mondo dopo la sua morte. Purtroppo il Dr. Borsellino fisicamente non c’è più. Ma io dico che il Dr. Borsellino è vivo più che mai. Il Dr. Borsellino era più di un vaso pregiato. Il Dr. Borsellino era un uomo. Le forze del male lo hanno distrutto fisicamente, ma non hanno potuto distruggere la sua anima, le sue idee, i suoi valori, la sua nobiltà e tutto ciò di bello che c’era in Lui.

Devo dire che questo grande uomo ha cambiato veramente la mia vita. Dentro di me non sento più il sentimento di odio, di vendetta e neppure il desiderio di fare del male. Cerco di mettere in atto tutti quei valori che mi ha insegnato e tutte le cose belle che mi ha trasmesso in quei momenti difficili, sia per Lui che per me. Sono sicuro che, con il suo sacrificio, tante coscienze sono state toccate.

EPILOGO

Nel 2001, subito dopo aver scontato il debito con la giustizia ed essere diventato finalmente un libero cittadino, provai il forte desiderio di andare a visitare la tomba del Dr. Borsellino.
Senza pensarci due volte, partii per Palermo presentandomi al Centro Borsellino insieme alla mia compagna e alle mie quattro bambine. Lì sentivo veramente la Sua presenza! La sua grande anima era lì. Mi sembrava di toccarla con le mani. Dissi a Padre Bucaro che non sarei andato via da Palermo se non mi avesse portato a visitare la Sua tomba. Volevo ad ogni costo onorare la grande anima del Dr. Borsellino portando l’innocenza di quattro bambini con il dono di fiori e orchidee. Non avevo mai dimenticato quella volta in cui mi disse: “Ho fatto di tutto, ma tua moglie e le tue figlie ti hanno rinnegato. Vedrai che ti farai una vita e una nuova famiglia”.
Ricordo ancora l’entusiasmo dei miei figli che litigavano tra di loro per mettere i fiori più belli a Nonno Paolo, perché così l’ho voluto presentare agli occhi dell’innocenza. Il mio cuore non aveva mai pianto di gioia come quella volta.
Ma la cosa che mi ha toccato moltissimo è stato il gesto nobile della signora Agnese.
Mi disse: “Tu hai avuto il desiderio di visitare la tomba di mio marito. Adesso anch’io ho un desiderio”. E mi diede l’onore di visitare il villino di Villagrazia, quello da cui partì Paolo il 19 luglio 1992 per recarsi in Via D'Amelio, il giorno della strage. Non riesco veramente a esprimere a parole le vibrazioni belle e positive che ho provato in quel luogo. Mi sento di dire con profonda umiltà e cuore aperto che tutti proverebbero queste belle sensazioni. Chiesi a Donna Agnese il luogo dove il Dr. Borsellino preferiva stare e me lo ha indicato. Anche lì provai bellissime sensazioni. Sentivo veramente la sua presenza.
Posso dire che i valori e le cose belle che ho visto nel Dr. Borsellino li ho visti anche in Donna Agnese e nei suoi figli. Veramente una famiglia speciale, che ha partecipato a tutto quanto ha fatto il Dr. Borsellino, condividendone le scelte e sapendo a cosa sarebbero andati incontro, senza tirarsi indietro, proprio per l’amore che nutrivano verso questa società che volevano cambiare. Dopo la morte del loro caro sono rimasti una famiglia discreta, cercando giorno per giorno di fare del bene senza troppa pubblicità. Ho potuto verificare personalmente l'azione quotidiana dei ragazzi del Centro Borsellino. Anche questo è un altro segno della scelta cristiana e umana che questa famiglia speciale fa con grande riserbo e con grande delicatezza.
E’ solo grazie a questa famiglia unica e speciale se sono riuscito a sopravvivere sino ad oggi insieme alla mia compagna e alle mie quattro bambine. Ma soprattutto grazie a Donna Agnese, che in questi anni mi ha aiutato a sradicare gli ultimi residui di male che c’erano ancora dentro di me.

3 commenti:

rocco ha detto...

Cara Antonella grazie di avermi fatto conoscere questo memoriale che purtroppo non conoscevo.

Rossi Marco ha detto...

Purtroppo non so come contattarla. Volevo solo segnalarle i video postati da Peppe Carpentieri a questo indirizzo: http://beppegrillo.meetup.com/280/it/messages/boards/thread/5212527/30#24512150

Tempo fa rimanevo un po' scettico di fronte a queste cose, adesso invece dopo aver letto molti suoi post comincio a capire molte cose

Grazie!

Antonella Randazzo ha detto...

Grazie per la segnalazione.
Per contattarmi potete scrivere all'indirizzo:
giadamd@libero.it