venerdì

MUSICA, CONTROLLO E DIVISMO

Di Antonella Randazzo



Per molte persone la vita può essere monotona, chiusa nella routine quotidiana, che assorbe molte energie e può produrre stress. Un modo per uscirne è quello di dedicare un po’ di tempo ad attività ricreative, come ascoltare musica.
La musica può svagare, rilassare o rivitalizzare, ovviamente, dipende dal tipo di musica che si ascolta.
La musica diretta ai giovani è diventata un fenomeno insieme sociale, economico e culturale di notevole rilievo. Da un lato la sensibilità musicale si è diffusa col diffondersi della possibilità di ascoltare produzioni musicali tramite i mass media, ma dall’altro lato la musica è stata assoggettata, in molti casi, alle esigenze del sistema e del mercato. La musica potrebbe avere un ruolo formativo e di evoluzione culturale molto elevato, ma in molti casi tali vantaggi sembrano inesistenti, lasciando spazio a fenomeni non propriamente formativi.
Se si analizza a fondo il fenomeno, si comprende che la musica potrebbe essere una delle armi più potenti per il controllo della mente dei giovani, e che rendere le produzioni musicali appannaggio di pochi potrebbe generare una realtà tutt'altro che positiva. In alcuni casi si potrebbe parlare di sub-cultura, da cui deriva il fenomeno del divismo e della produzione di stili di vita improntati agli aspetti più superficiali dell’esistenza oppure tendenti all’autodistruttività.

I giovani vedono nel mondo musicale non soltanto uno svago, ma anche una fonte di ispirazione per la scelta dello stile di vita, dell'abbigliamento o del comportamento. Dunque il settore di produzione musicale crea un "fan-oriented". Ovvero un giovane che farà la fila anche per ore pur di acquistare l'ultimo CD della sua band del cuore, e che si accalcherà fra la folla durante i concerti. Nel tempo il rapporto emotivo fra fans e idoli tende a rafforzarsi, fino a che il cantante o il gruppo musicale potranno acquisire sulla vita emotiva dei giovani un potere di condizionamento molto elevato.

L'adolescente, non essendo ancora adulto, e vivendo la fase in cui deve inserirsi nel mondo degli adulti, può riuscire a vedere con maggiore lucidità l'assurdità di molti aspetti del sistema. Questo lo predispone ad un atteggiamento "ribelle" verso gli adulti e la realtà.
Molti adolescenti, data la problematicità della loro età, tendono a fuggire dal quotidiano ricercando stimoli intensi, sensazioni forti. Se viene loro offerta la possibilità di ascoltare musica coinvolgente, è assai probabile che molti si lascino coinvolgere e si identifichino con i cantanti. Dunque, i cantanti diventeranno i loro idoli, e non saranno soltanto persone di talento, ma anche modelli, simboli viventi di una data ideologia, non esplicitata ma evidente nel modo di vestire, di comportarsi o nelle parole delle canzoni.

Il divo perde il suo essere “umano” e giunge ad incarnare un mito, un sogno. Il fenomeno del “divismo” presenta diversi aspetti paradossali, che la persona che incarna il mito dovrà affrontare per non cadere nel baratro che ne può derivare. La persona che diventa “star” viene intesa come “più che umana” essendo dotata di capacità di evocare stati d’animo e sensazioni ritenuti importanti dai suoi fans. Il divo diventa proiezione di ciò che i fans hanno vissuto tramite lui, e inevitabilmente diventerà depositario di determinate aspettative. Dunque, egli dovrà essere sempre all’altezza di ciò che incarna, per non deludere i suoi fans. Non può più essere una persona come le altre, avendo innescato dinamiche emotive di ampia portata. Egli è diventato “speciale” e dovrà svolgere una “missione”, elaborando e attuando performance, all’altezza delle precedenti o di qualità superiore. Dovrà evocare nuove sensazioni o rinnovare quelle già evocate, con nuovi prodotti.
Ad esempio, Michael Jackson, da recente tragicamente scomparso, dopo aver avuto con l’album “Thriller” un enorme successo, doveva anche in futuro dimostrarsi all’altezza di quel successo, o addirittura superarlo con altre performance eccellenti. Questo si aspettavano da lui i fans e la casa discografica. Doveva essere geniale, ancora capace di far entrare in fibrillazione i fans.
Michael Jackson entrò nel labirinto del “più che umano”, acquisendo una rappresentazione di sé molto elevata. Con questa rappresentazione egli aveva "perduto" quegli aspetti comuni che tutti hanno, come la vulnerabilità emotiva, i momenti di scarsa creatività o di banalità esistenziale.
Egli ambiva a “colpire” i suoi fans con sempre nuovi effetti scenici, arrivando a spendere milioni di dollari per i suoi video. Scelse persino di crearsi un nuovo volto, e sempre nuovi look, che nei suoi video lo vedevano ora come un fantasma, ora come un alieno, un eroe, un cabarettista, sempre irreale, mai persona fra tante. Nuove scenografie, nuovi personaggi, nuove musiche, nuovi balli. Non poteva deludere le aspettative dei suoi fans.



Perdendo il senso comune della sua umanità, il divo deve immaginarsi diverso da ciò che è, e per questo deve rinunciare agli aspetti “comuni” del suo essere. Agli aspetti più vulnerabili. Questo lo esporrà a sofferenze qualora gli aspetti più comuni e vulnerabili del suo essere emergessero. Ad esempio quando la sua emotività gli chiederà momenti sereni, privi delle pressioni della casa discografica o delle preoccupazioni dovute alle paure di non poter essere all’altezza delle aspettative dei fans.
In quei momenti, se egli non elabora la sofferenza, avrà bisogno di “stordirsi” e potrà scegliere di farlo attraverso farmaci, droga, alcol o sesso.
I suoi fans, che lo vedono come “più che umano”, non si pongono il problema di come stia di salute, o se emotivamente egli possa reggere il gioco del divismo. Il divo deve sopravvivere al suo divismo, dimostrandosi all’altezza delle proiezioni dei suoi fans. Il divo è un mito, non una persona. Egli è continuamente in rapporto con i suoi fans, ma questo rapporto non è paritario e non presenta aspetti sociali concreti. E’ fondato su immagini e rappresentazioni, o sulle sensazione ed emozioni evocate.

Michael Jackson dovrà reggere anche molti problemi giudiziari, oltreché di salute.
Era colpevole dei reati gravissimi di pedofilia di cui era accusato? Con certezza non si potrà mai sapere, ma si sa per certo che diverse riviste, statunitensi ed inglesi, dagli anni Novanta si prodigarono a denigrare la sua figura, tirando fuori racconti sempre più strambi sul suo stile di vita o sui suoi legami affettivi.
E' certo che diversi messaggi offerti nelle canzoni di Jackson, come l'antimilitarismo e l'antirazzismo, non erano funzionali al sistema.
Ad un certo punto Jackson dedicò un video alla sua “difesa”, protestando per le menzogne che i mass media diffondevano per metterlo in cattiva luce. Qui non si vuole sindacare se le cose bizzarre dette su di lui fossero vere o false, dato che non si hanno strumenti per accertarlo, ma si vuole mettere in evidenza che il mondo del divismo può portare alle stelle e può anche distruggere, creando situazioni in cui la persona si troverà a vivere una vita in cui non sarà più possibile proteggere aspetti della propria privacy oppure avere rapporti sociali “normali”.
Non si vuole sostenere che per forza la persona mitizzata debba cadere nel baratro delle bizzarrie, dell’autodistruttività o della rappresentazione irreale di sé, ma che in alcuni casi ciò accade. Accade quando non si comprendono i possibili meccanismi disumanizzanti del divismo. Meccanismi che portano ad annullare il piccolo sé umano, facendo spazio alla rappresentazione di un sé fittizio, a cui si dà esistenza nel momento in cui i fans creano il mito. I compagni costanti dell’Ego assurto a “Star” potranno essere un senso di vuoto e di solitudine, e milioni di fans non potranno eliminare la solitudine esistenziale del loro idolo. Il genio capace di evocare straordinari stati d’animo non potrà essere capace di tenere a bada il piccolo Io vulnerabile sospinto nel subconscio. Le parti di sé non accettate chiederanno conto. Non si può sfuggire alla propria vulnerabilità umana, nemmeno se tutti ci credessero “più che umani”.

Forse bisognerebbe intendere la musica come una creazione tanto sublime quanto “terrena” e semplice, che potrebbe persino fare a meno degli “effetti speciali”. Tempo fa un giovane musicista lettore del blog di nome Malagnino Marino Jose', scrisse:

“Le trasmissione FM/AM sono acquistate da grosse distribuzioni, e dato che l'unico mezzo riconosciuto per lo scambio merci è il denaro è chiaro come l'aria che respiriamo che può maneggiarla solo chi ha da investirci soldi (oppure chi questi li crea!). E non si stancano mai - i media - di mostrarci in varie sfaccettature come esista una scala gerarchica, ove vince il più forte. Dai cartoons dove in lotta ci son sempre Bene Vs Male anche se, ed io i cartoni gli ho visti, non ho mai capito cosa voglia questo ‘male’ che par proprio distrugga tutto solo perché sia fesso... Fino alla radio-music! Dove è sempre chiaro come nel gruppo esista un Leader, dove esiste una rigida gerarchia fra gli strumenti: panzane!... Esiste tanta musica che crea pensieri di libertà. Ad esempio nella Free-music ogni strumento è importante quanto l'altro - O ancora, una cosa che amo ricordare, tutti i compositori "classici" da Bach a Wagner stavano sperimentando! Perché non esiste legge alcuna per far buona musica ma solo presupposti e tanta ricerca da parte dei musicanti che di decennio in decennio vanno a modificarsi secondi criteri che implementano il senso religioso, la socialità, la geografia e - non stupisca - l'economia. La musica è messaggio politico / La musica è messaggio quotidiano. L'ennesimo oggetto manipolato per mostrarci una realtà diversa da quella che viviamo. Senonchè farci vivere una realtà probabilmente differente da quella che sceglieremmo qualora ne avessimo le possibilità… ogni fenomeno d'espressione di una particolare realtà, qualora prenda piede, viene succhiato dai media e lo trasformano in gadget, magliette, tagli di capelli...una razza chiusa in se stessa praticamente.....In fondo è molto più facile soddisfare un mercato se questo è etichettabile… Ci sono due modi per apprendere la realtà. Una e credere che i media siano ingenui e agiscano a caso, o solo perché ‘in quel periodo va così’. Un altro modo è credere che questi sappiano molto bene l'influenza che esercitino sul pensiero collettivo e fanno di tutto per istigarlo alla violenza e alla frustrazione e reprimere (o far passare per utopici idealisti) chi è contro di loro. La ‘musica’ radiofonica (praticamente solo canzoni strofa-ritornello) non sfiora nemmeno i problemi reali. Al massimo ci sara' qualche motivetto d'amor disperato (con testi pre-adolescenziali) - A parte quello....direi (ascoltando la musica radifonica) che non ci sono problemi. Guerre? Tasse? Valà non esistono! Non l'hai sentita la radio? Una sbornia di falsa felicità per non farci pensare e rendere ogni luogo (dalla casa all'automobile) un supermercato itinerante ove la rasserenazione da lounge-music ci porta a fare acquisti incuranti...e nocivi. Riappropriamoci della musica che ci hanno tolto: costruiamo nuovi strumenti, suoniamo oggetti quotidiani, cantiamo festosamente nei dialetti, inventiamoci delle lingue, barattiamo!”

Un altro fenomeno messo in evidenza da alcuni autori è quello della musica "manipolata" con messaggi distruttivi, che distraggono il giovane dal suo naturale desiderio di migliorare la realtà e lo catapultano all'interno delle caratteristiche proprie del sistema.

L'attuale sistema controlla quasi tutta la produzione musicale, e di solito decide chi sarà lanciato come "star" al grande pubblico e chi sarà destinato ad avere un pubblico esiguo. Attualmente la musica indipendente sarebbe soltanto il 3% dell'intera produzione. Dunque, quasi tutti i giovani ascoltano musica prodotta e voluta da quelle stesse persone che decidono l'assetto economico e lavorativo, e che costringono buona parte di essi alla precarietà lavorativa e alla "demenza" mediatica.

Alcuni giovani non riescono ad adattarsi alla realtà, e scelgono il suicidio (in Europa il tasso di suicidio fra i giovani di 16-24 anni è in aumento), mentre altri diventeranno fortemente eterodistruttivi, e praticheranno comportamenti aggressivi o violenti, a scuola, allo stadio o in altri luoghi. La maggior parte dei giovani si adatterà al sistema, rinunciando per sempre ai propri ideali. Molti rimuoveranno quello che avevano pensato del mondo in età giovanile, e quanto avevano ritenuto assurde le ingiustizie del mondo, le guerre, la miseria e l'ambiguità del gruppo dominante.

L'adolescenza è un'età difficile ma anche estremamente creativa, in cui gli esseri umani possono sperimentare un forte desiderio di rinnovamento. Se i giovani vivessero in un ambiente realmente democratico, che incoraggiasse l'autorealizzazione e l'espansione creativa della personalità, potrebbero creare la loro esistenza sulla base delle loro stesse risorse creative, sociali e affettive. Ma nella realtà attuale si cerca di impedire questo, poiché contrasta con un sistema di potere autoritario e distruttivo. Le attuali autorità preferiscono che il giovane si droghi o pratichi vari tipi di violenza piuttosto che rischiare cambiamenti politici, sociali e culturali.

L'ambiente musicale può essere creato in maniera tale da risultare fortemente negativo per lo sviluppo della personalità del giovane. Il gruppo dominante sceglie la maggior parte dei personaggi da "lanciare" nel mondo musicale, così come sceglie quelli cinematografici e televisivi.
Le case discografiche si curano, per quanto possibile, che i cantanti più amati siano tossicodipendenti, o che abbiano una vita del tutto distruttiva, che facciano uso di alcolici, farmaci o che abbiano una vita sociale e sessuale squilibrata. Sono questi i personaggi che diventeranno i beniamini di milioni di adolescenti, che vedranno in loro degli esempi da seguire. Ciò spiega come mai fra i cantanti c'è una percentuale statisticamente rilevante di drogati o di persone psichicamente alterate.

A partire dagli anni Sessanta, le canzoni diventarono sempre più inquietanti. I testi di molte canzoni richiamavano al vuoto esistenziale, alla sfiducia negli altri e in se stessi, e al non senso. Col passar degli anni le canzoni diventarono più "sessualizzate", trattando i rapporti di coppia come meri rapporti sessuali. Molte canzoni iniziarono a creare discordie o incomprensione fra i sessi, ponendo situazioni o eventi che rappresentavano i sessi come fra loro nemici. Ad esempio, c'era la donna inaffidabile, l'uomo Casanova, oppure l'idea di essere traditi, o che innamorarsi significasse per forza prendere batoste.
Le cantanti si presentavano sempre meno vestite e si esibivano con movimenti che ricordavano l'atto sessuale. La sessualità, da atto da compiere nella propria intimità e con un partner con cui si ha anche un rapporto umano, diventa, nell'ambito musicale, un mezzo per attrarre attenzione e per coinvolgere e stimolare sensazioni, vendendo così più DVD.
In diverse produzioni si mostra un'immagine di donna sessualmente "libera", che viene a coincidere con la donna "disponibile", ovvero non disposta a vivere un rapporto di coppia stabile e equilibrato. In tal modo viene svalutato il rapporto di coppia stabile, facendo credere che le differenze sessuali e l'egocentrismo non permettono autentici legami di coppia fra i sessi.

Alcune canzoni diventate molto famose inneggiano al suicidio. Ad esempio, l'LP dal titolo "Stained Class", del famoso gruppo heavy metal britannico Judas Priest, conteneva il brano "Beyond the Realms of Death" ("Oltre i regni della morte"), che incuriosiva circa la vita dopo la morte. Anche altri brani dell'LP inneggiavano alla morte. Nel dicembre del 1985, due giovani di Sparks (Nevada), James Vance e Ray Belknap si spararono al volto. Ray morì immediatamente, mentre Vance, sopravvisse per tre anni, e in seguito morì a causa dei gravi danni riportati al cervello in seguito al tentativo di suicidio. Vance confessò ai genitori che si era sparato per "vedere cosa viene dopo", indotto dai brani ascoltati. Egli scrisse una lettera ai genitori dell'amico morto, in cui diceva: "Io credo che l'alcol e la musica heavy metal, come i Judas Priest, ci hanno condotto o almeno ci hanno illuso nel farci credere che la risposta alla vita era la morte". I genitori dei due ragazzi intentarono una causa contro la band, che fu assolta sulla base al Primo Emendamento della Costituzione americana, che professa la "libertà di espressione".
I Judas Priest diventarono il gruppo più importante negli anni Ottanta, vendendo ben 35 milioni di copie dei loro dischi in tutto il mondo. In seguito furono imitate da diversi altri gruppi, che adottarono la loro stessa tendenza ad inneggiare all'autodistruttività, con messaggi diretti o subliminali.

Nelle discoteche i giovani ascoltano una quantità enorme di messaggi subliminali, e a causa della luce stroboscopica (quella luce alternata luce-buio), la soglia di resistenza del subconscio sarebbe più bassa, esponendoli al condizionamento che si tradurrà in una maggiore pulsione verso l'autodistruttività o in una maggiore eccitazione sessuale (a seconda dei messaggi trasmessi).

Nessun giovane viene avvisato dalle autorità dei condizionamenti che può subire attraverso la musica o trascorrendo diverse ore nelle discoteche, dunque il condizionamento punta a rimanere segreto per essere più efficace.
Lo studioso Michael E. Jones, nel libro "Dionysos Rising, the Birth of Cultural Revolution out of the Spirit of Music", parla del rapporto tra musica e rivoluzione.
 Secondo il suo punto di vista la musica può dare crescita, ma può anche essere subordinata ad un sistema di potere che vuole piegarla ad usi non positivi, che creano disarmonia. C’è l’idea che alcuni generi musicali siano funzionali all’adattamento al sistema dominante, impedendo la portata creativa e rivoluzionaria che la musica potrebbe esercitare negli animi umani. In un sistema che limita il progresso umano, si cerca in vari modi di impedire anche all’arte di produrre gli effetti positivi possibili.



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8 commenti:

digi19 ha detto...

Profonda e coersnte la sua riflessione.
In linea ancora una volta con il "1984" di orwelliana memoria.
Mi piacerebbe conoscere un suo parere "storico" a proposito della rivoluzione del rock&roll, che dagli anni della seconda guerra mondiale ha plasmato un'intera generazione.
Grazie per spiegare così bene ciò che, almeno io, riesco a percepire emotivamente non riuscendo però a tradurlo in parole e soprattutto a spiegarmelo.

Federico ha detto...

Ciao Antonella
Un'altro articolo molto bello.
Però vorrei chiederti una cosa.
A proposito della tua frase: "Nelle discoteche i giovani ascoltano una quantità enorme di messaggi subliminali", vorrei sapere a che tipo di messaggi ti riferisci e a quali fonti ti riferisci. Un'altra cosa collegata alla prima è il fatto che non citi fonti alla fine dell'articolo, a differenza di altre volte, per chi volesse approfondire

Antonella Randazzo ha detto...

L'argomento è molto complesso, certamente questo articolo non è esauriente e per capire il fenomeno occorre leggere altri articoli e libri. In alcuni libri vengono fatti diversi collegamenti fra esoterismo, satanismo, omicidio, suicidio e produzioni musicali.
Per chi volesse approfondire:
Corrado Balducci, "Adoratori del diavolo e rock satanico", ed. Piemme.
“I giovani e l’esoterismo” (ed. Paoline) di Carlo Climati.
Dello stesso autore si veda anche “Satanismo e musica rock” all’indirizzo
http://www.scribd.com/doc/91280/ebook-ITA-SAGG-Climati-Carlo-Satanismo-e-musica-rock-PDF?page=11

Altri libri interessanti:
“Sette sataniche. Dalla stregoneria ai messaggi subliminali nella musica rock, dai misteri del mostro di Firenze alle «Bestie di Satana»”
di Mastronardi Vincenzo M., De Luca Ruben e Fiori Moreno, ed. Newton Compton.
J. Paul Regimbald, “Il Rock n'Roll”, Edizioni Uomini Nuovi (Marchirolo, Varese).
Gerardo Corti. “Occulta sarà tua sorella! Pubblicità, product placement, persuasione: dalla psicologia subliminale ai nuovi media”, ed. Castelvecchi.

fedita ha detto...

ogni dancer di house e techno, se non tutti la maggior parte, sono perfettamente consapevoli di ciò che succede. non vediamo troppe cose occulte, mentre sono semplicemente accettate con consapevolezza. non siamo sempre vittime, prendiamoci le nostre responsabilità

Tonguessy ha detto...

Questa volta non ti capisco, cara Antonella. Un misto di sociologia discutibile e tesi di difficile dimostrazione. Secondo me le cose sono un po' diverse rispetto ai complicati scenari che proponi. Si parte dalla famiglia e dalle debolezze dei figli. Se la famiglia non è in grado di far capire la differenza tra mito e realtà, tra pensiero e azione, tra vita e morte ad esempio, non potrà lamentarsi che i propri figli si suicidano perchè seguono dei testi che, appunto, non vengono discriminati come "licenze poetiche" o "eccessi espressivi" o ancora "insicurezze umane" ad esempio.
Scrivi: "Le case discografiche si curano, per quanto possibile, che i cantanti più amati siano tossicodipendenti". Hai qualche prova al riguardo?
"fra i cantanti c'è una percentuale statisticamente rilevante di drogati o di persone psichicamente alterate". Dove le posso leggere queste statistiche?
Guarda un po' qui le classifiche USA di quei tempi
http://www.musicaememoria.com/album_piu_venduti_anni_60.htm

Johnny Cash, Simon e Grafunkel, Beatles, Credence, Blood Sweat & Tears, perfino i Monkeys: tutti drogati e psicolabili? E poi ricordiamo il più grande mito della chitarra moderna: Jimi Hendrix. Quello sì che si drogava. Magari le droghe facessero quell'effetto su tutti, aggiungo. Ancora oggi è il maestro insuperato i cui messaggi continuano a far correre le rotelle di chi ama il Rock.
"A partire dagli anni Sessanta...i testi di molte canzoni richiamavano al vuoto esistenziale, alla sfiducia negli altri e in se stessi". Ti dimentichi di Orietta Berti e di tutta la pletora retorica di Sanremo, con i suoi "amore fa rima con cuore". O, per andare altrove, dei Beatles che non mi risulta avessero dei testi alla J.Brel. Ma possiamo anche citare Elvis Presley che negli anni 60 cantava "love me tender" o "love letters".

E continui :"Nelle discoteche i giovani ascoltano una quantità enorme di messaggi subliminali, e a causa della luce stroboscopica".
Siamo in Italia dove una minima percentuale di adolescenti capisce perfettamente l'inglese. E si da il caso che nelle discoteche si canti solo in inglese. Come la mettiamo?

Antonella Randazzo ha detto...

Le tue obiezioni sono senza dubbio sensate, ma tieni conto che l'articolo parla dei giovani in generale, non soltanto dei giovani italiani (Jackson è famoso in tutto il mondo). L'inglese è oggi una lingua molto conosciuta, e comunque i messaggi subliminali non si troverebbero soltanto nelle canzoni in inglese, anche se queste sono presenti nel panorama discografico in misura assai maggiore rispetto alle altre.
E' un argomento complesso, e non è facile spiegare in modo esauriente in un semplice post, le cose sostenute nell'articolo sono suffragate da studi e ricerche indipendenti, dato che gli ambienti ufficiali difficilmente diffonderebbero notizie non convenienti. Ad ogni modo, per saperne di più consiglio di leggere almeno due libri fra quelli indicati nel mio post precedente.

Luca ha detto...

Per Tonguessy,
Guarda che per quanto riguarda i Creedence, il fratello del leader John Fogerty era eroinomane. Infatti e' morto di overdose e il gruppo si e' sciolto dopo solo quattro anni. Jonny Cash era alcolizzato. Anche alcuni dei Beatles non ci sono andati lisci, specie verso la fine dei '60. Su Blood, Sweat and Tears e Simon & Garefunkel non saprei. Rimane il fatto che il rock viene da sempre associato alla vita sregolata dei suoi protagonisti. Lo dico da appassionato del genere.

Giorgio ha detto...

Caro Luca, sono anch'io un (ex?) musicista di lungo corso. Musica di quel tipo, niente roba classica. Per capire bene il fenomeno "case discografiche che assoldano drogati" bisognerebbe avere sotto mano delle statistiche. Ad esempio: in che percentuale gli appassionati del genere usano droghe? In che percentuale i musicisti? Se le droghe fossero una quasi normalità per il mondo del rock non ci sarebbe da stupirsi se fosse una normalità anche nel mondo dei musicisti. O no?