mercoledì

DITTATURE, MAFIA E PARADISI FISCALI

Di Antonella Randazzo


Molti sanno che sarebbe assai difficile l’esistenza della mafia, delle dittature e delle frodi societarie se non vi fossero i cosiddetti “Paradisi fiscali”.
Si tratta di luoghi in cui dittatori, mafiosi, imbroglioni, evasori fiscali, corruttori e altri criminali, possono impunemente e tranquillamente praticare i loro crimini.
I mass media parlano di mafia e crimini vari, ma difficilmente spiegano cosa sono i Paradisi fiscali e chi consente e protegge la loro esistenza.
Si tratta di paesi controllati dal gruppo stegocratico (1), che impone una realtà di crimini e dittature, e dunque ha l'esigenza di creare luoghi in cui si possa avere una forte protezione finanziaria.
Nel mondo ci sarebbero circa cinquanta Paradisi fiscali. Le loro banche gestirebbero, secondo stime dell'Fmi, almeno il 25% del Pil mondiale.
Grazie al segreto bancario, queste banche rendono possibile l'evasione fiscale, l’organizzare truffe societarie e reti per corrompere politici e amministratori di ogni paese del mondo. Grazie ai Paradisi fiscali è anche possibile attuare truffe attraverso la creazione di obbligazioni-spazzatura.

I Paradisi fiscali stanno alla base della capacità delle corporation transnazionali di produrre povertà e ingiustizie economiche. Infatti, la loro esistenza rende impossibile ai governanti che lo volessero, tassare in modo equo gli introiti della grandi corporation che hanno sedi sul loro territorio.
James Tobin, premio Nobel per l’economia, aveva proposto una "Tobin tax", ovvero una tassa imposta a tutte le transazioni valutarie che non riguardassero la compravendita di beni reali. Questa tassa avrebbe dovuto limitare le speculazioni finanziarie e permettere ai paesi più poveri di ottenere fondi per un reale sviluppo. La Tobin tax si sarebbe dovuta imporre in tutto il mondo, col risultato che le grandi corporation sarebbero state costrette a pagare cifre considerevoli. Ovviamente, queste ultime, avendo il controllo politico dei paesi in cui operano, non permettono che ciò possa diventare realtà, minacciando di trasferire tutti i loro introiti nei Paradisi fiscali, per poter continuare a produrre senza pagare alcuna tassa.

In assenza di un potere internazionale che sia in grado di prendere le redini della situazione economico-finanziaria del pianeta, le corporation continuano ad esercitare un potere enorme, esportando capitali nei Paradisi fiscali, e impoverendo impunemente le economie di moltissimi paesi.
I luoghi di gestione del potere, come l'Unione Europea, proteggono tale sistema. Ad esempio, dopo il crollo della Parmalat, come spiegò Ivo Caizzi nel “Corriere Economia” del 18 luglio del 2005:

“A Bruxelles ammisero che una stangata ai risparmiatori di quelle dimensioni era stata possibile grazie al ricorso ai Paradisi fiscali. Nell’Europarlamento esplosero dure contestazioni contro le piazze off-shore. Ma quando l’effetto dello scandalo si è attenuato, tutto è rimasto come prima, compresa la possibilità di nascondere nei Paradisi fiscali perfino i capitali destinati a finanziare il terrorismo”.

Sia la mafia che le grandi società, quando le cifre da riciclare sono molto alte, utilizzano società complici che hanno sede in un Paradiso fiscale, come le Isole Cayman.
Esistono anche paesi off-shore, in cui i controlli sul trasferimento di valuta sono molto scarsi ed è facile riciclare denaro sporco, come la Thailandia, la Colombia, la Nigeria o il Messico.
Nelle Isole Vergini britanniche, con soli 1500 euro si può registrare una società, mantenendo un segreto totale sui bilanci, sulle attività e sui titolari. Per sgominare la mafia internazionale basterebbe eliminare tale segreto, e spezzare ogni possibilità di riciclaggio del denaro proveniente da attività illecite. Ma ciò non sarà fatto finché vige l'attuale sistema di potere, che si basa proprio sull'esistenza di Paradisi fiscali e sulla segretezza bancaria.
Per contrastare il riciclaggio del denaro sporco è stato creato, nel 1990, il gruppo di azione finanziaria contro il riciclaggio dei capitali (Gafi), un organismo intergovernativo presente in tutti i maggiori centri finanziari del mondo. L'organizzazione dovrebbe tenere sotto osservazione i paesi in cui è reso facile il riciclaggio del denaro sporco, come l'Egitto, l'Indonesia e alcuni paesi del Sudamerica. Nel 2003, anche l'Europol e la Commissione Europea hanno stabilito norme per la lotta contro il riciclaggio di denaro. Tuttavia, occorre osservare che, finché esisteranno governi sottomessi all'élite di potere occidentale (spesso dittature sanguinarie che commettono ogni sorta di crimine) e i Paradisi fiscali, non sarà possibile contrastare efficacemente il riciclaggio del denaro sporco.
Oggi le cosche mafiose posseggono vere e proprie holding internazionali, e traggono un'immensa ricchezza sia dalle attività illecite che da quelle lecite. Addirittura, come spiega un comunicato del 1994 del Dipartimento di Stato americano, i più grandi gruppi mafiosi (Triadi cinesi, Cosa Nostra, Narcos sudamericani, ecc.) si riuniscono di tanto in tanto per "l'applicazione di una pianificazione strategica e di politiche di sviluppo per i nuovi mercati liberi emergenti, allo scopo di programmare investimenti legali alla stregua di legittime società, nonché di sviluppare ed espandere attività collaterali assolutamente illegali".(2)
Secondo il criminologo Vincenzo Ruggiero, la distinzione fra criminalità economica e crimine organizzato è oggi "un'anomalia analitica, frutto prevalente delle suddivisioni in specialismi che esistono all'interno della disciplina criminologica".(3)
L'economista Bruno Amoroso ritiene che la stessa globalizzazione sia stata prodotta da strategie criminali:

"L'economia della globalizzazione sarebbe di per sé criminale, poiché si regge sui cinque crimini maggiori contro tutta l'umanità: 1) le transazioni finanziarie, alla cui base c'è il riciclo di tutte le altre forme di criminalità; 2) il commercio di armi e di materiali nocivi; 3) il commercio di organi umani, viventi e sezionati; 4) il commercio della droga; 5) il saccheggio della natura".(4)

Tuttavia, occorre precisare che non tutti i grandi imprenditori che devastano l'ambiente, commettono frodi di vario genere, o calpestano i diritti umani, sono affiliati ad un'organizzazione criminale mafiosa, anche se il potere mafioso si può trovare in luoghi insospettabili. L'esempio che si può fare è quello della Holzmann di Francoforte, che nel 1988 ottenne un appalto di circa 10 miliardi per la costruzione di una diga in Sicilia, a Corleone. Dopo anni si capì che era stata la mafia a permettere alla società tedesca di vincere l'appalto, in cambio dei subappalti. Spiega il Procuratore distrettuale antimafia di Palermo Pietro Grasso:

“Nell'estate del 1990 la Guardia di finanza italiana aveva scoperto un preoccupante accordo mafioso con Philip Holzmann, di Francoforte (che recentemente è salito agli onori della cronaca), un colosso dell'industria edile tedesca che, superando la concorrenza di una consociata Fiat, si era aggiudicato nel 1988 un contratto di appalto di circa 10 miliardi per la costruzione di una diga a Corleone, in Sicilia. Tale evento era stato celebrato come il segnale dell'effettivo ingresso della Sicilia nel mercato comune europeo: di fatto la mafia aveva procurato l'appalto ad Holzmann in cambio di tutti i subappalti. A dispetto della ben nota efficienza tedesca, a distanza di due anni i costi continuavano a salire e i lavori erano ben lontani dall'essere ultimati. Si può quindi ipotizzare che mafiosi che riciclano e rinvestono miliardi di dollari non possano farlo senza acquisire la benevolenza di imprenditori, uomini d'affari, funzionari pubblici, talvolta anche delle forze dell'ordine, e di politici, anche se non vi è, allo stato, nessuna prova sulla compromissione a livello di un vero e proprio sistema di potere infiltrato negli ambienti economico-finanziari ed istituzionali dei paesi dell'Europa unita”.(5)

I servizi segreti potrebbero distruggere le reti mafiose, disponendo di mezzi elettronici e investigativi più efficaci rispetto alla polizia, essi però hanno poteri limitati: non possono arrestare, ma possono dare le loro informazioni alla polizia giudiziaria, che arresta e mette i mafiosi nelle mani dei giudici. Questi ultimi possono essere efficaci se riescono ad accedere a dati bancari o assicurativi, ricevendo aiuto da finanziarie e banche. Ovviamente, i magistrati troveranno gli ostacoli del segreto bancario e dell'occultamento di capitali nei Paradisi fiscali.

Tutte le grandi truffe finanziarie usufruiscono dei Paradisi fiscali per poter consentire ad alcuni di nascondere il denaro estorto. Ad esempio, la Enron, che, com'è risaputo, consumò una truffa finanziaria colossale, aveva creato nei Paradisi fiscali ben 860 società fra loro collegate, per non pagare tasse al governo degli Stati Uniti.
I capitali nascosti nei Paradisi fiscali tendono ad essere reinvestiti in altri paesi o nel paese d'origine, senza che i governi possano pretendere le tasse non pagate.
Intanto gli Stati si indebitano e per poter continuare a ottenere prestiti offriranno tassi di interesse sempre più elevati. Inevitabilmente cresceranno tutti i tassi di interesse, anche quelli pagate dalle imprese alle banche. Dunque aumenteranno i costi di produzione e di conseguenza anche i prodotti. Per pagare il debito pubblico, sarà diminuita la spesa sociale (soprattutto pensioni, sanità, sussidi alle famiglie, sussidi di disoccupazione) danneggiando non poco i cittadini, che saranno dunque non soltanto costretti a ridurre le loro spese, ma anche a pagare i servizi che lo Stato non fornisce più gratuitamente. Per pagare i banchieri e sostenere il loro sistema truffaldino vengono spinti verso il degrado le scuole, gli ospedali e l’amministrazione pubblica.
Tutto questo accade perché se i governi dovessero pretendere il pagamento di giuste tasse da parte delle grandi imprese, esse immediatamente attuerebbero una fuga verso paesi poveri costretti a far pagare poche tasse.
Dunque, i Paradisi fiscali rendono impossibile una più equa distribuzione della ricchezza e rendono sempre più ricchi i già ricchi e più poveri tutti gli altri. Finché esisteranno, sarà impossibile avere vere democrazie, che esigono trasparenza e un corretto sistema fiscale. E’ ovvio che nessuna democrazia può basarsi sulla truffa, sull’iniquità fiscale e sulla diseguaglianza, per questo motivo è innegabile che il sistema in cui ci troviamo attualmente è una dittatura mascherata, possibile soltanto perché molti non la credono tale.


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NOTE

1) A questo proposito si veda: http://antonellarandazzo.blogspot.com/2008/03/lipotesi-stegocratica-parte-prima-il.html
2) Martucci Pierpaolo, La criminalità economica, Laterza, Roma-Bari, 2006, p. 85.
3) Ruggiero Vincenzo, Crime and Markets. Essays in Anti-Criminology, Oxford University Press, New York 2000.
4) Amoroso Bruno, Della globalizzazione, La Meridiana, Molfetta 1996.
5) Commissioni riunite II (giustizia) e VI (finanze), Indagine conoscitiva, 30 novembre 1999. http://www.camera.it/_dati/leg13/lavori/stencomm/0206/indag/riciclaggio_capitali/1999/1130/s010.htm

2 commenti:

Michele Meggiolaro ha detto...

grazie dell'articolo

quello dei paradisi fiscali è un problema assolutamente non dibattuto dai media main-stram

uno dei tanti ovviamente...

Alberto ha detto...

Centro, colpito il cuore del sistema! Sono tre realtà relazionate e complementari, non c'è dubbio, troppe realtà lo dimostrano. Eppure Euroclear e Clearstream hanno sede in Belgio e Lussemburgo, nel cuore della civilissima Europa, e solo da lì transitano tutte le transazioni internazionali, lasciando tracce indelebili quanto protette dal segreto bancario, superiore a quello mafioso. La storia moderna è scritta nei server di quei due istituti voluti dal sistema bancario, che un giorno forse qualche giudice leggerà, per rendercene conto.