martedì

SONIA ALFANO DENUNCIA AL PARLAMENTO EUROPEO IL PROBLEMA DELLA LIBERTA' DI STAMPA 8 Ottobre 2009



Da notare la "serietà" che c'è nel parlamento europeo.






IL TRAVAGLIATO TRAVAGLIO - LO STRANO CASO DI UN INFORMATORE DISINFORMATO



DI ANTONELLA RANDAZZO

Qual è la differenza fra informazione e propaganda?
La prima non può ignorare il terreno storico, politico o economico su cui si incentra la notizia, mentre la seconda trae forza dall’ignorarlo. Infatti, scopo della propaganda è quello di attrarre l’attenzione su questioni particolari o su informazioni parziali, prive del nucleo che consentirebbe una vera comprensione. Più cresce l’ignoranza verso la Storia, la politica e l’economia e maggiore efficacia ci sarà nella propaganda.
Oggi molti confondono l’informazione con la propaganda, non avendo strumenti conoscitivi per distinguerle e riponendo la propria fiducia in personaggi che sulla propaganda hanno edificato la propria carriera, spacciandosi però per giornalisti seri e interessati a dare una vera informazione.
La professione giornalistica, in un sistema basato sulla manipolazione mediatica delle opinioni, è senza dubbio assai importante. Per questo motivo, chi controlla i media si cura di non dare spazio a coloro che possono far emergere aspetti non lusinghieri del sistema, e anche a coloro che possono stimolare a pensare, a riflettere sul sistema politico-economico.

Lo scopo principale dei mass media è quello di renderci “etero-diretti”, ovvero di fare in modo che tutti scelgano il proprio stile di vita, la propria alimentazione, l’abbigliamento e persino le idee politiche e le opinioni, sulla base del mondo mediatico. Far diventare le persone etero-dirette significa renderle fortemente condizionabili, senza che esse ne abbiano piena consapevolezza, poiché se ne avessero consapevolezza gli effetti sarebbero drasticamente ridotti. Significa creare una sorta di “pensiero collettivo” che tenderà ad uniformare menti, pensieri, opinioni e scelte, in modo tale che qualora apparisse un’idea inconsueta, fuori dal controllo del sistema, si sarebbe indotti a guardare in modo sospetto chi la produce, come se “cantare fuori dal coro” rappresentasse di per sé un pericolo. Da sempre in Italia sono messi in primo piano soprattutto giornalisti politicamente aggregati, che non toccano mai alcuni tasti “tabù” del sistema. Molti di questi giornalisti sono facilmente riconoscibili come asserviti ad una determinata area politica. In alcuni casi è più difficile capire chi li paga e chi li promuove, avendo la capacità di spacciarsi per “obiettivi” o addirittura per paladini degli interessi collettivi contro i potenti. A quest’ultima categoria appartiene Marco Travaglio. Travaglio è uno scrittore e giornalista che è riuscito ad avere molta popolarità e a suscitare molta fiducia. Egli ha scritto diversi libri su Silvio Berlusconi e su altri personaggi che include nella “casta”. Per questo suo filone di cronaca giudiziaria con riferimento a fatti legati all’antimafia e alla corruzione, si è guadagnato molta simpatia, in un paese afflitto ormai da molto tempo dalla corruzione politica e dall’oppressione mafiosa. Ma andando oltre la facciata delle cronache giudiziarie fornite da Travaglio, si può tristemente scoprire un mondo assai lontano dal desiderio di onestà e di “pulizia” morale auspicato dai suoi fans. Si scopre un insospettabile mondo di opportunismo, faziosità e disinformazione, in cui le cronache giudiziarie assumono una funzione catartica e illusoria, impedendo una vera chiarezza informativa sul sistema, e i conseguenti passi per cambiarlo veramente. Si scopre una serie di tabù imposti ai giornalisti dei mass media, e si scoprono persino episodi in cui chi vorrebbe discutere tali temi, come lo strapotere delle banche, le vere motivazioni delle guerre, le mistificazioni dell’informazione ufficiale, il “terrorismo”, ecc. si trova ad essere ridicolizzato, etichettato o, nella migliore delle ipotesi, considerato irrazionale e credulone. Ovviamente non abbiamo nulla di personale contro un personaggio che nel complesso appare simpatico e divertente, ma occorre capire come egli incarna il tipo di giornalista in voga negli ultimi decenni, in un contesto attanagliato dall’assenza di una vera informazione. E’ chiaro che mettendo in evidenza i limiti dell’attuale sistema mediatico attraverso l’analisi dei metodi usati da Travaglio non si vuole affatto sminuire la gravità di molti reati da lui denunciati o prendere le parti dei personaggi da lui considerati. Si vuole semplicemente far emergere che la corruzione e la mafia hanno cause ben precise. Non ci possono essere i corrotti se non ci sono anche i corruttori. La mafia esiste in quanto c’è convenienza ad attuare traffici illeciti, e questi traffici illeciti sono possibili grazie a precise persone. Si dice che la mafia sia un “problema sociale” ma non è la società civile italiana a consentire la produzione di droga o a controllare il traffico di armi. Come questo libro fa emergere, ci sono responsabilità che non appartengono al nostro Parlamento anche se le nostre istituzioni non operano efficacemente per impedire i traffici mafiosi e spesso appaiono corrotte. Come spiega il Procuratore aggiunto di Palermo Roberto Scarpinato: “Come mai parlamenti, consigli regionali e comunali, organi di governo e di sottogoverno sono affollati di pregiudicati o inquisiti per mafia, tanto da insinuare il dubbio che quel che combattiamo fuori di noi sia dentro di noi? Come mai, oggi come ieri, tra i capi organici della mafia vi è uno stuolo di famosi medici, avvocati, professionisti, imprenditori, molti dei quali già condannati con sentenze definitive? Come mai commercianti e imprenditori a Palermo, a Napoli, in Calabria continuano a pagare in massa il pizzo e, a differenza del fruitore medio, non si bevono la buona novella che la mafia è alle corde? Come mai i vertici di Confindustria lanciano tuoni e fulmini contro i piccoli commercianti che non hanno il coraggio di denunciare gli estorsori, minacciandoli di espellerli dall’organizzazione, ma vengono colti da improvvisa afasia quando si chiede loro perché intanto non comincino a prendere posizione nei confronti delle centinaia di imprenditori, inquisiti o già condannati, che hanno azzerato la libera concorrenza e costruito posizioni di oligopolio utilizzando il metodo mafioso? Ecco, quando a un fruitore medio ponete queste e altre domande, lo vedrete annaspare cercando vanamente possibili risposte nell’infinita massa di fotogrammi, immagini e battute stipate nelle sue sinapsi, dopo centinaia di ore trascorse a vedere fiction e film che raccontano le note storie di brutti sporchi e cattivi… Se, come diceva Hegel, il demonio si nasconde nel dettaglio, nel dettaglio di questa storia è leggibile il segreto dell’irredimibilità e della dimensione macropolitica del problema mafia, al di là delle imposture e dei depistaggi alimentati dal sapere ufficiale che lo spaccia come quella vicenda di bassa macelleria criminale di cui dicevo all’inizio. Di storie simili se ne potrebbero raccontare per mille e una notte. Sono tutte racchiuse in un enorme giacimento a cielo aperto a disposizione di chiunque: le pagine dei tanti processi che con un tributo altissimo di sangue hanno per la prima volta in Italia portato sul banco degli imputati non solo i soliti brutti sporchi e cattivi, i bravi di Don Rodrigo, ma anche il “Principe” di cui essi sono stati instrumentum regni e scoria, e senza la cui protezione e complicità sarebbero stati da tempo spazzati via”.[1]

Travaglio particolarizza la situazione italiana, la riduce alle beghe politiche e ad un gruppo di corrotti e mafiosi, di cui denuncia le malefatte, convinto che altri paesi, persino l’Albania, siano migliori del nostro. Egli usa luoghi comuni, ad esempio dice “bisogna che ci sia un ricambio della classe politica” o “il cittadino deve essere attivo”, ma non spiega come mai da parecchi anni si dicono queste stesse cose e la situazione rimane invariata. Per capire, occorrerebbe indagare su ciò che è davvero il sistema partitico e su chi crea la classe politica. Non tutto quello che non va e che intralcia la crescita del nostro paese è dovuto ad una classe politica incapace e disonesta. C’è a monte qualcosa di importante, che determina la situazione di debito pubblico, di sprechi, di corruzione e di degrado. Mettere il “mostro” in prima pagina può nascondere una tragica volontà di non far capire come stanno veramente le cose. Rimanere alla superficie dell’iceberg significa gridare allo scandalo “corruzione”, che certamente esiste davvero, ma si rischia di farlo per coprire i veri responsabili che stanno al vertice e i meccanismi che stanno alla base del sistema di potere attuale. Peraltro, ci sarebbe da chiedersi, come qualcuno ha fatto, come mai Travaglio sia in grado di argomentare le malefatte di Berlusconi e di trovare elementi di condanna e invece la magistratura no. E’ evidente che il sistema prevede che alcune persone siano al di sopra delle leggi.
Non è dunque questione di dimostrare che in Italia ci siano molti mafiosi e politici corrotti, questa è una tragica realtà di cui tutti ormai siamo al corrente, il problema è capire le basi da cui origina tale situazione, che è diventata talmente involuta da bloccare lo sviluppo di un paese creativo e splendido come il nostro. Non è questione di paragonare l’Italia ad altri paesi esteri per far emergere che il nostro paese sarebbe peggio di tutti gli altri, questi sono luoghi comuni sterili e talvolta distruttivi.
Occorre invece capire chi ha trascinato il nostro paese nella situazione attuale e come poterne uscire.
Da alcuni anni Travaglio gira l’Italia per presentare i suoi libri o per accompagnare Beppe Grillo, e dal 2008 conduce Passaparola, una trasmissione in streaming sul blog di Beppe Grillo. In questi interventi, egli non va mai alla radice del male, limitandosi a dare ai suoi lettori il quadro del degrado.
Negli ultimi tempi Travaglio si è avvicinato a Grillo e a Di Pietro, e ha dichiarato di votare per l’Italia dei Valori, influenzando così i suoi fans. Di fatto, Grillo non è soltanto un comico che fa spettacoli divertenti, e Travaglio non è soltanto una fonte giornalistica. Questi personaggi, come questo libro spiega, stanno svolgendo un ruolo ben preciso che è quello di operare una sorta di catarsi della rabbia e di alimentare illusioni per raccogliere adesioni politiche.

Negli ultimi anni i veri giornalisti indipendenti e le testate davvero scomode hanno subito molte vessazioni: faticano a trovare inserzionisti per la pubblicità, non ricevono finanziamenti pubblici, sono marginalizzati nella distribuzione e nelle edicole. Sono come vasi di coccio fra vasi di ferro. I mass media non spiegano bene questa situazione e non si fa capire che i finanziamenti all’editoria vengono dati soprattutto alle testate più grandi e a quelle di partito, al contrario di ciò che dovrebbe essere, dato che dovrebbero servire ad aiutare i più piccoli per garantire il pluralismo.

Questo libro prende a pretesto il caso di Travaglio per far emergere alcuni fenomeni fondamentali per comprendere il sistema mediatico e politico attuale. Si tratta, fra gli altri, del fenomeno dei gatekeepers, ovvero di controllo sull’informazione pubblica. Letteralmente il termine “gatekeeping” significa “la custodia al cancello”, ovvero la possibilità di esercitare un controllo attraverso criteri che favoriscono alcune notizie su altre. In termini professionali il gatekeeping comprenderebbe “tutte le forme di controllo dell’informazione che possono determinarsi nelle decisioni circa la codificazione dei messaggi, la diffusione, la programmazione, l’esclusione di tutto il messaggio o di sue componenti… le esigenze organizzativo-strutturali e le caratteristiche tecnico-espressive di ogni mezzo di comunicazione di massa (in quanto) elementi cruciali nel determinare la rappresentazione della realtà sociale fornita dai media”.[2] Generalizzando possiamo considerare gatekeepers tutti coloro che, pur parlando ad un pubblico ampio attraverso i media, si astengono dal dire alcune verità importanti. I giornalisti gatekeepers usano fonti altisonanti, oppure dicono frasi convincenti come “questo è ormai risaputo”, o “se approfondisci capirai”, ma attraverso frasi rassicuranti e persuasive essi vestono di “abiti assoluti” punti di vista relativi, e bocciano come “leggende metropolitane” tutto quello che può contrastare le loro tesi, nascondendo dietro l’apparente “liberalità” il più dogmatico atteggiamento mentale. Essi segnalano una questione “morale” o pericoli di “attentati alla libertà di informazione” e nel far questo vogliono apparire obiettivi e democratici. Ma sono traditi dal comportamento che hanno verso chi non la pensa come loro. Infatti, oggi l’ambiente giornalistico, come questo libro documenta, è diventato un antro di litigiosità, in cui l’uno vuole mettersi in mostra più dell’altro. Per prevalere ci si assoggetta al padrone, curandosi di assecondarlo in qualsiasi modo, e facendosi beffe del diritto del cittadino ad una vera informazione. Si dice che il giornalismo attuale è come un "guardiano del potere", ovvero esso sostiene il potere nel non far trapelare verità scomode e utilizza tecniche per impedire una vera presa di coscienza dei cittadini sulla realtà finanziaria, politica, economica e mediatica. Si cerca persino di addolcire tutto questo facendo diventare l'informazione uno spettacolo attraente, emozionante oppure raccapricciante, ma comunque sempre emotivamente "forte" e quanto possibile stuzzicante.
Gli obiettivi principali sarebbero la disinformazione, la distrazione e il condizionamento necessario per non mettere in pericolo il sistema. Spiega il giornalista Ignacio Ramonet: (Il telegiornale) "è strutturato per distrarre, non per informare... la successione di notizie brevi e frammentate ha un duplice effetto di sovrinformazione e di disinformazione: troppe notizie e troppo brevi... pensare di informarsi senza sforzo è un'illusione vicina al mito della pubblicità più che all'impegno civico".[3]
Oltre ai giornalisti, possono assumere il ruolo di gatekeepers anche scrittori, opinionisti, intellettuali, scienziati, politici, ecc.
I giornalisti accreditati dalle grandi testate non possono parlare di diversi argomenti, e nella maggior parte dei casi si autoregolano, ovvero sanno quello che possono dire e quello che non possono dire, senza bisogno che qualcuno glielo dica esplicitamente. Lo stesso Montanelli denunciava l'autocensura dei giornalisti. Negli anni Sessanta scriveva sull'Europeo:

"La maggior parte dei giornalisti, quando compongono un articolo, lo fanno interrogando la censura. Quale? Quella che hanno in corpo da secoli e di cui ormai non riescono a fare a meno”.[4]

Montanelli tralasciava di dire che esistono anche giornalisti che non intendono autocensurarsi, che vengono estromessi dai canali ufficiali, oppure messi nelle condizioni di non nuocere. Ovviamente i ruoli migliori e di prestigio vengono dati a coloro che si autocensurano e che hanno l'abilità di non darlo a vedere.
Oggi le tecniche mediatiche per suscitare consensi politici, o per vendere prodotti sono diventate sempre più sottili ed efficaci, ci vedono ignari di subirle, e pochi sospettano della loro esistenza.
Ad esempio, una tecnica si basa su quello che è stato denominato effetto “Interazione Parasociale” (IPS), ovvero la creazione di personaggi che producono affezione e dunque agiscono da esche per catturare consenso o per vendere prodotti (commerciali o ideologici). L’effetto IPS è la tendenza psicologica a stabilire legami con personaggi dei media. E’ stato appurato che la presenza di un determinato personaggio può alzare gli indici di ascolto, così come il successo di un programma può dipendere dalla capacità del conduttore di stabilire un “legame” affettivo con il pubblico. L’effetto IPS agisce in modo da farci dimenticare che le persone che hanno ruoli mediatici non sono così empaticamente vicine come possono apparire.
Si tratta di persone che ovviamente i cittadini conoscono soltanto come immagini mediatiche, ma ispirano fiducia per ciò che dicono e per lo spazio mediatico che viene loro riservato, e di conseguenza giungono ad avere potere di influenzare una certa quantità di persone. Il loro guadagno e la loro importanza mediatica saranno proporzionali al grado di fiducia suscitato e al conseguente potere di condizionare le persone. I personaggi più efficaci, nei periodi in cui i cittadini nutriranno poca fiducia nelle istituzioni, saranno quelli che si mostreranno come paladini della gente comune, ma al contempo saranno guidati da chi detiene il potere, curandosi di nascondere accuratamente la loro vicinanza verso ambienti da essi criticati a parole.
L’effetto IPS farà in modo che le persone percepiscano il personaggio come positivo, e qualora si diventasse consapevoli dell’effetto, il potere condizionante sarebbe drasticamente ridotto. La caratteristica principale di questi “legami” affettivi è quella di non avere una vera conoscenza del personaggio, la cui personalità potrebbe essere completamente diversa rispetto all’immagine mediatica; e nemmeno potrà esistere una reciprocità, poiché i “fans” non avranno modo di avvicinare il personaggio per sviluppare un vero rapporto umano. La relazione rimarrà dunque sbilanciata e fittizia. Il fans potrebbe dire “Io so chi tu sei, conosco la tua immagine mediatica, ma tu non mi conosci, ed io rimango anonimo anche se nutro fiducia verso di te e baso la mia opinione sulle informazioni che tu mi dai”. Lo studioso Giuseppe Mininni parla di “fabbrica dei divi” e spiega:

“I media sono rivelatori e insieme costruttori dello star system. Non solo le posizioni di potere – economico, politico, simbolico – trovano visibilità nell’azione dei mass media, ma questi alimentano in modo possente la tendenza inerente a ogni istituzione sociale, cioè quella di operare per >… i divi dello spettacolo, dall’attore… cantante o conduttore sono ammirati perché i media li fanno apparire vincenti e quindi li presentano come modelli di personalità capaci di sottrarsi alle derive omologanti della società attuale”.[5]


Nella situazione mediatica attuale sembra che la professionalità, la serietà e la discrezione non contino più. Oggi abbiamo una situazione in cui sarà il “personaggio mediatico”, a diventare più importante di quello che dirà. Le sue notizie saranno considerate vere non in quanto verificate o verificabili ma in quanto date da lui. Paradossalmente, non sono i contenuti ad avere un ruolo primario ma è il personaggio a rendere “veri” i contenuti che esprime. Egli indirizza l’attenzione, pone priorità, decide chi è da considerare e chi no. Si erge a realtà potendo, in virtù della fiducia suscitata, decidere il significato da dare alla notizia.
Negli ultimi anni, a causa della disaffezione dei cittadini alla politica corrotta degli attuali personaggi, hanno guadagnato spazio persone che informano su ciò che i media non dicono, come il comico Beppe Grillo. Il fattore IPS in questo caso ha agito formando gruppi di fans assai “fidelizzati”, a tal punto da trovare nel personaggio un punto di riferimento saldo per comprendere la realtà e cercare di fare qualcosa per contrastarne gli aspetti negativi. In questi casi vi può essere, secondo Mininni, un vero e proprio culto della personalità: “Il fan non si rende conto di inserire l’oggetto della sua ammirazione in un vero e proprio culto della personalità perché la sua relazione di identificazione parasociale è ispirata a slanci idealistici. I fan… reinterpretano un certo materiale simbolico attraverso l’investimento totale delle proprie risorse – cognitive e affettive, di tempo e di denaro -, ritenendo naturalmente di trarne un vantaggio in termini di benessere o di soddisfazione personale”.[6]
In assenza della necessità di essere preparati e di dare una corretta informazione, viene creata una situazione in cui ogni giornalista vuole prevalere e diventare una “star” mediatica.
I giornalisti accreditati diventano interessati, oltre al guadagno, anche all'apparire i migliori, i più forti e dunque i "vincitori" delle beghe mediatiche che essi stessi innescano. Le beghe sono alimentate dalla creazione di un "centro-destra" e di un "centro-sinistra", che permettono sempre nuove occasioni di scontro, facendo in modo che i reali interessi degli italiani cadano nel dimenticatoio o siano oggetto di contesa che risulterà sterile ma darà nuovi materiali per nuove beghe. Questi giornalisti diventano agitatori faziosi, talvolta arroganti e aggressivi, come se per informare si dovesse lottare gli uni contro gli altri e non basarsi sulle conoscenze e sui fatti. Si applica la legge del più forte anche ai media, e chi ostenta vanagloria, egocentrismo, cinismo, disinteresse assoluto verso i criteri dell'informazione corretta, diventa personaggio mediatico, promosso e divulgato come un prodotto funzionale al sistema, e dunque "giusto". Al contrario, chi non ha mire egocentriche, e tiene fede ai vecchi valori dell'informazione, risulta non adattato alla nuova corrente e dunque destinato a raggiungere un pubblico esiguo, o a cambiare mestiere.
Al giornalista accreditato da un gruppo politico viene concesso potere. Ovviamente non è il potere del politico di approvare le leggi, ma è potere di orientare l’attenzione, di creare opinioni, di creare consenso.
Il giornalista di oggi non deve essere un intellettuale, deve sapere quanto basta. Deve essere un personaggio di spettacolo, un “animale da palcoscenico”, in modo tale da diventare “uomo mediatico”. Il suo valore è misurato non in quanto persona che può dare qualcosa perché ha preparazione ed esperienza, ma in quanto appare, diventa familiare, viene visto come “uno di noi” che ha a cuore il nostro interesse. Nel momento in cui il giornalista-personaggio fa la dichiarazione di voto, i suoi “fans” lo seguiranno. Egli dunque è prezioso nell’attrarre voti in una determinata formazione politica, che avrà interesse ad assoldarlo.
Travaglio è trattato da personaggio mediatico persino nella trasmissione Annozero, in cui ha un “palcoscenico” esteso, nel quale dietro di lui appare la sua foto ingrandita e davanti a lui c’è un grande tavolo sul quale appare ingrandita la sua firma. E’ evidente l’obiettivo di dare “lustro” al personaggio, esaltando la firma, che è simbolo di ciò che si produce in modo individuale, personale; che è proprio di quella persona e non di altre.
Nel contesto attuale persino la manipolazione dell'informazione può essere spacciata come "normale". Lo scrittore Bruno Ballardini osserva che addirittura nei settori specifici possono essere utilizzati termini come "disinformazione costruttiva" per indicare i metodi di manipolazione delle informazioni. Un manuale statunitense che tratta tali metodi prende il titolo: "Come manipolare i mass media: metodi di guerriglia per far passare le vostre informazioni alla TV, alla Radio, nei giornali",[7] facendo credere che l'informazione richieda, più che abilità giornalistiche, capacità aggressive e manipolatorie.
Come osserva lo studioso Luciano Canfora, c'è il pericolo di "una vasta, capillare ed efficace diseducazione di massa, resa possibile nelle società cosiddette avanzate o complesse dalla potenza, oggi illimitata, degli strumenti di comunicazione e manipolazione delle menti".[8]

In effetti, nel contesto in cui ci troviamo attualmente si potrebbe dire che l’informazione è “personalizzata”, come fosse un prodotto offerto come un oggetto, con un marchio e un “colore”.
C’è chi esprime l’informazione a “marchio” ultraliberista” esaltando la presunta “competitività” e la necessità di “ordine” e “gerarchia”; c’è chi esprime un altro tipo di prodotto informativo, di più largo “consumo” che vede la denuncia di alcuni personaggi corrotti, oppure fa emergere qualche magagna del sistema, ma rimanendo sempre innocuo, ovvero senza smuovere nulla, pur denunciando “caste” e mafiosi. Queste immagini parziali della realtà sono presentate come l’intera realtà, lasciando fuori quello che non è funzionale, che non è utile, o può essere dannoso, nel formare l’opinione pubblica che si vuole. Si lasciano fuori, ad esempio, i problemi dei lavoratori, la povertà di milioni di persone, il crescente degrado dei servizi pubblici, i problemi collegati al debito pubblico, il potere imperiale delle autorità egemoni, ecc.
Il giornalista-uomo-mediatico non è mai a servizio dei cittadini, anche se in alcuni casi può sembrarlo. Più appare tale e più viene pagato, dato che egli risulterà utile ad attrarre milioni di persone in una determinata orbita politica.

Da alcuni anni negli Usa e in Europa si parla di “left gatekeepers” ad intendere personaggi, scrittori, intellettuali e giornalisti anche di fama mondiale, che agirebbero per conto delle “sinistre” politiche, al fine di denunciare, in modo non pericoloso per il sistema, alcuni crimini delle corporations e di singoli personaggi, senza però andare a smascherare completamente il gruppo di potere. Si tratterebbe di persone che devono apparire degne di fiducia per assolvere il compito di canalizzare il malcontento o i sospetti dei cittadini in modo non nocivo all’assetto di potere. Questi gatekeepers possono essere riconosciuti dal fatto che non sollevano, ad esempio, il problema del potere della Federal Reserve o della Bce, e non condannano l’intero sistema. Di solito questi personaggi trattano i problemi come se si trattasse semplicemente di schierarsi (pro o contro, a destra o a sinistra), anziché capire a fondo la realtà.
I “left gatekeepers” sarebbero indispensabili poiché è proprio il cittadino più critico a dover essere tenuto sotto controllo da personaggi che appaiono come lui, ma che di fatto propongono una percezione della realtà che non minaccia affatto l’assetto di potere. In altre parole, il sistema ha oggi bisogno di creare gli stessi dissidenti o intellettuali critici, affinché i cittadini più attenti non si rivolgano ai veri dissidenti, tenuti ai margini della realtà mediatica. Questi gatekeepers fungono da esche, per tenere ancorate al sistema persone che altrimenti se ne allontanerebbero pericolosamente.
Alcuni left-gatekeepers potrebbero trattare argomenti scottanti in modo marginale, mistificato o addirittura dicendo menzogne, come ad esempio che gli eserciti occidentali fanno “missioni” di pace o che il sistema partitico basterebbe a proteggere la democrazia.
Diversi left-gatekeepers possono trattare argomenti che preoccupano i cittadini, ma lo faranno in modo parziale. E’ il caso di uno dei maggiori bersagli dei left-gatekeers italiani, il personaggio inquietante e controverso Silvio Berlusconi. Questo personaggio si è posto in modo ambiguo e truffaldino, facendo credere di essersi arricchito perché capace nell’imprenditoria, mentre in realtà dietro la sua storia molti sanno che ci sono aspetti poco chiari, che lo vedono legato ad ambienti mafiosi e massonici. La sua storia è stata raccontata da Marco Travaglio e da altri, che però non hanno messo in luce l’ambiente politico, mafioso e massonico che gli ha permesso di diventare così ricco e potente. Moltissime cose su Berlusconi ancora oggi non si sanno. Di sicuro egli non si limitava a pagare mazzette per vendere i suoi palazzi ad enti pubblici, si occupava anche di altri affari illeciti. Spiega il giornalista e scrittore Mario Guarino: “La Edilnord (società di Berlusconi) produceva anche “fondi neri” di miliardi destinati al gruppo Fininvest: riserve di denaro illecito ottenute medianti frodi fiscali nelle compravendite, e utilizzate proprio per pagare tangenti”.[9]
La “ragnatela berlusconiana” suggerisce un panorama ben più ampio di quello sviscerato da Travaglio. Oltre che i “colpevoli” occorre anche trovare i “mandanti”, e nel caso di Berlusconi, come in altri casi di crimini, i mandanti stanno molto in alto, sono coloro che hanno creato e controllano il sistema, curandosi di tenere sottomessi i popoli, anche attraverso la disinformazione.

Travaglio appare fra i giornalisti più preparati. Tuttavia, c’è qualcosa che non quadra. Egli, tanto preciso e preparato su alcuni argomenti, specialmente sulle malefatte di Berlusconi e di altri politici, diventa improvvisamente vago e impreciso, se non addirittura impreparato, quando gli vengono rivolte domande su alcuni argomenti. Ad esempio, sulla questione d’Israele o sul potere delle banche. Egli appare talvolta reticente, in osservanza col diktat del sistema.
La realtà di oggi è che tutti i giornalisti delle grandi testate nazionali, e quelli televisivi, per rimanere al loro posto o poter fare carriera non possono parlare di alcuni argomenti. Questa realtà non è presente soltanto nel nostro paese. Ad esempio, l’Associazione spagnola indipendente “La Prosperidad”, ha messo a punto un progetto educativo e sociale con lo scopo di accrescere la conoscenza dei metodi ingannevoli dei mass media. I risultati della ricerca sono stati pubblicati in un manualetto dal titolo Tecniche di disinformazione.[10] La ricerca ha messo in luce che l'informazione in molti paesi non è veramente tale, in quanto chi controlla i media è portatore di interessi di vario genere (politici, economici, sociali, ecc.):

“In una società che voglia essere considerata democratica è necessario che l’informazione sembri libera… il risultato è un sistema ampio e sottile di manipolazione… Ci sono banche che finanziano i mezzi di comunicazione, le imprese che ne sono proprietarie o che ne posseggono le azioni… sull’orientamento dell’informazione influisce l’ideologia dei giornalisti e dei redattori… la loro fedeltà all’impresa ed anche una certa tendenza all’autocensura… Il contesto di una notizia, quello passato e quello presente, è fondamentale per una comprensione ed un’analisi reale. Solo così è possibile valutare seriamente un avvenimento e formarsene un’opinione. Ma quando al lettore mancano gli elementi base di un fatto, è assai difficile che riesca a farsene un’opinione. Ragion per cui… al giornale risulta più facile imporre la sua. La decontestualizzazione può essere di due tipi:
Decontestualizzazione storica… (e) notizie-puzzle: cioè la dispersione e la frammentazione delle cause/effetto di un fatto che ne impediscono, o quanto meno ne complicano, la visione d’insieme e le possibili conseguenze… In tutti i paesi c’è una lista di “questioni riservate”, censurate e chiuse a tutta l’informazione… La conoscenza (di queste questioni) è proibita per decisione politica… L’informazione sui partiti politici, sulle loro beghe interne, sui loro problemi, è ampia e continua… (mentre) di alcuni argomenti non si parla mai… (ad esempio) delle banche, (delle) multinazionali… implicati nei commerci internazionali più torbidi e redditizi… (del) Fmi, la Bm, il Gatt, l’Omc… Chi controlla questi organismi? Chi ed in funzione di quali criteri decidono le politiche da attuare?... La scelta delle fonti risponde spesso ad una strategia di manipolazione…(spesso) la pubblicazione di (un) fatto era funzionale a determinati interessi... Le notizie considerate più importanti vengono pubblicate nelle prime pagine, quelle più lette... il livello di arbitrarietà è elevato. Per esempio è quantomeno arbitrario, e spesso interessato, che alle dichiarazioni dei politici, ai loro continui 'deliri', alle risse tra i partiti, alle strategie che mutano il giorno dopo, venga attribuita una rilevanza nazionale... Le foto vengono utilizzate per altre 'funzioni nascoste'... molti lettori non sanno che le foto possono essere rifatte, rimodellate come se si trattasse di una frase... (ad esempio) sui paesi arabi... le foto sono piene di violenza e di fanatismo, ritraggono sempre masse vocianti di gente o donne che indossano il burka. E' il modo classico per associare, attraverso una ripetizione continua, la cultura araba e la religione musulmana".[11]

Potrebbe essere considerato divertente mettere l’enfasi sulle gaffes di Berlusconi, spesso gravi e sintomo di poca sensibilità, ma se ciò avviene a discapito della giusta informazione risulta essere un metodo degno dei gatekeepers. Ad esempio, quando Berlusconi disse la frase infelice sul presidente Obama, che lo definiva “bello giovane e abbronzato”[12] , i giornalisti si scatenarono, mettendo in evidenza il razzismo del cavaliere. Certo non sbagliavano le loro considerazioni, ma omettevano argomenti senza dubbio assai più rilevanti, come ad esempio che in quell’incontro col presidente russo Medvedev, avvenuto nel novembre 2008, Berlusconi non pronunciò soltanto frasi vergognose e ridicole, ma anche frasi clamorose sulla situazione che si era creata precedentemente in Ossezia. Egli disse anche: “Ringrazio il presidente Medvedev per avere apprezzato la posizione italiana in merito al conflitto con l’Ossezia. Questa posizione era basata sulla conoscenza dei fatti. E io penso che questi fatti dovrebbero aiutare la comunità internazionale a comprendere che cosa sia accaduto in realtà e superare la disinformazione che spostò l’opinione pubblica lontana dalla realtà.”[13]
Travaglio, come del resto anche gli altri giornalisti, non parlò del fatto molto indicativo di una presidente del consiglio italiano, ovvero di una nazione della NATO che riconosce che la versione dei fatti sull’Ossezia propagandata dalle autorità statunitensi è falsa, e che la versione giusta è quella russa.
Paradossalmente, un uomo di destra, “creato” dalla mafia e dalla massoneria, sta dicendo una cosa che svergogna il potere Usa, mostrandone la propaganda.
Tutti i giornalisti invitarono a parlare soltanto della questione del presidente “bello e abbronzato”, mentre soltanto un personaggio controverso come Giulio Andreotti, consigliava discretamente a Berlusconi di stare attento a trattare certi argomenti. Il commento del senatore sparirà dopo una breve permanenza sulla versione on-line del Corriere della Sera.
Questo libro si pone l’obiettivo di portare alla luce alcune caratteristiche proprie dell’informazione mediatica attuale, attraverso un personaggio molto apprezzato anche in ambienti culturali, che negli ultimi tempi ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti.
Prendendo a pretesto un giornalista molto popolare come Travaglio, che si spaccia per indipendente, faremo un viaggio verso i tabù dell’informazione, toccando argomenti come il signoraggio bancario, l’11 settembre, le scie chimiche, la questione di Israele, i “poteri forti” che creano la “casta”, la mafia e il sistema di corruzione dei partiti. Senza alcuna pretesa di essere esaurienti, faremo emergere le motivazioni che impediscono a tali argomenti di trovare spazio adeguato nei media ufficiali.
Nel primo capitolo parleremo della formazione di Travaglio, con riferimento ad un altro giornalista suo “maestro”, Indro Montanelli.
Nel secondo capitolo parleremo dei tabù di cui Travaglio non parla o di alcuni argomenti che egli cerca di mistificare per non essere allontanato dai mass media.
Nel terzo capitolo parleremo dei legami politici di Travaglio, delle sue tecniche per apparire al di sopra delle parti e delle varie beghe fra giornalisti.
L’obiettivo principale di questo libro, anche se tratta un preciso caso di gatekeeper, non è quello di criminalizzare nessuno, dato che Travaglio è soltanto uno dei tantissimi personaggi che operano a sostegno del sistema. Lo scopo è quello di capire i meccanismi del controllo mediatico in casi in cui il personaggio suscita molta fiducia, a tal punto da formare un gruppo alquanto numeroso di “fans”.
Capire i meccanismi di manipolazione mediatica è fondamentale dato che il controllo mediatico può creare consenso o dissenso. Potrebbe avere addirittura il potere di spingere ad agire contro i propri interessi.
Capire questi meccanismi significa oggi poter rivendicare quella democrazia tanto decantata quanto impedita.

Antonella Randazzo

Tratto da: "IL TRAVAGLIATO TRAVAGLIO. LO STRANO CASO DI UN INFORMATORE DISINFORMATO" - INTRODUZIONE

NOTE

[1] http://cinema-tv.corriere.it/cinema/09_agosto_26/storia_rimozione_7da5b9b2-9244-11de-bb1e-00144f02aabc.shtml
[2] Wolf Mauro, Teorie delle comunicazioni di massa, Bompiani, Milano 1995, p. 152.
[3] Cit. Morresi Enrico, Etica della notizia, Edizioni Casagrande, Bellinzona 2003, p. 182.
[4] Cit. Murialdi Paolo, La stampa italiana dalla liberazione alla crisi di fine secolo, Laterza, Bari 2003, p. 154.
[5] Mininni Giuseppe, Psicologia e media, Laterza, Bari 2004, p. 27.
[6] Mininni Giuseppe, Psicologia e media, Laterza, Bari 2004, pp. 28-29.
[7] Alexander D., How You Can Manipulate the Media: Guerrilla Methods to Get Your Story Covered by TV, Radio and Newspapers, Paladin Press, Boulder, Colorado 1993, cit. Ballardini Bruno, Manuale di disinformazione. I media come arma impropria: metodi, tecniche, strumenti per la distruzione della realtà, Castelvecchi, Roma 1995.
[8] Canfora Luciano, Critica della retorica democratica, Laterza, Roma-Bari 2002, p. 68.
[9] Guarino Mario, Fratello P2 1816. L’epopea piduista di Silvio Berlusconi, Kaos Edizioni, Milano 2001, p. 96.
[10] Escuela Popular “La Prosperidad” di Madrid, Tecniche di disinformazione, Datamews, Roma 2004.
[11] Escuela Popular “La Prosperidad” di Madrid, Tecniche di disinformazione, op. cit., pp. 9-52.
[12] http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=2084355
[13] http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=3259&com_id=139324&com_rootid=139302&

ALCUNE DOMANDE A CUI IL LIBRO RISPONDE: Perché Travaglio non può considerarsi così indipendente come dice di essere?
Perché Di Pietro e Grillo, a cui Travaglio si è aggregato, non sono degni di fiducia?
Come funziona veramente il nostro sistema politico?
Cosa sono i "poteri forti" che creano la "casta" e che Travaglio, nella sua "informazione", ignora?
Cos'è stato davvero l'11 settembre?
Che scopi ha il terrorismo occidentale?
Qual è la verità sulla questione palestinese?
Perché ai grandi banchieri è concesso un potere enorme?

COME ACQUISTARE IL LIBRO: Per acquistare il libro occorre scrivere all'indirizzo e-mail
giadamd@libero.it indicando NOME, COGNOME E INDIRIZZO COMPLETO lo pagherete contrassegno euro 19,50 + 8,50 per contributo imballaggio, spese postali e contrassegno.
I dati personali saranno trattati in osservanza della legge 196/2003 sulla privacy e verranno cancellati dopo le spedizioni richieste.

29 commenti:

Antonella Randazzo ha detto...

Messaggio per i lettori del sito "comedonchisciotte" che vogliono inviare post collegati all'articolo "Il travagliato Travaglio" (http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=6435)

Data la dichiarata difficoltà degli operatori del sito "comedonchisciotte" di fare in modo che i post agli articoli siano sempre rispettosi e in armonia con una giusta educazione, fondamentale per un adeguato contributo, i post degli articoli di Antonella Randazzo saranno pubblicati su questo blog. Prima di inviare un post si prega di rispettare le seguenti semplici regole di netiquette:

1) Tenere conto che bisogna discutere i contenuti nel rispetto di tutte le idee, evitare dunque commenti provocatori, polemici, offensivi o maleducati.

2 - Evitare commenti "ad personam". In questa categoria rientrano i commenti che implichino un giudizio personale sull'interlocutore. Tenete conto che nessuno di noi è un personaggio mediatico o un'autorità politica, e dunque azzuffarci fra di noi anziché andare contro un sistema criminale e coloro che lo proteggono è davvero molto sciocco.
Un valido criterio è quello di evitare di scrivere tutto quello che può suscitare risentimento o altri stati d’animo non positivi.
Nel dubbio astenersi.

3 – Evitare di scrivere commenti che violino in qualunque modo le leggi vigenti, o che incitino a violarle. Questo include le offese rivolte ai personaggi pubblici, le diffamazioni, o informazioni lesive della privacy altrui. Sarà anche rimossa qualunque frase tendenziosa, che possa eventualmente essere utilizzata da terzi contro il sito stesso.

4) Si prega di rimanere pertinenti al tema dell’articolo proposto. In alcuni casi si può accettare una divagazione, purché si rispetti il senso generale della discussione in corso, e ci sia un qualche legame con l’argomento principale. Se si sta sostenendo qualcosa di diverso rispetto all'articolo in questione, occorre corredarlo con le fonti.

5) Evitare di soffermarsi o insistere su particolari irrisori dell’argomento proposto, per evitare che si vada su binari sterili o distruttivi, o che si trascurino gli aspetti più importanti.

6) Non saranno pubblicati post che contengono promozioni relative a partiti politici o movimenti ispirati da fanatismo, razzismo, odio o irriverenza; o che abbiano contenuti di tipo pubblicitario.

7) Si prega di non portare avanti "guerre di opinione", come se si volesse a tutti i costi “avere ragione”. Qui ognuno si forma liberamente la propria idea, non c’è alcun bisogno di combattere battaglie per convincere gli altri.

Grazie a tutti!

sparviero ha detto...

vorrei sapere il costo del libro "il travagliato travaglio" per la francia con spedizione e se possibile pagare per carta di credito grazie

Antonella Randazzo ha detto...

Il costo è sempre uguale, il problema è che attualmente stiamo spedendo in contrassegno, ed è possibile soltanto per l'Italia. Provi a scrivere all'indirizzo giadamd@libero.it per avere ulteriori informazioni.

Truman ha detto...

Vale la pena di fare un chiarimento: è stata la redazione la Comedonchisciotte a chiedere ad Antonella Randazzo la possibilità di pubblicare un brano del libro su Travaglio. Non si tratta di pubblicità, ma di voglia di fornire dei testi con un'ampiezza di trattazione superiore a quella dei normali articoli.

Antonella Randazzo ha detto...

Quando "Comedonchisciotte" mi propose di inviare l'introduzione del libro confesso che in un primo tempo fui un po' titubante perché ormai so che su quel sito c'è un gruppetto di persone che cercano di difendere lo status quo, e qualcun altro che, incapace di utilizzare in modo costruttivo il senso critico cerca di sopperire con la maleducazione e la mancanza di rispetto, come purtroppo si può constatare leggendo post diretti a giornalisti che avversano il sistema, come Paolo Barnard.
Sapevo che questi soggetti avrebbero detto cose del tipo: Si sta facendo pubblicità; è invidiosa, Travaglio ci ha illuminati su Berlusconi e dunque è un paladino dell'informazione, ma come osa toccare uno che si occupa di giornalismo "serio", ecc.

Ma per "difendere" veramente Travaglio occorre provare che le cose che dico non sono vere, e questo è impossibile. E leggendo il libro, ovviamente, capirete molto di più.

Comunque, sono io la prima a dire che questo libro non è per tutti: non è per quelli che vogliono credere che i problemi dell'Italia dipendano soltanto da Berlusconi, come se la mafia e la corruzione non esistessero prima; non è per quelli che vogliono continuare a credere che il sistema stesso possa offrire una giusta informazione; non è per quelli che vedono invidia, opportunismo e avidità dappertutto, cercando di portare sul personale una questione che personale non è. Persone che valutano i libri senza ancora averli letti, e le persone senza conoscerle.
Non è per quelli che vogliono fermarsi alla superficie delle cose per non vedere realtà molto inquietanti.
Non è per quelli che sono incapaci di andare oltre il truffaldino sistema partitico, oltre la comune propaganda di regime, anche quella che mira a dare il contentino degli "scandali" di Berlusconi e di altri malandrini come lui (di destra e sinistra).

Michele Cogno ha detto...

Dice bene Antonella quando scrive che questo libro non è per tutti. Leggendo il suo articolo facevo anche io fatica a credere che Travaglia possa far parte del "sistema". Ma era già da un po' che avevo la sensazione che i suoi lunghi discorsi in tv, nei blog ecc. mirassero più a sembrare il bravo giornalista a difesa dei più deboli, che non ad attaccare il potere (parola che dice tutto e nulla). Senza per questo dire che quello che dice sia falso, tutt'altro, ma effettivamente l'informazione che fa passare è che il problema in Italia sia Berlusconi e pochi altri (Craxi ecc), quando invece bisognerebbe andare, come dice sempre Antonella, a cercare la radice del male e del problema, che sicuramente va ben oltre Berlusconi e la sua banda. Per sintetizzare, Travaglio dice cosa sbagliate? NO. Ma parla sempre degli stessi e allo stesso modo, rimanendo sul pelo dell'acqua dell'informazione. Come ben sappiamo è in profondità che si nascondono certe verità.

mau ha detto...

Ciao Antonella. pensavo che le persone che non ne possono più della corruzione e delle ingiustizie quando trovano o pensano di aver trovato un punto di riferimento (Travaglio, Grillo)non accettano di metterli più in discussione. Ma è proprio questo il problema, non mettere/si in discussione sempre. Io non do per scontato neanche questo blog, magari ti dispiacerà sentire queste mie parole ma è così, anche se, come dicevi tu, la prova del nove per capire l'indipendenza di una persona è il non essere sponsorizzato e invitato a trasmissioni con audience e tu per il momento non fai parte di queste persone. Mi piacerebbe che tu continuassi così. Con grande stima. Mau

fabio.filippi ha detto...

Salve Antonella,
vorrei educatamente muovere una critica nei confronti del concetto di fondo che a mio modesto avviso traspare dalgli estratti del tuo scritto pubblicati su CdC.

Il concetto sul quale vorrei soffermarmi è quello che esprimi in estrema sintesi con la frase (cito dall'articolo) "Questi personaggi, come questo libro spiega, stanno svolgendo un ruolo ben preciso che è quello di operare una sorta di catarsi della rabbia e di alimentare illusioni per raccogliere adesioni politiche".
I personaggi "simbolo" che prendi a prestesto per illustrare le azioni ed il ruolo dei gatekeeper li identifichi in Travaglio, Grillo e Di Pietro.

Premetto subito che io sono tra quelli che seguono tali personaggi, dei quali spesso apprezzo il lavoro svolto, e altrettanto spesso ne critico alcune scelte; premetto inoltre che condivido il fatto incontestabile che tali personaggi, nei loro discorsi e nelle iniziative che promuovono, omettono le denunce dei crimini più scandalosi che i veri potenti della Terra commettono.

Ciò che io ti contesto invece è l'implicazione che il fatto che questi personaggi tacciano queste denunce sia la prova del fatto che lo scopo del loro lavoro sia quello di raccogliere adesioni politiche, e non di contribuire più o meno disinteressatamente a migliorare il nostro spirito critico.

La mia contestazione nasce dall'esperienza personale: a vent'anni (oggi ne ho 27) rincorrevo le griffe nei mercati, non conoscevo i nomi dei partiti nè delle organizzazioni internazionali, e consideravo insopportabilmente stupidi i sostenitori della causa palestinese.
Oggi le mie convinzioni sono completamente ribaltate NON grazie a chi ha tentato di spiegarmi che i banchieri massoni dominano il mondo, ma grazie a chi mi ha spiegato qual era la differenza tra destra e sinistra, e poi mi ha fatto capire i crimini di Berlusconi, e poi anche quelli dei governanti "di sinistra", per poi farmi capire che gli interessi economici andavano oltre queste due categorie: allora ho cominciato ad interessarmi alle stragi della storia italiana, comprendendo che stati e terroristi sono spesso le facce di una stessa medaglia, il che mi ha portato a mettere in discussione il cui prodest degli attentati dell'11 settembre, fino ad avere chiaro il fatto che chi da generazioni ha denaro e potere ha un unico interesse, quello di mantenere il potere che gli deriva dal possedere il denaro, e che moltiplicarlo e prestarlo ad interesse è un modo molto semplice per preservare ed aumentare tali capitali. Avendo chiaro tutto ciò capire che coalizzarsi in società segrete per manovrare alle spalle i governi è diventata ai miei occhi la cosa più ovvia che esista.

Ti racconto tutto questo perchè oggi, il 95% degli italiani, ragiona come ragionavo io a vent'anni; a queste persone, dire che i banchieri e la massoneria dominano il pianeta ti fa apparire immediatamente come un degeneato al quale dare 0, zero, credibilità.

Gli splendidi articoli che scrivi tu, a volte Barnard, Gennaro Carotenuto e tanti altri, mi danno tantissimo, ma se non avessi maturato quelle nozioni basilari quali l'evidenza che Berlusconi è un delinquente (e non un dittatore peggiore di tanti altri) stai certa che oggi non avrei scritto questo commento. Oggi secondo me molte persone stanno seguendo un percorso simile al mio grazie a questi personaggi, magari partendo da temi ambientali, dalla legalità, dalla malapolitica, ma credo che questo paese, per lo stato in cui versa, ne abbia tanto tanto bisogno. Starà poi a ciascuno, soprattutto grazie alla "rete", cercare e trovare le informazioni di si ha bisogno per raggiungere livelli di consapevolezza "superiori".

Scusandomi per la lunghezza, aspetto le tue considerazioni sperando di aver contribuire alla maturazione delle nostre rispettive idee.

Fabio

Mauro ha detto...

Bellissimo articolo!
Mostra degli aspetti incredibili, che almeno a me, provocano ancora + tristezza.
Come si fa ad affrontare una cosa del genere? come si riuscirebbe ad uscire dallo stallo in cui è confinata la libertà di informazione?
Grande libro :-)

Mauro

ps: l'articolo del corriere a cui si fa riferimento sulle affermazioni di andreotti su Berlusconi non è stato eliminato e lo trovate quì.
E per sicurezza, con google cercate:
andreotti berlusconi certi argomenti
per essere sicuri di trovare qualcosa.

iwona ha detto...

Sono d’accordo con le affermazioni dell’autrice dell’articolo.
In diverse occasioni con mio grande dispiacere ho dovuto constatare che anche i “ miti” dei giornalismo quando si toccano certi argomenti tacciono.
E’ successo così al festival di Internazionale dove a parte l’ambiente meravigliato di se stesso per la libertà di informazione, ho trovato la chiusura totale(Roberto Santaniello della Commissione europea) e un argomento da non toccare come il trattato di Lisbona.
Silenzio e bugie.
Il problema israelo-palestinese non esiste, problema della BCE non esiste ,.. le questioni vanno liquidate con affermazioni vaghe e senza alcun approfondimento, discussione, ho constatato durante l’incontri con certi giornalisti (Travaglio).
Miopia dei giornalisti, mancanza di una visione globale o autocensura?
Non solo non aiutano a comprendere la realtà con la generosa offerta di informazioni e analisi, che dovrebbe essere il principale scopo di un giornalista ma, sembra che trovino il piacere nel continuo elaborare e dosare, per non dire manipolare, per primi le notizie.
Condivido in pieno l’opinioni di Antonella Randazzo.
La categoria dei giornalisti che dovrebbe realizzare il controllo dei poteri da parte della società attraverso il monitoraggio della realtà, in tutti suoi aspetti e condivisione di appresa conoscenza con la collettività, constato con rammarico sembra svanita.

Antonella Randazzo ha detto...

Alcuni criticano la scelta della moderazione, e altri fraintendono e asseriscono che io avrei intenzione di “screditare” un collega. Preciso che Travaglio si scredita da solo, e nel libro offro ampie prove di questo, con relativi fatti concreti e parole sue.

Ci tengo a precisare anche che non è tanto la maleducazione di alcuni lettori che inviano post a “come donchisciotte” che mi allarma. Purtroppo anche nella vita reale sappiamo che esistono persone maleducate e incapaci di rispettare il prossimo. Certo su Internet queste persone approfittano dell’anonimato per sentirsi in diritto di prendersi la licenza di dare sfogo a reazioni che calpestano anche le minime regole della buona decenza.
Ci sono persino quelli che scrivono su molti articoli pubblicati su “come donchisciotte” post in cui disprezzano il sito.
Ma se lo disprezzate perché continuate a leggerlo? La minima logica suggerisce che se un sito non piace non ha senso continuare a leggerlo e a lamentarsi.

Ad ogni modo, quello che risulta inaccettabile è che un gruppo sparuto di persone vorrebbero ricreare in siti indipendenti le stesse logiche del sistema, la stessa spazzatura.
Mi spiego meglio con un esempio: come potete appurare, Barnard è uno dei personaggi più insultati e bersagliati. Mi sono chiesta come mai queste persone provassero tutto questo livore da scatenare reazioni nervose con relativi post gratuitamente offensivi e irrispettosi.
In fondo Barnard è soltanto un giornalista, peraltro sicuramente molto più serio e preparato di altri.
Non si capiva come mai tanto accanimento contro di lui, dato che se uno non condivide le sue idee può benissimo esprimerlo in modo educato e senza insultare.

Un giorno ho visto che sempre su “come donchisciotte” veniva pubblicato un articolo in cui i lupi di una corporation assassina (la Chiquita) cercavano di passare per agnelli. (vedi http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=6311 ).
Quello che mi ha sorpreso è che in quell’articolo c’era l’occasione di esprimersi direttamente contro i complici di coloro che hanno sulla coscienza la sofferenza e la morte di milioni di persone. Come sarebbero dovuti essere i post di commento ad un articolo del genere?
Il risultato è stato quello di alcuni post indignati, e null’altro.
E dov’erano i rabbiosi? Dov’erano quelli che insultavano e sbraitavano contro giornalisti che non hanno mai fatto del male ad una mosca?

Questo mi ha fatto pensare che sul sito in questione c’è un gruppuscolo di persone che cercano di ricreare (consapevoli o meno) le dinamiche perverse del sistema: nel sistema coloro che non commettono crimini ma li denunciano finiscono con l’essere additati, mentre i veri criminali figurano come persone autorevoli e per bene.
Scusate tanto ma non accetto che in spazi indipendenti si ricrei questa perversione. Se devo uscire fuori dai gangheri lo faccio contro persone che producono sofferenza e morte. Non c’è bisogno che vi mostri le foto di bambini iracheni o palestinesi con i corpi orrendamente straziati per farvi capire che oggi nel mondo attuale esiste un gruppo criminale che si nasconde e vuole apparire "per bene". E ci sono anche persone che lo sostengono, e anche queste vorrebbero apparire diverse da ciò che sono.
Se poi non volete crederci o comunque volete sfogare la vostra rabbia contro chi denuncia i crimini e non contro chi li commette fate pure, ma non su questo blog (e spero in futuro nemmeno su “comedonchisciotte”).

Antonella Randazzo ha detto...

Risposta a Fabio: lo scopo di chi sostiene il sistema è innanzitutto quello di fare "carriera" e soldi. Se poi viene richiesto di sostenere una fazione politica (non dimentichiamo che il sistema vigente si basa sul potere dei partiti, che sono tutti controllati dall'alto) ovviamente i personaggi in questione obbediscono a questa richiesta e abbracciano la relativa propaganda.
Se non credete che questi personaggi siano davvero così chiedetevi come mai denunciano le leggi inique di Berlusconi e non denunciano l'antidemocraticità del Trattato di Lisbona.
Chiedetevi come mai dicono di disprezzare la mafia ma osannano le autorità statunitensi che la controllano (vedi guerre per la produzione di droga e molto altro).
Ad ogni modo, se volete saperne di più leggete il libro.

fabio.filippi ha detto...

Antonella, tu mi dici di chiedermi (cito la tua risposta) "come mai denunciano le leggi inique di Berlusconi e non denunciano l'antidemocraticità del Trattato di Lisbona. Chiedetevi come mai dicono di disprezzare la mafia ma osannano le autorità statunitensi che la controllano": la mia ipotesi sta nel commento che avevo fatto, ma che nel merito non hai affrontato, e sinceramente me ne dispiaccio. Se rispondi semplicemente che le risposte sono nel tuo libro... allora anche i commenti qui non ha senso postarli...

Cordialmente,

Fabio

Antonella Randazzo ha detto...

Se non ho capito male tu dici che tramite la rete si possono apprendere cose importanti per capire la realtà e su questo sono d'accordo. Poi dici anche che comunque personaggi come Grillo ti sono stati utili per capire alcune cose e va bene anche questo.
In realtà io non ho mai detto che le cose dette o fatte da Grillo o Travaglio siano tutte inutili, non mi sognerei mai di dirlo perché non è vero.
Secondo me c'è stata una fase di Grillo abbastanza positiva: quella della fine anni Novanta e primi anni duemila. In quegli anni egli parlava delle corporation criminali e ha parlato persino delle banche. Poi, col passare degli anni è diventato sempre più reticente.
Dunque, io non nego affatto che Travaglio o Grillo siano stati utili a capire qualcosa, ma oggi le cose sono molto cambiate e il discorso è lungo, per questo ho scritto un libro e non un semplice articolo.
Forse non ho afferrato bene qual è la tua ipotesi, ma se me la spieghi posso risponderti nei limiti di un post.
Infatti, quando io rimando ai miei articoli o libri lo faccio perché spesso le domande che mi ponete sono complesse e non si può rispondere in modo esauriente con un post.

fabio.filippi ha detto...

Grazie per la risposta. Il mio pensiero, sul quale chiedo il tuo parere è il seguente: la scelta degli argomenti da trattare da parte di questi personaggi secondo me è dettata dalla semplice analisi della realtà dalla quale si può dedurre che la maggior parte delle persone è assolutamente insensibile ai grandi temi che tu giustamente citi, che vede come lontani dalla propria quotidianetà e nei confronti dei quali si sente completamente impotente. Sottolineare invece le infiltrazioni mafiose nel governo, dal nazionale al locale, conditi da temi ambientali e sociali (sfiorando a volte il tema del ruolo delle banche, delle forze dell'ordine nel contrasto violento al dissenso, ecc.) riesce sia a coinvolgere ed aggregare le masse spingendole ad avere un atteggiamento critico verso il potere e sia ad provare un coinvolgimento diretto (seppur giudato) nella speranza cambiare le cose.

Il punto sul quale probabilmente siamo in disaccordo è che a mio parere questa strategia di comunicazione avvicina, ed avvicinerà sempre di più, tante persone anche ai temi che stanno a noi stanno più a cuore (come ad esempio è successo a me), mentre tu sostieni che serve solo ad incanalare il dissenso preservando lo status quo (il ruolo dei gatekeeper).

Osservando la storia di questi personaggi e l'opposizione che trovano da parte di TUTTI i gruppi di potere attuali, tendo ad escludere una loro organicità con coloro i quali sono interessati al controllo del dissenso.
Non sei daccordo?

Ovviamente sono pronto a cambiare idea, magari anche attingendo dalla tua produzione letteraria.

Cordialità,

Fabio

sparviero ha detto...

per prima cosa si puo fare a meno di ricevere i commenti ?
vorrei porti una questione, come é possibile rispondere sempre correttamente se non si é daccordo sul post, la cosa é difficile anche perche l'accesso al post non identifica la personalita dello scrivente ma al contrario si esalta perche nel momento di scrivere non ha contradditorio e credendo nelle sue idee giuste o sbagliate si sente nel diritto di dare libero sfogo alla sua pseudo coltura,per questo internet sta creando una nuova generazione,diciamo blog dipendenti,basta frequentare grillo, travaglio,dove vedi nascere la nuova egemonia del culto della persona,o con loro o censurato,e molti avendo capito la dipendenza ne hanno approfittato creando un lucroso mercato,ignorando come ho creduto di capire di far loro conoscere la complessita della politica o del male politico.
ma questo credo che sia voluto appositamente perche mantenere il popolo ignorante si puo meglio controllarlo su tutti gli aspetti
scusa le mie lunghe divagazioni

Antonella Randazzo ha detto...

Sparviero dici cose davvero molto importanti e profonde che purtroppo molti non comprendono: tocchi il discorso del culto della personalità che è fondamentale per capire il sistema mediatico attuale e parli anche dell'esigenza del sistema di tenere il popolo nell'inconsapevolezza. Parli anche di una pseudo-cultura che appare pluralistica ma non lo è. Capiti questi punti è capire molto.

Antonella Randazzo ha detto...

Risposta a Fabio: sono d'accordo con te sul fatto che la strategia di Grillo possa aver avuto anche l'aspetto positivo di aggregare le persone. Anche qui a Milano si sono formati gruppi che hanno fatto anche cose molto utili.
Però se credi che Travaglio o Grillo non abbiano appoggi da parte del sistema purtroppo ti devo smentire e mi devi scusare ma devo ancora rimandarti al mio libro perché il discorso è davvero lungo e complesso.

Zret ha detto...

Concordo in toto.

Antonella Randazzo ha detto...

Mi sento di rivolgere un ringraziamento particolare a tutti quelli che hanno inviato post a questo articolo accettando la moderazione nel giusto modo. Dico questo perché sul sito "comedonchisciotte" è stata sollevata una polemica sul fatto che io ho qui la moderazione che esclude i post di coloro che credono che Internet debba essere una specie di babilonia.
Si parla addirittura di "censura" e questo devo ammettere che mi inquieta alquanto perché chi usa questa parola per indicare una moderazione che mira a proteggere un blog e a mantenerlo "pulito" e costruttivo, vuol dire che non sa cosa significa veramente la parola censura: ovvero la censura di regime, quella ideologica, che tutti i personaggi del sistema (compresi Travaglio e Grillo) praticano per proteggere lo status quo.
E sapete cos'è lo status quo? E' la guerra, il massacro, il crimine contro i popoli, è il genocidio in Palestina, è la morte per fame di centinaia di bambini al giorno a causa del controllo della produzione del cibo da parte di poche corporation.
Allora capite l'idiozia di chiamare "censura" una moderazione? CI SONO MILIONI DI SITI CON LA MODERAZIONE (compresi quelli di Grillo, Travaglio, Luttazzi, ecc.) e non mi sembra che venga organizzata una "caccia alle streghe" contro gli operatori di questi siti per questo motivo, dunque credo che si debba rispettare la medesima scelta fatta da questo blog, che è uno dei tanti spazi privati gestiti in modo libero, come è legittimo che sia.

Purtroppo credo che uno dei motivi per cui il nostro paese sta andando a rotoli è la superficialità, il giudizio sommario delle persone, il non utilizzare nel giusto modo le parole, comprendendone il giusto significato.
D'altronde, nella realtà orwelliana in cui stiamo vivendo non mi sorprendo più di nulla.

Il signorx ha detto...

Carissima Antonella, istintivamente provo una sorta di forte repulsione verso qualsiasi forma censoria, anche quella più ben intenzionata, ma d'altronde comprendo le tue preoccupazioni poiché con tutti i "virus" in circolazione... per non lasciarsi contaminare del tutto il sistema nervoso, prima che tutto degeneri, occorre pur "crearsi" quantomeno una piccola dose di anticorpi.

T'ho travata da poco ma c'ho già speso (nota: ho scritto "speso" e non "perso") un bel pò del mio tempo a leggere i tuoi articoli e devo dire: "ce ne fossero!..." finalmente un raro blog utile su cui vale veramente la pena fermarsi e, con occhi lucidi e mente fortemente critica, mettersi a leggere e a soffermarsi addirittura sulle virgole, tanto esse possano essere "significative". Ciò per dirti che condivido quasi in toto il tuo modo di vedere "le cose".

Ma poiché in apertura... parlavo di censura, argomento a me molto sensibile, leggendo tra i tuoi articoli, tra i tanti illustri nomi citati, vi ho scorto una leggera mancanza, (ma e molto probabile che mi sbaglio, senza di che mi è impossibile immaginarlo) che, se mi è concesso, vorrei sottolineare, ovvero tra i tanti nomi citati non v'è quello che nel XX secolo più di chiunque altro fu, oltre che il Primo!... quello che ad "alta voce!" denunciava (e che gli costo caro!) tutti i disegni criminali passati e presenti su cui qui tanto si discute, ovvero di uno dei più Grandi scrittori di tutti i tempi, un grande genio del XX secolo, uno degli artisti più perseguitati della storia, uno dei casi più inquietanti e più vergognosi degli ultimi duemila anni: IL caso Luis-Ferdinand CELINE - "Bagatelle per un massacro".
Personalmente amo tanto questo Immenso Uomo-Scrittore: "ci sono debiti intellettuali che a pagarli non ti basta una vita"; di qui ho voluto scrivere un mio modestissimo "post-tributo" sul libro e sulla personalità questo autore (e poiché censurato ho deciso di pubblicare alcuni (già due) "razzi-randoom" del pamphlet).

se ti va: http://simulacres.splinder.com/post/21441927/Bagatelle+per+un+massacro+%28l%27o

a presto!!!

Giovanni S ha detto...

Cara Antonella,
mi dispiace. Tu critichi persone dabbene come Travaglio, per la loro imperfezione. La perfezione non è degli individui ma delle organizzazioni. Tu da sola e col tuo libro chiarirai alcuni punti,ma non presenti nemmeno da lontano in questa prefazione un modo per cambiare la società.
Alla gente non basta la critica e nemmeno quella ai saggi di Travaglio, ma essa vuole soluzioni e progetti credibili.
Ciò di cui si sente il bisogno è un vera rivoluzione che impedisca di uscire a certe pubblicazioni padronali che nascondono la verità. Perchè non parli di lotta allo sfruttamento del lavoro, per esempio? Della disoccupazione? Questi sono i mali da eliminare e non lo si può fare solo con un libro che parla delle banche o del Gatt, ma con un impegno diretto.

sparviero ha detto...

la ringrazio per le sua cortese risposta,oggi vorrei sottoporle l'ultima sentenza contro IMAN OMAR a milano,nelle conclusioni il giudice conclude con questo commento:LO SPIONAGGIO MILITARE OGGI E' DIVENTATO UN ATTO CRIMINALE secondo lui é un attacco INTOLLERABILE ai diritti fondamentali e inaccettabile per l'iteresse nazionale.
ora io con la mia piccola esperienza trentennale a contatto dell'ISLAM mi domando se queste affermazioni sono dovute a una mente completamente fuori luogo direi quasi da incompetente,avendone avuti alle mie dipendenze centinaia di lavoratori islamici nulla da dire come attaccamento e volonta del lavoro.
rispetto dovuto per una necessita di lavoro.
fuori da questo contesto ci divide e ci dividera una forma di mentalita che sfiora l'odio, un vero credente islamico ti ascoltera solo in uno stato di necessita e sara pronto a rivoltarsi contro di te per volere della sua guida spirituale.
per questo l'uomo islamico ha e avra una doppia personalita e quella contraria alla tua differenza sara applicata in modo nascosto,non sto a citarti i numerosi casi personali .
ma vorrei porre a quel giudice una domanda come é possibile scoprire eventuali persone che per principio sono disposte a colpirti a tradimento .
NESSUNO é degno di odiare solo un essere puro puo odiare.QUELLO CHE GLI UOMINI CHIAMANO ODIO E'SOLO VILTA.

Antonella Randazzo ha detto...

Risposta a Giovanni: innanzitutto io non critico Travaglio per la sua "imperfezione" perché tutti siamo imperfetti, ma, come si capisce meglio se si legge il libro, perché egli non dice tutte le cose che dovrebbe dire come giornalista di grande rilievo mediatico.
Nel mio libro non mi permetto di andare sul personale perché come sanno quelli che mi leggono da tempo, io non apprezzo la propaganda basata su aspetti personali. A me premono i contenuti, e quello che è più importante è capire la realtà in cui stiamo vivendo perché ci riguarda tutti.
Tengo a precisare anche che non deve essere cercata una persona che estragga dalla tasca una soluzione per tutti i mali.
Noi italiani abbiamo già pagato molto per la tendenza a cercare un'autorità forte, che prenda le redini della situazione e "ci salvi".
Come dice Barnard, adesso tocca a noi, a tutti noi, non solo a chi scrive per cercare di capire il sistema.
Come ho avuto modo di dire altre volte siamo noi stessi i nostri salvatori, noi tutti, nessuno escluso.
Non siamo abituati a prenderci direttamente la responsabilità di noi stessi ma in futuro dovremo per forza di cose abituarci a questo.
Non ho la pretesa di cambiare il mondo, nessuno di noi può farlo, ma insieme possiamo fare molto, se saremo disposti ad avere la giusta consapevolezza e assumerci la responsabilità senza cercare in un singolo personaggio la soluzione a tutti i mali.
A questo proposito consiglio di leggere questi articoli:
http://lanuovaenergia.blogspot.com/2009/08/che-punto-e-la-crisi-parte-prima-dare.html

http://lanuovaenergia.blogspot.com/2009/08/che-punto-e-la-crisi-parte-seconda.html

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=6445

Se poi credete che sia necessario affidarsi a Grillo o a Travaglio siete ovviamente liberi di decidere come ritenete più opportuno. Io non mi sono mai posta come qualcuno che deve convincere di qualcosa ma semplicemente come una persona che porta avanti determinati studi e li condivide tramite articoli e libri.
Rispetto qualsiasi scelta le persone facciano, ed auspico che essa derivi da una riflessione autonoma rispetto alla propaganda del sistema.

Antonella Randazzo ha detto...

Risposta a Sparviero: anche in questo tuo post devo dire che hai toccato un punto cardine per il sistema: divide et impera.
Se fossimo tutti uniti come persone e popoli, chi potrebbe mai tiranneggiarci o farci accettare il massacro di innocenti?

Il signorx ha detto...

"NESSUNO é degno di odiare solo un essere puro puo odiare.QUELLO CHE GLI UOMINI CHIAMANO ODIO E'SOLO VILTA"

@Sparviero: posso immaginare... ma poiché non mi è ben chiaro, (...punteggiatura?) credimi, sono davvero, sinceramente interessato a conoscere meglio questo tuo pensiero, aforisma, insomma quello che è.

Antonella, perdona l'abuso... ma ti prego... pubblicalo, nel caso... nel mio profilo v'è il mio contatto cui...

Poi, per quanto al mio precedente commento, in cui, credo non vi fosse da parte mia nulla di astioso, semmai tutt'altro, nel caso il mancato riscontro al mio interrogativo fosse a causa del mio nik... ti capisco, è che, nel sintetizzare ho dimenticato... il mio nome che è: Aldo T.... "Pavia".

Alberto ha detto...

Vorrei spezzare una lancia a favore del "primo" Fabio Filippi, il post del 3 novembre, perchè forse coglie un punto cruciale di questa questione "culturale", il divario incolmabile tra l'informato e l'uomo senza qualità, il cittadino moderno (lo schiavo secondo il nostro punto di vista).
E' soprattutto una questione di numeri, una questione sociale, altrimenti il problema non si porrebbe neppure.
Da neo-sessantenne posso testimoniare che la mia presa di coscienza è iniziata coi movimenti universitari post-68, ma a un giovane d'oggi massificato nella società dei consumi cosa resta se togliamo Grillo-Travaglio-DiPietro? Ogni "formazione" deve avere un percorso che si agganci alla realtà contestuale. Non è che manchino le fonti alternative, manca la loro accessibilità di fatto, non tanto fisica quanto psicologica, di costume.
Se la "nostra" cultura alternativa non prende piede come vorremmo è anche per questo distacco dai grandi numeri che si traduce in una distanza di sensibilità, per l'appunto incolmabile.
Voglio dire che il problema comunicativo esiste, questo è ovvio, e la sua soluzione, che stiamo cercando, non può certo essere di nicchia, la realtà che siamo ora.
Lo stesso problema è anche politico ed economico, ovviamente. Non dovremmo stancarci mai di indagarne le cause profonde, ricercando la massima apertura alla triste realtà di massa.

sparviero ha detto...

signorx
normalmente quando leggo dei libri(francese)data anche l'eta trovo dei pensieri che mi pice rileggere o attualizzare percio puo essere non chiramente tradotto in italiano ,la parte intera diceva pressapoco cosi:
nessuno é degno di odiare,solo un essere puro puo odiare.
quello che gli uomini chiamano odio é solo una vilta.
solo un essere puro é degno di far del male a un'altro uomo.
tutto quello che da un uomo é una cosa sporca,come la morte che un uomo da ad un'altro uomo.
non chidermi il libro o la persona non riesco a trovarlo.
per esempio PAUL VALERY
dio creo l'uomo e non trovandolo assai solo,gli diede una compagna per gli fare meglio sentire la sua solitudine.
l'ultima ALESSANDRO DUMAS fils
la donna secondo la bibbia,fu l'ultima cosa che dio fece.
deve averla fatta il sabato sera,era molto stanco
spero se ANTONELLA le legge non si offenda sono pensieri diel tempo che fu oggi al contrario la donna
é alla punta del conbattimento.
per fargli un sincero piacere chiudo con GANDHI
se la non violenza é la legge dell'umanita l'avvenire appartiene alla donna.
buona notte

sparviero ha detto...

carissima antonella
credo che dalla notte dei tempi tutto quello che é stato scritto per il progresso dell'individuo ne é stato tenuto conto solo la parte che piu faceva comodo al POTERE.
credo che tui sappia che durante la rivoluzione FRANCESE una donnanel 1791 scrisse la dichiarazione dei diritti della donnae delle cittadine,
opera di OLYMPE DE GOUGES in cui é scritta la seguente frase"la donna a il diritto di salire alla ghigliottina percio ella deve avere il diritto di salire alla tribuna"
PECCATO che OLYMPE ebbe il diritto di salire solo alla GHIGLIOTTINA