lunedì

PIRATI & MAFIOSI La vera storia del crimine organizzato



Sono stati scritti molti libri sulla mafia, ma è stato detto tutto?
Gli italiani sanno cos’è davvero la mafia? E’ davvero "made in Italy" come alcuni credono?
Alcune regioni d’Italia sono soffocate dalle organizzazioni di tipo mafioso, e queste organizzazioni criminali incidono non poco sulla vita di molte persone. Eppure gli italiani ignorano molte cose sulla mafia. I mass media, pur trattando temi attinenti, non toccano alcuni tasti che permetterebbero di capire meglio il tragico fenomeno. I recenti fatti di Rosarno rappresentano un triste esempio di ciò.
Come agisce la mafia? Come influisce sull’economia e come impedisce lo sviluppo di intere regioni? E’ stato detto tutto su chi l’ha creata e perché?
Per moltissimi anni persino la sua esistenza è stata negata, ma oggi che tutti sanno benissimo che esiste come mai non viene distrutta da uno Stato che si dice democratico?
Come mai in alcuni luoghi tutti sanno quali sono le “famiglie” che organizzano i traffici mafiosi ma nessuna delle autorità preposte approfondisce e arresta?
Il fenomeno delle organizzazioni criminali viene trattato in questo libro in modo nuovo, partendo da un accostamento insolito fra pirateria e mafia.
Cosa possono avere in comune due fenomeni che di solito intendiamo come distanti nel tempo e nello spazio? Questo libro fa emergere eventi e significati poco conosciuti dell'uno e dell'altro fenomeno, dimostrando come una maggiore comprensione di essi può aiutarci a capire meglio il mondo attuale. Tramite il racconto di eventi storici non presenti nei nostri testi scolastici, il fenomeno della criminalità organizzata viene demistificato e mostrato quale esso è realmente.
Il libro percorre le linee essenziali per comprendere le caratteristiche proprie delle organizzazioni criminali, e come esse non possano essere considerate avulse dal sistema di potere che si fonda sulla guerra, sulla distruttività e sulla diseguaglianza. L'opera affronta anche il problema di come distruggere le organizzazioni criminali per costruire un futuro in cui la cultura dello Stato di Diritto possa prevalere.
La trattazione, pur basandosi completamente su documenti ufficiali, offre al lettore la possibilità di riflettere su contenuti storici che confutano alcuni assunti che eravamo abituati a non mettere in discussione.


INDICE DEL LIBRO


INTRODUZIONE.........................................................5


CAPITOLO I - LE ORGANIZZAZIONI CRIMINALI DEL MONDO MODERNO: LA PIRATERIA
...........................................................................13

La Pirateria oggi

CAPITOLO II - COSA NOSTRA E LE SORELLE........................65

Gangsterismo e cultura mafiosa

CAPITOLO III - LE RETI MAFIOSE INTERNAZIONALI..............117

Criminalità economica e mafia

CAPITOLO IV - I TRE LIVELLI DEL CRIMINE ORGANIZZATO.......................................................161


CAPITOLO V - LOTTA CONTRO IL CRIMINE ORGANIZZATO......................................................195

Lotta alla mafia e mass media

Una cultura dello Stato di Diritto


BIBLIOGRAFIA.......................................................265



INTRODUZIONE

Un accostamento insolito: pirateria e mafia. Cosa possono avere in comune due fenomeni che di solito intendiamo come distanti nel tempo e nello spazio? Questo libro fa emergere eventi e significati poco conosciuti dell'uno e dell'altro fenomeno, mostrando come entrambi siano parte della stessa realtà, e come una maggiore comprensione di essi può aiutarci a capire meglio il mondo attuale. Tramite questo insolito accostamento, e il racconto di eventi storici non presenti nei nostri testi scolastici, il fenomeno della criminalità organizzata viene demistificato e mostrato quale esso è realmente.
Questo libro, considerando fonti storiche ufficiali e attuando logici collegamenti fra gli eventi, prova l'esistenza di insospettabili analogie fra pirateria e mafia, persino nella struttura organizzativa. Entrambi i fenomeni risultano essere organizzazioni criminali create e finanziate dall'oligarchia dominante per portare avanti traffici illegali e generare paura nella popolazione, creando una cultura della violenza altamente involutiva. Si tratta di un modo nuovo di intendere le organizzazioni criminali, considerando la loro esistenza già nei secoli XVII, XVIII e XIX, in cui contribuirono a decretare il prevalere del domino inglese sull'Europa e sul nuovo continente.
Molti stentano a mettere in rapporto le organizzazioni mafiose e il sistema economico-finanziario nel suo complesso. Tuttavia, tale legame è oggi più evidente che mai: numerose banche americane ed europee riciclano milioni di euro e di dollari provenienti dagli affari mafiosi, mentre le istituzioni nazionali e internazionali preposte a lottare contro la mafia non ricevono il necessario per poter essere efficaci, e vengono contrastate e indebolite in vari modi. Inoltre, sono molte le leggi che consentono ai mafiosi di continuare ad operare impunemente.
In nessun altro fenomeno, come nella mafia, le connessioni col sistema di potere sono evidenti. Oltre allo sbarco angloamericano in Sicilia (1943), occasione in cui, come ormai tutti sanno, la mafia fu ricostituita nell'isola, esistono numerosi altri fatti più recenti che attestano la vicinanza dell'organizzazione mafiosa al potere dominante: le guerre americane per il controllo della produzione di droga, oppure la produzione di nuove droghe ad opera della Cia, o, ancora, gli eventi che vedono la partecipazione di autorità statunitensi (come George Bush Senior) a fatti relativi a traffici illegali mafiosi, come il traffico di droga e di armi. Questo libro spiega tali legami, per consentire una vera conoscenza del fenomeno mafioso.
Credere che la mafia sia un fenomeno sociale nato casualmente, circoscritto ad un'area geografica, o addirittura un fenomeno antropologico, equivale a credere ad una casualità assurda, sarebbe come credere che la bomba atomica possa essere caduta casualmente su Hiroshima.
Questo libro spiega le origini storiche del fenomeno della criminalità organizzata, senza cadere nei comuni errori, frutto di mistificazioni e di propaganda finalizzate a nascondere verità scottanti per l'élite al potere.
La stessa ammissione di esistenza della criminalità organizzata è un frutto di recente acquisizione. Fino agli anni Cinquanta, il Direttore dell'Fbi Edgar J. Hoover sosteneva che la mafia non esisteva, e fu costretto a cambiare idea quando in TV tutti videro alcuni boss appena arrestati.
Il concetto di "mafia", già sul finire del XIX secolo veniva utilizzato in Europa ad indicare la delinquenza. Tuttavia, l'idea che si trattasse di un'organizzazione criminale organizzata e manipolata dall'alto è recente. Nel nostro paese, a lungo le autorità hanno cercato di nascondere il potere mafioso. Ad esempio, il Cardinale di Palermo Ernesto Ruffini, dopo l'attentato di Ciaculli (1963), scrisse al Segretario di Stato Vaticano Cardinal Amleto Giovanni Cicognani che "la mafia era un'invenzione dei comunisti per colpire la D.C. e le moltitudini di siciliani che la votavano". Per alcuni deputati italiani la mafia era "un'esagerazione della stampa".
Soltanto nel 1982, dopo l’uccisione di Pio La Torre e del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, fu approvata la legge La Torre (n. 646, G. U. n. 253 del 14 settembre 1982) in cui per la prima volta si definiva il delitto di "associazione di tipo mafioso".
Che l'esistenza del fenomeno dovesse rimanere segreta era nell'intento di chi l'aveva creato. Si racconta che quando i boss chiesero a Lucky Luciano di dare un nome alla loro organizzazione, egli abbia risposto: "Niente nomi, così questa 'cosa nostra' non potrà essere chiamata da nessuno e noi resteremo invisibili".
Con la definizione esatta del reato di "associazione mafiosa", si capì chiaramente quanto tale organizzazione fosse distruttiva e nociva per la società civile, e nacque un netto rifiuto da parte dei cittadini.
L'origine storica della mafia è diventata negli anni sempre più chiara: mentre in passato si propagandava l'origine siciliana del fenomeno, oggi è possibile, risalendo alle sue prime manifestazioni, comprendere che essa è stata creata per difendere interessi e potere, presumibilmente a partire dall'inizio dell'Ottocento, periodo in cui alcuni nobili inglesi si appropriarono di miniere e di territori siciliani, e assoldarono personale locale al fine di esercitare potere di repressione sulla popolazione, per difendere le proprietà usurpate.
Il fenomeno mafioso è spesso descritto dai media e dalle produzioni televisive e cinematografiche come un fenomeno antropologico. Nelle produzioni di Hollywood, ad esempio nel film Il Padrino, il mafioso viene presentato come una sorta di tipo antropologico, che utilizza persino un certo tono di voce e un determinato abbigliamento. Questo significa stereotipare un fenomeno estraendolo dal contesto storico reale in cui è stato creato.
La mafia, come questo libro dimostra con abbondanti documenti, testimonianze e studi, è un'organizzazione creata "ad oc" per svolgere determinate funzioni, e riceve precise protezioni, senza le quali non potrebbe esistere. Volerla trasformare in un "tipo antropologico" o in un fenomeno nato dal basso significa occultare come agisce l'oligarchia dominante, e i metodi che essa utilizza per continuare a dominare.
Oltre alla pirateria e alla mafia, oggi esistono altre organizzazioni che commettono crimini, come la massoneria e i servizi segreti. Questo libro prova che tutti questi sistemi sono assai più vicini fra loro di quanto si possa comunemente credere. Spesso la mafia, i servizi segreti e la massoneria hanno agito insieme per attuare azioni criminali, come colpi di Stato o repressioni nel sangue.
La pirateria risulta essere un vero e proprio metodo di conquista del potere, allo stesso modo della guerra, ossia attraverso l'uso del crimine e della forza. Il fenomeno è stato stranamente offuscato nella sua verità, e trattato come argomento fantasioso o avventuroso piuttosto che come fenomeno storico. Col passar dei secoli, le immagini dei pirati diventarono sempre più ammantate di mistero, ambiguità, romanticismo o eroismo. Libri come "Il corsaro nero" di Emilio Salgari presentarono i corsari come figure eroiche, coraggiose e capaci di imprese avvincenti e audaci. Molte produzioni cinematografiche sui pirati sono più che altro di evasione e di intrattenimento, con scene d'azione spettacolari ed eroiche.
La pirateria dunque, anche a causa delle numerose produzioni cinematografiche e letterarie, è un fenomeno storico poco conosciuto nella sua verità e sottovalutato nella sua importanza storica, come fosse del tutto marginale. Questo libro prova il contrario: non soltanto la pirateria è stata una forma storica di criminalità organizzata, ma essa ha avuto molta importanza nelle guerre egemoniche fra le autorità europee.
La pirateria è una prova di come i governi occidentali utilizzassero anche in passato metodi criminali per accrescere il loro potere e per seminare paura fra le popolazioni. Le ricerche sulla pirateria angloamericana hanno portato alla conclusione che il 98% dei pirati angloamericani erano ex marinai di navi mercantili o della Royal Navy, che assumevano l'incarico per conto delle stesse autorità per cui avevano lavorato in precedenza. La differenza era che come pirati dovevano assaltare le navi nemiche e depredarle, portando alle autorità della madrepatria parte del bottino. Le vittime non erano soltanto le navi di nazionalità avversaria, ma anche le popolazioni costiere, assai spesso saccheggiate, e vittime di estorsioni e violenze. La pirateria fu un fenomeno criminogeno tremendo, che costò molte migliaia di vittime e contribuì a generare un ambiente e uno stile di vita improntati alla degenerazioni morale e alla dissolutezza, che produssero infelicità e sofferenza. Gli ambienti frequentati dai pirati erano assai simili a quelli dei gangster, in cui si beveva molto alcol e si praticavano attività come il gioco d'azzardo e la prostituzione, cercando illusoriamente sollievo dall'infelicità. La pirateria mirava a creare una cultura della violenza e della sopraffazione. Spesso le vittime erano donne e bambini inermi, colpevoli soltanto di vivere nelle città assalite. Il pirata che diventava più potente era quello più sadico, che non aveva alcuno scrupolo a torturare e ad uccidere. La pirateria, più che una storia di avventura, è una storia di crimini e di lotte per il potere.
Nella madrepatria, alcuni pirati, come Henry Morgan e Francis Drake, pur avendo commesso azioni efferate, venivano accolti nei salotti dell'alta società, e ammirati come fossero eroi. In realtà essi saccheggiavano e terrorizzavano per conto della Corona, erano, come si direbbe oggi, "terroristi".
Oggi la pirateria esiste ancora e agisce per gli stessi motivi per cui agiva in passato: per sottrarre ricchezze e per indebolire o controllare determinate aree geografiche.
Questo libro offre un nuovo approccio alla conoscenza del fenomeno delle organizzazioni criminali, mettendo in luce aspetti inquietanti, ma senza i quali non si può acquisire una vera comprensione. Le organizzazioni criminali appaiono come parte integrante del sistema, con l'importante compito di diffondere paura, mercificazione e morte, aspetti importanti per mantenere l'attuale assetto di potere, e impedire ai popoli una vera emancipazione culturale e morale.
Se la mafia è un'organizzazione basata su attività illecite e criminali, occorre constatare che essa non potrebbe esistere senza la possibilità di riciclare denaro o senza sfuggire all'occhio vigile dei servizi segreti internazionali.
Dalla pirateria, alle gang e alle organizzazioni segrete, il libro percorre le linee essenziali per comprendere cos'è un'organizzazione criminale, e come essa non possa essere considerata avulsa dall'attuale sistema di potere.
L'opera affronta anche il problema di come distruggere le organizzazioni criminali per costruire un futuro di pace, in cui la cultura dello Stato di diritto possa prevalere. L'Italia vanta una lunghissima tradizione di lotte contro la mafia. Già nel 1871, il magistrato Diego Tajani denunciò le collusioni dello Stato con la mafia, e se non fosse stato costretto a dimettersi avrebbe portato alla luce tutta la verità sulla mafia, distruggendo il potere mafioso e il sistema iniquo che lo reggeva. Altre personalità della magistratura, delle forze dell'ordine, intellettuali, giornalisti e cittadini comuni hanno portato avanti la lotta alla mafia. Persino gli stessi mafiosi hanno voluto collaborare per distruggere la criminalità organizzata. Nel marzo del 1973, il mafioso Leonardo Vitale decise di consegnarsi liberamente alla polizia e di svelare gli aspetti più incredibili della storia di Cosa Nostra. Lo Stato reagì rinchiudendolo in manicomio. Venti anni dopo, il giudice Falcone prenderà sul serio le stesse rivelazioni fatte da Tommaso Buscetta, iniziando così una lotta efficace contro la mafia. Il pool Antimafia dimostrò che distruggere la mafia non è possibile senza comprenderla nei suoi legami internazionali, e nell'appoggio che essa riceve all'interno del sistema. Per estirpare questo male non basta una dichiarazione d'intenti o il ripudiarla dal profondo della propria anima. Sconfiggere la mafia significa scovare tutti i responsabili.
Questo libro, facendo luce sui fatti, mostra inoppugnabilmente che la mafia è un fenomeno umano circoscritto, che vede il coinvolgimento di persone che potrebbero essere identificate e costrette a subire le conseguenze giudiziarie delle azioni criminali che hanno commesso o avallato. La mafia si può perseguire e si può distruggere, ma per farlo occorre necessariamente considerarla sotto nuovi aspetti, che permettano di capire l'involuzione e la distruttività che essa rappresenta, e come soltanto eliminandola sarà possibile un vero progresso morale, civile ed economico.


Antonella Randazzo si è laureata in Filosofia all'Università di Pavia, città nella quale ha insegnato. Si occupa da tempo di Storia Moderna e Contemporanea, Scienze dell'Educazione e Diritti Umani. Ha pubblicato "Roma Predona" (Kaos Edizioni 2006), "La Nuova Democrazia. Illusioni di civiltà nell'era dell'egemonia Usa" (Zambon Editore 2007), "Bambini psico-programmati" (Edizione Leone Verde 2007), "Il travagliato Travaglio" (Edizioni Espavo 2009) e "Dittature. La Storia occultata" (Edizioni Espavo 2009).


ALCUNE DOMANDE A CUI IL LIBRO RISPONDE: Cosa sono le organizzazioni criminali? Cos’è la mafia? La mafia è più potente dello Stato? Perché il fenomeno mafioso non può essere considerato un "made in Italy"? Cos’è la criminalità finanziaria e che legami ha con la mafia? In che modo la politica partitica è collegata alla mafia? Qual è il rapporto fra dinamiche geopolitiche di potere e organizzazioni criminali?

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